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Oggetto interstellare 3I/ATLAS

Nuova immagine di 3I/ATLAS mostra getti multipli, Avi Loeb: “Sorprendente, non diretti verso il Sole”

La fotocamera JANUS della sonda JUICE dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha ottenuto un’immagine spettacolare di 3I/ATLAS, scattata a novembre 2025 ma arrivata da pochissimo sulla Terra. L’oggetto interstellare mostra un’intensa attività di getti e flussi espulsi nella direzione opposta al Sole, una caratteristica che il professor Avi Loeb ha definito “sorprendente”. Secondo l’ESA tuttavia, essa è pienamente compatibile con l’attività delle comuni comete che attraversano il Sistema solare.
A cura di Andrea Centini
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La nuova immagine di 3I/ATLAS catturata dalla sonda JUICE dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Dettaglio della chioma e dei getti. Credit: ESA/Juice/JANUS
La nuova immagine di 3I/ATLAS catturata dalla sonda JUICE dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Dettaglio della chioma e dei getti. Credit: ESA/Juice/JANUS
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L'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha condiviso una nuova e spettacolare immagine di 3I/ATLAS, il terzo oggetto interstellare – dopo 1I/'Oumuamua e 2I/Borisov – scoperto nel cuore del Sistema solare il 1 luglio del 2025 grazie al programma di sorveglianza ATLAS (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System) sito in Cile. Tra gli elementi più interessanti che si possono notare nello scatto vi sono diversi getti, che puntano nella direzione opposta rispetto al Sole. Questa caratteristica è stata definita “sorprendente” dall'astrofisico Avi Loeb dell'Università di Harvard, perché “si suppone che le sacche di ghiaccio sulla superficie di una roccia vengano riscaldate dalla luce solare sul lato rivolto verso il Sole, creando getti inizialmente diretti verso il Sole”, ha spiegato nel suo ultimo articolo pubblicato sul blog Medium. L'immagine dei getti multipli è simile a quelle ottenute nei mesi scorsi da vari astrofotografi ed esperti “cacciatori di comete”, come Michael Jäger, Enrico Prosperi e Gerald Rhemann.

Il “nuovo” scatto è stato catturato esattamente il 6 novembre del 2025 dalla sonda JUICE (JUpiter ICy moons Explorer) dell'ESA, lanciata il 14 aprile del 2023 e attualmente in viaggio verso le lune ghiacciate di Giove. Il suo arrivo nel sistema del gigante gassoso è previsto per il 2031, grazie all'aiuto di alcune fionde gravitazionali offerte dalla Terra e dal “Pianeta dell'Amore” Venere. Durante il suo emozionante tragitto, nel corso del mese di novembre ha potuto mettere 3I/ATLAS nel mirino della sua potente fotocamera a colori JANUS, che è stata realizzata con un importante contributo italiano. È stata infatti sviluppata da un consorzio guidato da Leonardo SpA, “sotto la supervisione dell'Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e in collaborazione con l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), responsabile della scienza strumentale, il Centro Aerospaziale Tedesco (DLR), il CSIC-IAA di Granada (Spagna) e la CEI-Open University di Milton Keynes (Regno Unito)”, spiega l'Agenzia Spaziale Europea. Questo strumento sarà molto prezioso per immortalare Giove e i satelliti medicei (Io, Europa, Ganimede e Callisto), con i fly-by principali sugli ultimi tre attesi tra il 2034 e il 2035.

JANUS ha scattato l'immagine condivisa dall'ESA il 6 novembre 2025 – ne ha catturate 120 nel corso del mese – quando 3I/ATLAS era a una distanza di 66 milioni di chilometri, poco meno della metà della distanza che separa la Terra dal Sole (circa 150 milioni di chilometri, pari a una UA, unità astronomica). In quel momento il visitatore interstellare aveva superato da una settimana il perielio ed era invisibile per i telescopi terrestri, perché era nascosta dal Sole. Fortunatamente la sonda JUICE era in posizione favorevole e ha potuto analizzare l'oggetto non solo con JANUS, ma anche con altri strumenti come MAJIS, SWI, PEP e UVS, con i quali sono stati raccolti dati spettroscopici e particellari. Alla fine del mese gli esperti dei vari team si incontreranno per discuterne e ne usciranno diversi studi importanti. Questi dati sono arrivati da poco sulla Terra perché, quando sono stati catturati, l'antenna di comunicazione principale era rivolta verso il Sole assieme allo scudo termico, mentre quella più lenta impiega moltissimo tempo per inviarli.

Descrivendo la fotografia, l'ESA ha spiegato che il nucleo della cometa – che misura 2,6 chilometri secondo le ultime analisi basate sui dati del Telescopio Spaziale Hubble – non è visibile, ed è circondato dall'alone luminoso della chioma. “Una lunga coda si estende dalla cometa e possiamo osservare tracce di raggi, getti, flussi e filamenti”, spiega l'agenzia spaziale. Proprio la presenza di questi getti multipli è stata commentata dal professor Loeb, che come indicato li ha trovati sorprendenti, dato che l'oggetto interstellare, secondo il suo ragionamento, avrebbe dovuto produrli in direzione del Sole e non dalla parte opposta. L'ESA e molti esperti di comete ritengono tuttavia che il comportamento di 3I/ATLAS sia assimilabile a quello delle comuni comete che conosciamo bene. “Sebbene 3I/ATLAS sia un visitatore proveniente dallo spazio interstellare, dall'esterno del Sistema Solare, il suo comportamento è del tutto in linea con quello previsto per una cometa ‘normale'”, ha evidenziato l'Agenzia Spaziale Europea.

L’immagine completa di 3I/ATLAS catturata dalla sonda JUICE dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Credit: ESA/Juice/JANUS
L’immagine completa di 3I/ATLAS catturata dalla sonda JUICE dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Credit: ESA/Juice/JANUS

Dello stesso avviso anche il dottor Pasquale Palumbo dell’Inaf Iaps di Roma, principal investigator della fotocamera JANUS, che ha lasciato un commento su Media INAF. “Quello fotografato per la 3I/Atlas è un aspetto, seppur curioso, perfettamente compatibile con quello di una cometa, anche se proveniente da un altro sistema solare.” “È dovuto all’espulsione di gas e polvere dalla superficie e dagli strati immediatamente subsuperficiali del nucleo, accoppiata a una probabile morfologia e composizione peculiare dello stesso. Grazie alle – purtroppo ancora poche – missioni spaziali che hanno studiato da vicino le comete, si sa che questi affascinanti oggetti celesti possono essere molto diversi tra loro per forma, dimensione e composizione”, ha chiosato l'esperto.

I dati di 3I/ATLAS vengono attualmente analizzati dal professor Avi Loeb in collaborazione con l'astrofisico italiano Toni Scarmato; recentemente i due scienziati hanno rilevato una ulteriore peculiarità dei getti dell'oggetto interstellare, che mostrano un possibile "sistema organizzato".

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