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No, non è stato uno squalo toro a uccidere il bambino di 12 anni a Sydney: la specie coinvolta

Nico, un bambino di 12 anni, è stato attaccato e ucciso da uno squalo innanzi alle acque di Sydney. Su molti media si legge che l’aggressione è stata compiuta da uno squalo toro, ma la specie coinvolta è quasi certamente un’altra.
A cura di Andrea Centini
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Squalo leuca (Carcharhinus leucas). Credit: iStock
Squalo leuca (Carcharhinus leucas). Credit: iStock

In una manciata di giorni si sono verificati quattro attacchi di squalo nelle acque innanzi alla costa di Sydney, in Australia. Uno di essi, purtroppo, è stato fatale. Un bambino di 12 anni chiamato Nico, infatti, è morto dopo aver combattuto tra la vita e la morte per alcuni giorni. Troppo gravi le ferite riportate alle gambe. Era ricoverato in condizioni critiche presso il Sydney Children's Hospital ed era stato posto in coma farmacologico. Un giovane di 27 anni si trova anch'esso ricoverato in condizioni preoccupanti per uno dei sopracitati attacchi, mentre altri due uomini presentano fortunatamente lesioni meno gravi. Ciò che è certo è che ad attaccarli non è stato uno squalo toro (Carcharias taurus) come si legge su molti media, ma quasi sicuramente uno squalo leuca (Carcharhinus leucas) o squalo zambesi.

La ragione di questa confusione è semplice: in inglese gli squali leuca vengono chiamati bull shark, che tradotto letteralmente significa proprio squalo toro, tuttavia si tratta di una specie totalmente diversa dallo squalo toro che che si trova (anche) lungo le coste italiane. Le due specie non differiscono soltanto per l'aspetto – il leuca è un carcarinide che ricorda in parte lo squalo bianco – ma soprattutto per il comportamento. Se lo squalo toro nostrano, pur avendo un aspetto decisamente minaccioso con denti aguzzi e prominenti, è considerato un animale placido e generalmente poco pericoloso per l'uomo, lo squalo leuca è invece molto aggressivo ed è tra i principali responsabili degli attacchi, assieme allo squalo tigre e al sopracitato squalo bianco. Gli esperti ritengono che sia la specie principalmente coinvolta nelle aggressioni costiere e ai naufraghi. È soprannominato “zambesi” perché questo pesce cartilagineo ha la capacità di risalire i fiumi: anche in questo ambiente è stato responsabile di attacchi mortali. Lo squalo leuca non è presente nei mari italiani, a differenza del sopracitato squalo toro.

Squalo leuca. Credit: Wikipedia
Squalo leuca. Credit: Wikipedia

A confermare la presenza degli squali leuca nelle aree dei recenti attacchi in Australia è stato il governo del Nuovo Galles del Sud. “Tutte le spiagge di Northern Beaches sono chiuse fino a nuovo avviso e la situazione verrà costantemente riesaminata. Gli squali leuca sono stati la causa dei primi due attacchi, mentre la specie di squalo non è ancora stata identificata”, ha dichiarato un portavoce del governo citato da LBC News in riferimento al caso di Nico. Il Port Macquarie Australian Lifeguard Service ha comunicato anche la chiusura di Town Beach e Crescent Head.

La segnalazione di squali leuca lungo le coste australiane viene attualmente confermata dai report di dorsalwatch.com, una piattaforma in cui vengono indicati ora e punto esatto di avvistamento degli squali, un'informazione preziosa per chi intende entrare in acqua. Le quattro aggressioni avvenute nel giro di pochi giorni si sono verificate a Dee Why, Manly, Point Plomer e Vaucluse, tutte in luoghi costieri. In occasione di un attacco un testimone ha affermato di aver visto uno squalo leuca di circa 1,5 metri, relativamente piccolo, considerando che questi animali possono raggiungere i 3,5 metri di lunghezza per un peso superiore ai 200 chilogrammi.

Quattro aggressioni in un lasso di tempo così ristretto sono considerate un evento eccezionale, ma c'è una spiegazione, come confermato su Facebook dal fotografo naturalista Goodviz. “Gli squali leuca si trovano a Sydney quando l'acqua è calda. È naturale, ma con il riscaldamento degli oceani rimangono più a lungo”, ha sottolineato l'esperto. In Australia siamo infatti in piena estate (le stagioni nell'emisfero australe sono opposte alle nostre) e c'è un problema diffuso con il caldo estremo, come mostra anche la recente strage di volpi volanti.

Gli squali leuca prediligono anche le acque torbide dove possono sferrare gli attacchi alle loro prede naturali (l'uomo non lo è); il mare innanzi a Sydney in questo periodo è molto torbido a causa dei numerosi detriti trasportati dalle abbondanti piogge. Le autorità stanno raccomandando di non entrare in acqua con queste condizioni. Poiché è stata vietata la pesca commerciale nell'area di Sydney, inoltre, ci sono molti pesci; gli squali si avvicinano a porti e porticcioli per predarli, rendendo più frequenti gli incontri con questi animali. Lo sfortunato Nico, infatti, prima di essere attaccato si era tuffato da un pontile con alcuni amici. Gli squali, chiaramente, non hanno colpe per questi tragici attacchi; vivono semplicemente la loro vita di predatori nel proprio ambiente naturale.

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