Meningite nel Kent, Bassetti: “Tra i focolai più esplosivi mai visti, dove sono i fenomeni contro i vaccini?”

Una diciottenne e un ventunenne morti, una ventina di casi tra confermati e sospetti, oltre 30.000 persone sottoposte a profilassi. È questo il preoccupante bilancio del focolaio di meningite meningococcica emerso nell'area di Canterbury (contea inglese del Kent, Regno Unito), dal quale è scaturito anche un primo caso collegato in Francia. In un post su Facebook il professor Matteo Bassetti, docente di Malattie Infettive presso la Clinica di Malattie Infettive e Tropicali dell'Ospedale Policlinico San Martino di Genova, ha sottolineato che si tratta di uno dei focolai di meningite meningococcica “più esplosivi mai visti, anche per la rapidità di diffusione” e che “si sta allargando a macchia d'olio”. A evidenziare quanto sia allarmante la situazione a livello locale, la chiusura di alcune scuole e istituti dell'università che rappresentano l'epicentro del focolaio.
L'Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA), nel suo portale ufficiale, ha precisato che si tratta di un’epidemia di meningite meningococcica (MenB), “una malattia grave ma rara causata dal batterio meningococco”. La meningite, evidenzia l'Istituto Superiore di Sanità (ISS), è una malattia infettiva dovuta all'infiammazione delle meningi, le tre membrane (dura madre, pia madre e aracnoide) che avvolgono e proteggono il cervello e il midollo spinale. Può evolvere in sepsi e, se non diagnosticata e curata rapidamente, può portare alla morte dei pazienti. “L'esordio può essere improvviso, motivo per cui è fondamentale conoscere i segni e i sintomi e agire tempestivamente”, spiega l'UKHSA.
In un'intervista con Fanpage.it, il professor Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e docente ordinario di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università del Salento, ha spiegato che i primi sintomi della meningite “possono essere mal di testa, febbre e rigidità del collo, ma non sempre sono immediatamente riconoscibili perché, nelle fasi iniziali, possono essere facilmente confusi con quelli di altre condizioni comuni, come un’influenza”. “Possono comparire anche brividi, vomito, stanchezza o dolori muscolari. Quando però si tratta della forma classica di meningite, la rigidità del collo e un mal di testa intenso e persistente diventano segnali più indicativi”, ha aggiunto l'esperto.
Il professor Lopalco evidenzia che esistono numerosi portatori sani, con il batterio che può essere presente nella gola di molte persone senza innescare sintomi. Tuttavia possono emergere cluster epidemici molto virulenti, concentrati “nello spazio e nel tempo”, come sta accadendo nel Kent, a causa di ceppi particolarmente aggressivi che possono diffondersi rapidamente nelle comunità più a rischio, come scuole e università, dove molte persone sono a contatto stretto. Inoltre va considerato che le fasce più giovani (dai bambini ai giovani adulti fino ai 24 anni) sono fra quelle più colpite dal meningococco. A rendere la situazione ancor più esplicativa di ciò che sta accadendo nel Kent è il fatto che in Inghilterra, spiega il professor Bassetti, “la vaccinazione di routine contro la meningite B è stata introdotta per i neonati nel 2015”. “Per questo motivo – prosegue il medico – la fascia dei ragazzi più grandi (quelli a rischio oggi) non risulta attualmente vaccinata, a meno che non vi abbia provveduto privatamente”.
Alla luce dell'allerta nell'area di Canterbury, nel campus dell'Università del Kent (e non solo) è stata attivata una campagna di vaccinazione d'emergenza contro il meningococco del gruppo B; le lunghissime code di studenti in attesa del vaccino e degli antibiotici mostrano chiaramente l'impatto di un focolaio eccezionale. Al momento sono coinvolte cinque scuole e due università tra casi sospetti e confermati. "Vengono offerti antibiotici preventivi (anche detti profilassi) a chiunque si sia recato al Club Chemistry di Canterbury, nel Kent, il 5, 6 o 7 marzo, e alle persone che sono state a stretto contatto con coloro a cui è stata confermata o si sospetta la meningite", spiega l'UKHSA.

Il vaccino rappresenta un'arma preziosa per proteggersi da una malattia potenzialmente mortale ed è per questo che il professor Bassetti, nella sua chiosa, si è scagliato contro chi ha denigrato la Scienza e l'importanza dei vaccini negli ultimi anni. “Questa vicenda rimette al centro dell’agenda sanitaria mondiale l’importanza della prevenzione e del ruolo delle vaccinazioni pediatriche. Dove sono oggi quei fenomeni, anche politici di casa nostra, che hanno passato gli ultimi 5 anni a denigrare i vaccini, sproloquiando e convincendo molti genitori a non vaccinare i loro figli?”, ha affermato il professor Bassetti, aggiungendo che la vaccinazione è lo “strumento migliore per evitare conseguenze gravi e nefaste”.
In Italia i casi di meningite da meningococco sono in aumento, ma il numero complessivo resta basso, con un'incidenza di appena 0,20 su 100.000 abitanti: secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità si è passati dai circa 60 casi del 2022 agli 85 del 2023 e a oltre 100 nel 2024. Al momento non ci sono rischi specifici per il nostro Paese legati al focolaio virulento nel Kent, anche perché serve un contatto stretto e prolungato (non parliamo di COVID-19 o influenza, come facilità di contagio) e l'area epidemica è circoscritta e sotto stretta sorveglianza delle autorità sanitarie britanniche. In Italia il vaccino contro il meningococco è gratuito per i bambini, con la possibilità di fare richiami durante l'adolescenza.