L’obesità nei bambini non dipende solo dalla dieta: lo studio italiano che “riprogramma” il metabolismo

In Italia circa un bambino su tre (il 29,7% ) presenta un peso superiore alla norma. Nello specifico, secondo i dati più recenti del sistema di sorveglianza OKkio alla Salute dell'Istituto Superiore di Sanità, il 19% dei bambini e delle bambine di 8-9 anni è in sovrappeso, circa il 9,8% presenta obesità e il 2,6% ha una forma di obesità grave.
Tuttavia, una buona notizia arriva dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dove un progetto di ricerca su 120 bambini suggerisce che tra i 6 e gli 11 anni sia ancora possibile "correggere le vie neurali del metabolismo" in modo che gli effetti sulla salute metabolica, quindi anche sul rischio obesità, durino a lungo, potenzialmente anche per tutta la vita. Il peso, soprattutto nei bambini, infatti non è solo una questione di alimentazione e movimento – spiega l'ospedale romano – ma è collegato anche ad altre condizioni, come disturbi del sonno, difficoltà a regolare le proprie emozioni e il proprio comportamento, ma anche fragilità cognitive, alterazioni dell'autoregolazione e della memoria.
Il progetto di ricerca
Proprio su questi meccanismi apparentemente slegati rispetto all'eccesso ponderale si è concentrato il progetto Resilent del Bambino Gesù: lo studio, condotto su 120 bambini tra i 6 e gli 11 anni che presentavano obesità o sovrappeso, suggerisce infatti che può bastare un percorso di 5 mesi per migliorare non solo il peso ma anche il sonno, le capacità cognitive e il metabolismo.
La scelta dell'età dei partecipanti non è affatto casuale. Come hanno dimostrato i risultati dello studio, tra i 6 e gli 11 il cervello dei bambini è infatti estremamente plastico. Questo significa – spiegano i ricercatori – che è ancora possibile intervenire sui meccanismi neuronali, modificando gli stili di vita e i meccanismi cognitivi collegati all'autoregolazione. L'obiettivo è "reindirizzare le vie neurali che regolano il metabolismo, correggendo in modo duraturo la condizione dismetabolica", spiegano l'ospedale pediatrico.
Come è stato condotto lo studio
Durante i cinque mesi del progetto infatti i ricercatori, guidati dalla dottoressa Melania Manco e dalla dottoressa Deny Menghini, hanno lavorato sia allo stile di vita dei bambini, ad esempio inserendoli in programma di educazione alimentare e attività fisica, ovviamente con il coinvolgimento dei genitori, ma anche sul miglioramento delle prestazioni cognitive, come memoria e attenzione.
Nello specifico, un gruppo di bambini ha seguito anche un training cognitivo computerizzato, ovvero un programma con esercizi per potenziare attenzione e concentrazione. Un dato molto interessante – sottolinea l'ospedale – è stato vedere come proprio questo sottogruppo ha mostrato benefici maggiori nella qualità del sonno e nell'autoregolazione.
Questi risultati suggeriscono che inserire nei bambini in percorsi personalizzati che coinvolgono tutti questi ambiti, quindi non solo alimentazione e sport, ma anche l'aspetto più prettamente cognitivo, potrebbe offrire strategie efficaci nel prevenire il rischio di obesità e ottenere risultati duraturi anche a lungo.
Il problema dell'obesità infantile
L'obesità in età infantile è una delle sfide sanitarie più urgenti oggi, non solo in Italia. È infatti una condizione sempre più diffusa, tanto che nel 2025 per la prima volta nella storia l'obesità è diventata la forma di malnutrizione più comune nei bambini e ragazzi tra i 5 e i 15 anni, anche più del sottopeso.
Negli ultimi anni la ricerca ha mostrato la varietà di fattori che possono contribuire all'obesità infantile, oltre a quelli prenatali, come l'obesità materna o il diabete gestazionale. L'obesità infantile – spiega l'ospedale Bambino Gesù – è infatti una condizione multidimensionale.
Tra le cause note associate all'aumento dei bambini con obesità o sovrappeso ci sono non solo un'alimentazione non equilibrata, ricca di cibi ultraprocessati o ad alto contenuto di grassi e zuccheri, lo stile di vita sempre più sedentario, ma anche le diseguaglianze sociali ed economiche, e fattori psicologi e ambientali, come problemi di sonno, stress, contesti familiari difficili. Lo studio del Bambino Gesù conferma quindi quanto per correggere questa tendenza allarmante sia fondamentale intervenire sui diversi fattori in gioco.