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L’influenza aviaria fa strage di uccelli marini: 10.000 esemplari morti e malati in Scozia

L’epidemia di influenza aviaria che ha iniziato a diffondersi nel 2021 continua a fare strage di uccelli marini. Negli ultimi mesi sono circa 10.000 quelli trovati morti o morenti lungo le coste della Scozia.
A cura di Andrea Centini
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Credit: Beach plastic .bretagne / Facebook
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Una grave epidemia di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) provocata dal virus A (H5N1) ha fatto una strage uccelli marini in Scozia. In pochi mesi l'Agenzia Scozzese per la Natura (NatureScot) ha registrato circa 10.000 esemplari morti o malati. Una vera e propria ecatombe che mette a rischio la tenuta di diverse colonie, anche a causa dell'elevatissima mortalità rilevata nei pulcini. I dati evidenziano che oltre il 40 percento dei piccoli di sterna comune e artica ha perso la vita quest'anno nella Riserva naturale nazionale di Forvie, un vero e proprio paradiso della biodiversità del Regno Unito.

Come indicato da NatureScot, le aree maggiormente interessate dalla moria di uccelli marini sono state quelle lungo la costa orientale del Paese. Tra le specie più colpite figurano la magnifica uria e il gabbiano tridattilo, con circa 3.500 esemplari morti per ciascuna specie (dei quali tantissimi pulcini). Particolarmente coinvolti anche il gabbiano comune e il gabbiano reale, rispettivamente con 834 e 371 uccelli trovati morti. Seguono la gazza marina (368), responsabile di una misteriosa “invasione” in Italia alla fine del 2022, la sterna comune (304), il beccapesci ( 231), la sterna artica (89) e altre specie di gabbiano (125). Vittime sono state registrate anche in altre 26 specie di uccelli marini. Il maggior numero di animali morti è stato trovato durante l'estate, ma preoccupa anche il picco di mortalità di urie e gazze marine registrato in queste ultime settimane, con numerose carcasse trovate anche sulle isole e sulle coste settentrionali. Non tutti gli uccelli sarebbero stati uccisi dal virus.

La strage in Scozia non deve stupire, considerando che da quando il virus ha iniziato a diffondersi nel 2021 avrebbe provocato la morte di milioni di uccelli marini in tutto il mondo, secondo un nuovo studio. Recentemente il patogeno ha raggiunto anche l'emisfero australe, uccidendo più del 40 percento dei pellicani in Perù, oltre a 100.000 sule e quasi 90.000 cormorani. Le sule e gli stercorari sono stati tra gli uccelli più colpiti nell'estate del 2022, tanto che gli ornitologi hanno temuto per la tenuta di diverse e preziose colonie. Fortunatamente quest'anno sono stati registrati pochi casi di mortalità; secondo gli esperti ciò potrebbe significare che gli uccelli hanno sviluppato l'immunità verso il patogeno, anche se mancano le conferme. Sarebbe un'ottima notizia, considerando che solo per lo stercorario maggiore la popolazione nidificante presso la riserve di Hermaness è crollata di quasi l'80 percento.

“L'influenza aviaria rappresenta un'ulteriore minaccia per la riproduzione degli uccelli marini scozzesi oltre a molte altre pressioni ed è stato devastante vedere anche quest'anno migliaia di uccelli sono morti. Oltre 700 gabbiani tridattili sono morti all’RSPB Fowlsheugh e i sondaggi hanno mostrato che il numero di sule a Troup Head è diminuito del 35% dopo essere stato colpito dal virus nel 2022”, ha dichiarato la dottoressa Claire Smith, responsabile presso l'organizzazione scozzese RSPB. “Avremo un quadro più completo degli impatti sulla popolazione in tutta la Scozia entro la fine dell’anno. Questo deve essere un campanello d’allarme per aumentare la velocità e la portata delle azioni pratiche di conservazione per aiutare le nostre popolazioni di uccelli marini, importanti a livello globale, a riprendersi”, ha chiosato la scienziata.

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