Le foto dell’usignolo di fiume, piccolo ma dal canto potentissimo: dove vedere l’uccello “megafono” in Italia

Prima lo senti e poi, se hai abbastanza fortuna, riesci anche a vederlo. L'usignolo di fiume (Cettia cetti), nonostante le dimensioni da piccolo passeriforme, è infatti un vero e proprio vulcano sonoro, in grado di emettere richiami talmente fori da essere chiaramente udibili anche a centinaia di metri. Per molti appassionati di birdwatching che frequentano le zone umide è sovente la prima specie che viene segnata sul quaderno degli avvistamenti quotidiani, ben prima di arrivare sul posto prefissato.

Vederlo e fotografarlo, invece, è decisamente più difficile, dato che questo uccello ha un carattere piuttosto schivo e tende a nascondersi nella fitta vegetazione a ridosso di corsi d'acqua e paludi, in particolar modo densi canneti. In talune circostanze, tuttavia, capita che si metta in bella mostra, come evidenziano le foto che trovate in questo articolo. Quasi tutte sono state scattate al Parco Nazionale del Circeo, in provincia di Latina, ma abbiamo avuto la fortuna di immortalare gli usignoli di fiume anche nelle zone umide a nord di Roma, in Umbria e altre regioni d'Italia.

Nonostante il nome e l'appartenenza all'ordine dei passeriformi, l'usignolo di fiume non è così strettamente imparentato con il più famoso usignolo (Luscinia megarhynchos). Il primo, infatti, appartiene alla famiglia dei cettidi (Cettidae), mentre il secondo ai muscicapidi (Muscicapidae), come i comuni pettirosso e codirosso spazzacamino. Un'altra differenza sostanziale risiede nel fatto che in Italia l'usignolo di fiume è fondamentalmente stanziale, sebbene sia anche migratore, mentre l'usignolo comune sverna in Africa e solo pochissimi esemplari risultano svernanti (questi uccelli dal canto melodioso stanno tornando nel nostro Paese proprio in questo periodo, con l'arrivo della primavera).

Il nome usignolo è stato scelto proprio per il suo canto inconfondibile e potente. Il verso è un “esplosivo plitt!”, spiega la Guida degli Uccelli d'Europa, Nord Africa e Vicino Oriente di Lars Svensson, mentre il canto è una “improvvisa e sonora esplosione di note metalliche” con un ritmo caratteristico. Si inizia con 1 – 4 note un po' esitanti, seguite da una pausa e poi una da raffica di note acute: “plit, plit-pliut!, ticiut, ticiut, ciutt”. Possiamo confermarvi che ascoltare un usignolo di fiume nel silenzio totale di una remota zona umida è sorprendente, essendo il suo richiamo in grado di sovrastare qualunque altro suono naturale. Potete ascoltarlo qui di seguito. È davvero incredibile, dato che stiamo parlando di un uccellino di circa 14 centimetri per un peso inferiore ai 20 grammi.
Come indicato, se riconoscerlo dal canto è semplicissimo, ben diverso è avere una buona opportunità per vederlo e fotografarlo dignitosamente. È in continuo movimento tra ramoscelli, fronde e canne, spostandosi anche al suolo ma quasi sempre protetto dalla vegetazione. Quando esce allo scoperto lo fa per pochissimo, se non in rare circostanze (proprio in questi giorni, nei pressi di Ladispoli, un esemplare si è esibito davanti ai nostri occhi a pochi metri di distanza e per diverse decine di secondi, lo vedete nell'immagine di copertina). È infatti una specie timida ed elusiva, che tende a nascondersi al primo segnale di disturbo o pericolo.

Anche il piumaggio non aiuta, essendo piuttosto criptico. Il dorso è marroncino con alcuni dettagli fulvo-rossiccio, in particolar modo la coda che viene spesso tenuta in verticale, in una posizione che ricorda da vicino quella dello scricciolo e del pettazzurro. Il ventre e biancastro-grigio e l'occhio è sormontato da un debole sopracciglio bianco, non sempre evidente. Il becco è piccolo e appuntito, che utilizza con precisione per catturare piccoli invertebrati come insetti, molluschi e vermi.

Come spiegato dalla Lipu, le coppie di usignoli di fiume "nidificano da aprile a giugno, nelle vicinanze di corsi d’acqua di modesta portata: fiumi, torrenti, canali, fossati; attorno alle casse di espansione e ai bacini di decantazione degli zuccherifici, ma anche nei pressi di laghi, macchia mediterranea, risaie, paludi e maceri, soprattutto se provvisti di abbondante e folta vegetazione arbustiva e arborea igrofila (salici)".
In Italia la specie è presente praticamente ovunque tranne che nelle zone alpine, con le popolazioni che hanno iniziato a espandere il proprio areale di distribuzione verso il Settentrione a partire dagli anni '70 del secolo scorso. Fortunatamente lo stato di salute è considerato favorevole a livello complessivo come specie, nell'Unione Europea e in Italia. Secondo i dati più recenti, nel nostro Paese si stimano tra le 300.000 e le 600.000 coppie. Per quel che concerne le minacce, la principale è rappresentata dagli inverni molto rigidi, che possono falcidiare le popolazioni svernanti, ma anche la distruzione e la frammentazione dell'habitat naturale.