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La vita sulla Terra è in pericolo: fino a 6 miliardi di persone finiranno fuori dalle aree vivibili

Venti dei 35 parametri legati al cambiamento climatico hanno raggiunto livelli estremi nel 2023, spingendo la vita sulla Terra verso un pericolosissimo “territorio inesplorato”. Secondo gli autori di un nuovo report sul clima fino a 6 miliardi di persone si troveranno in regioni della Terra inospitali alla vita.
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A cura di Andrea Centini
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La crisi climatica in atto è talmente grave che ci ha condotti in un territorio inesplorato, ricchissimo di insidie. La maggior parte dei parametri vitali sulla Terra è infatti andata incontro a un significativo deterioramento nel 2023, avvicinandoci sempre di più al collasso degli ecosistemi naturali e allo sgretolamento dei pilastri socioeconomici che ci hanno permesso di prosperare fino ad oggi (ai danni dell'ambiente, di noi stessi e delle popolazioni più vulnerabili). Stiamo precipitando rapidamente verso un mondo dominato da un caldo insopportabile, dove cibo e acqua dolce non saranno più risorse disponibili e abbondanti, a causa di siccità, carestie, fenomeni atmosferici sempre più catastrofici e perdita della biodiversità. La vita sulla Terra è in pericolo e la colpa è solo nostra. È questo, in sintesi, ciò che emerge da un nuovo rapporto sul clima, che evidenzia come il 2023 sia stato una sorta di spartiacque con ciò che c'è stato prima e ciò che ci attenderà nel prossimo futuro, se non agiremo in modo netto e incisivo sui combustibili fossili e sulle conseguenti emissioni di CO2 (anidride carbonica), volano della crisi climatica in corso.

A condurre il nuovo studio è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati statunitensi del Dipartimento degli ecosistemi forestali dell'Università Statale dell'Oregon (OSU) e dell'associazione Terrestrial Ecosystems Research Associates di Corvallis, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Potsdam Institute for Climate Impact Research (Germania), della Scuola di Scienze della Vita e Ambientali dell'Università di Sydney (Australia), dell'Università Statale di Campinas (Brasile) e di altri istituti. I ricercatori coordinati dai professori William J. Ripple e Christopher Wolf, hanno analizzato 35 parametri intimamente connessi al cambiamento climatico e all'impatto che essi hanno sulla tenuta degli equilibri ecologici e sulla sofferenza delle popolazioni umane. Per ben venti di essi è emerso che nel 2023 sono stati registrati valori estremi, che indicano il rapido avvicinamento del possibile punto di rottura, del collasso che rischia di inghiottirci nelle “indicibili sofferenze” su cui gli scienziati cercano di metterci in guardia da molti anni. Fra i parametri monitorati dagli esperti figurano il tasso di scioglimento dei ghiacciai; le concentrazioni di anidride carbonica (CO2) in atmosfera; le ondate di calore; il numero di giorni complessivi con temperatura media globale superiore a 1,5 °C rispetto all'epoca preindustriale (la soglia oltre la quale le conseguenze della crisi climatica diventano catastrofiche e irreversibili); l'innalzamento del livello del mare e via discorrendo.

Come indicato, 20 su 35 di questi parametri quest'anno hanno toccato livelli record. Ad esempio, nel 2023 ci sono stati 38 giorni in cui la "febbre del pianeta" è stata oltre 1,5 °C rispetto all'epoca preindustriale; fino all'anno scorso queste giornate “roventi” erano rare. L'estensione del ghiaccio marino ha raggiunto nuovi picchi negativi; i ghiacciai si stanno sciogliendo a un ritmo senza precedenti (entro il 2100 sarà sparita la gran parte di quelli alpini); gli incendi catastrofici immettono quantità sempre maggiori di CO2 in atmosfera, come quelli estivi in Canada responsabili di oltre una 1 gigatonnellata di anidride carbonica, più di tutta quella rilasciata dai roghi del 2021 nel Paese nordamericano; a luglio 2023 la superficie della Terra ha raggiunto la temperatura più elevata degli ultimi 10.000 anni; le temperature degli oceani (in particolar modo l'Atlantico) hanno raggiunto picchi ma visti prima. Questi sono solo alcune delle anomalie legate alla crisi climatica in atto, peggiorata dal fatto che i sussidi ai combustibili fossili invece di diminuire continuano ad aumentare (sono raddoppiati tra il 2021 e il 2022, passando da 531 miliardi di dollari a mille miliardi di dollari).

“Come scienziati, siamo estremamente preoccupati dall’improvviso aumento della frequenza e della gravità dei disastri legati al clima. La frequenza e la gravità di questi disastri potrebbero superare l’aumento delle temperature. Entro la fine del 21° secolo, dai 3 ai 6 miliardi di persone potrebbero trovarsi al di fuori delle regioni vivibili della Terra, il che significa che dovranno affrontare un caldo intenso, una disponibilità di cibo limitata e tassi di mortalità elevati”, ha dichiarato il professor Wolf in un comunicato stampa. “La vita sul nostro pianeta è chiaramente sotto assedio”, gli ha fatto eco il professor Ripple. “Le tendenze statistiche mostrano modelli profondamente allarmanti di variabili e disastri legati al clima. Abbiamo anche riscontrato pochi progressi da segnalare per quanto riguarda la lotta dell’umanità al cambiamento climatico”, ha chiosato lo scienziato, autore di un importante report sul clima firmato da oltre 15.000 scienziati nel 2020.

Per uscire da questo turbine autodistruttivo, che rischia di far sparire la civiltà come la conosciamo già entro il 2050, gli autori dello studio sottolineano l'importanza di far virare l'economia globale; non deve più essere data la priorità al benessere di pochi, dei ricchi che hanno goduto dei maggiori benefici del progresso e che sono stati i principali responsabili delle emissioni di gas climalteranti, ma ai bisogni primari di tutte le persone. Tra le raccomandazioni degli esperti per salvarci dall'imminente catastrofe vi sono l’eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, la protezione delle foreste, la necessità di sottoscrivere trattati internazionali destinati alla non proliferazione dei combustibili fossili e il passaggio a diete basate su alimenti vegetali.

Il nuovo report annuale “World Energy Outlook 2023” dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) ha dimostrato che si stanno facendo sforzi significativi per la transizione ecologica e che il passaggio alle fonti rinnovabili è “inarrestabile”, tuttavia è ancora troppo lento per permetterci di non superare la soglia di 1,5 °C di riscaldamento. Al momento siamo infatti proiettati verso un aumento della temperatura media di 2,4 ° C entro la fine del secolo, un valore che avrà conseguenze catastrofiche sulla tenuta degli ecosistemi da cui dipendiamo e sull'umanità tutta. È tempo di agire in modo rapido e deciso, chiosano gli esperti. I dettagli del nuovo studio “The 2023 state of the climate report: Entering uncharted territory” sono stati pubblicati sulla rivista BioScience.

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