La TAC su una mummia di 1.100 anni rivela l’atroce causa della morte

L'analisi della mummia di un uomo morto 1.100 anni fa nell'arido deserto di Atacama, in Cile, ha fatto emergere le cause della sua prematura e atroce dipartita. Secondo gli anatomopatologi forensi che l'hanno studiata, infatti, l'uomo – con un'età compresa tra i 25 e i 40 anni – è stato travolto dalla caduta di massi o comunque dal crollo di una miniera. I suoi resti, infatti, presentano lesioni traumatiche multiple su vertebre, scapole, costole e altrove, compatibili col catastrofico impatto di un grande peso sulla schiena che lo ha schiacciato al suolo. Poiché nessuna delle lesioni ossee presta segni di recupero, si tratta di un segnale evidente che il terribile incidente ha cagionato la morte dell'individuo.
A descrivere il caso della mummia cilena sono stati i due ricercatori Catalina Morales e Francisco Garrido, in forze al Museo di Storia Naturale di Santiago del Cile e al Centro di Studi Storici dell'Università Bernardo O'Higgins, anch'essa nella Capitale del Paese sudamericano. Il corpo dell'uomo, la cui datazione precisa è di 1.140 anni (con un margine di errore di più o meno 20 anni), fu recuperato all'interno di un cimitero non distante da una miniera di turchese preispanica nei pressi di El Salvador, nel cuore del deserto di Atacama, famoso per i suoi cieli bui e stellati sotto i quali sono installati tra i più grandi e importanti osservatori astronomici. Vicino al suo corpo è stato trovato un corredo funerario composto da un arco, una freccia, alcuni minerali, perle e un kit per fumare tabacco e altre sostanze, oltre a borse di cuoio.
La mummia del Tardo Periodo Intermedio fu recuperata negli anni '70 e già in passato gli studiosi avevano rilevato dei segni traumatici, in particolar modo su una gamba, ma solo a partire dal 2023 gli anatomopatologi hanno deciso di sottoporla a Tomografia Assiale Computerizzata (TAC), radiografie e altre indagini diagnostiche ai raggi X, al fine di verificare esattamente le cause della morte. “L'individuo – spiegano Morales e Garrido nell'abstract dello studio – ha subito un esteso trauma da corpo contundente, tra cui una lussazione vertebrale T4-T5, fratture multiple di costole, clavicole e scapole, una frattura a cuneo a T12 e lesioni da compressione agli arti inferiori.” Gli anatomopatologi hanno osservato anche una frattura obliqua esposta alla tibia sinistra, la stessa già rilevata anche in passato. Lo schema patologico è coerente con un “un incidente ad alto impatto, molto probabilmente causato da un oggetto pesante che ha colpito la parte superiore sinistra della schiena”, hanno spiegato gli esperti, aggiungendo che i traumi sono compatibili con un crollo di massi all'interno della miniera di turchese, vicino alla quale era stato sepolto.
Il turchese nel mondo antico era contemplato tra le pietre più preziose e quindi veniva recuperato in abbondanza dalle miniere, per farne pendenti, collane, maschere, oggetti cerimoniali, mosaici (quelli Maya e Aztechi sono celebri) e molto altro. In genere i giacimenti erano esposti e poco pericolosi, ma alcuni, come quello in cui molto probabilmente è deceduto l'uomo tra l'894 e il 1016 dopo Cristo, avevano delle gallerie. Qui, verosimilmente, a causa dell'erosione causata dagli strumenti e l'assenza di misure di protezione, si è innescato il crollo dal soffitto che ha investito in pieno e ucciso l'uomo.
“Questi risultati offrono preziose informazioni sui rischi professionali affrontati dalle antiche comunità minerarie e sottolineano i significativi rischi fisici associati alle attività di estrazione mineraria durante questo periodo”, hanno chiosato i due autori dello studio. Analisi simili vengono effettuate anche sui resti di fossili, facendo emergere drammatici eventi mortali come quelli di pesci del Giurassico che tendevano a morire nella stessa orribile maniera, di due giovani pterodattili e di un uccello preistorico. I dettagli della nuova ricerca “A Dangerous Trade: Traumatic Injuries Likely Sustained From Turquoise Mining a Millenia Ago in the Atacama Desert, Chile” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata International Journal of Osteoarchaeology.