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La sonda MAVEN della NASA cadrà su Marte: missione conclusa dopo l’inaspettata perdita dei contatti

La NASA ha ufficialmente dichiarato conclusa la missione MAVEN dopo la perdita dei contatti lo scorso dicembre. La sonda non è recuperabile e non è più in grado di svolgere l’attività scientifica.
Illustrazione della sonda MAVEN della NASA in orbita attorno a Marte. Dopo la perdita definitiva dei contatti, il veicolo è destinato a cadere sul pianeta / Credit: NASA/GSFC
Illustrazione della sonda MAVEN della NASA in orbita attorno a Marte. Dopo la perdita definitiva dei contatti, il veicolo è destinato a cadere sul pianeta / Credit: NASA/GSFC

La sonda MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile Evolution), la prima missione della NASA dedicata allo studio dell’atmosfera marziana, è destinata a cadere su Marte dopo l’irreversibile perdita dei contatti avvenuta lo scorso dicembre. L’Agenzia spaziale americana ha dichiarato ufficialmente conclusa la missione dopo aver escluso la possibilità di recuperare il veicolo, nonostante mesi di tentativi per ristabilire le comunicazioni. L’ultimo segnale proveniente da MAVEN è stato ricevuto il 6 dicembre 2025, poco prima del transito dietro Marte: quando la sonda e riemersa dalla parte nascosta, la Deep Space Network non ha più rilevato alcuna comunicazione.

Questo finale, arrivato dopo oltre 11 anni di attività, non era stato previsto dagli ingegneri della NASA. Il destino di MAVEN, però, non sarà molto diverso da quello che avrebbe avuto se la missione si fosse conclusa regolarmente. “Il piano previsto per la sonda al termine della missione era semplicemente quello di lasciarla in quell'orbita nominale, dove sarebbe rimasta per un periodo compreso tra 50 e 100 anni prima di rientrare nell'atmosfera marziana” ha dichiarato Mike Moreau, responsabile del progetto MAVEN presso il Goddard Space Flight Center della NASA, durante una conferenza stampa.

Quindi, la navicella spaziale si trova sostanzialmente in una configurazione e in un’orbita molto simili a quelle che avrebbe avuto se la missione si fosse conclusa regolarmente” ha aggiunto.

La perdita dei contatti con MAVEN: cosa è successo

Al momento della scomparsa della sonda, nulla lasciava presagire un problema imminente. I dati di telemetria raccolti prima del passaggio dietro Marte, indicavano che tutti i sistemi di bordo funzionavano regolarmente, senza segni di anomalie o malfunzionamenti.

Dopo il mancato ritorno del segnale, gli specialisti della NASA hanno analizzato i dati registrati dalla Deep Space Network, individuando un breve frammento di telemetria che ha fornito alcuni indizi sulle ultime fasi della missione. Secondo le conclusioni preliminari della commissione di revisione, MAVEN si trovava in modalità di sicurezza e stava ruotando a una velocità insolitamente elevata quando è riemersa dal lato nascosto del pianeta. Questa rotazione avrebbe provocato il progressivo esaurimento delle batterie, fino all’interruzione dell’alimentazione del sistema di comunicazione. Una volta perso il collegamento radio, la sonda non è stata più in grado di trasmettere dati verso la Terra.

Resta però da chiarire quale evento abbia innescato l’anomalia. La causa originaria del problema è ancora oggetto di indagine e il rapporto finale della commissione è atteso entro la fine dell’anno.

L’eredità scientifica della missione MAVEN

Lanciata nel novembre 2013, MAVEN è stata la prima missione della NASA progettata specificamente per studiare l’atmosfera superiore di Marte, la ionosfera e le interazioni tra il pianeta e il Sole. L’obiettivo era comprendere come il pianeta abbia perso gran parte della sua atmosfera nel corso di miliardi di anni, trasformandosi da un ambiente potenzialmente più ospitale a quello freddo e arido di oggi.

Tra i risultati più importanti della missione c’è la dimostrazione che il processo di erosione atmosferica accelera durante le tempeste solari. Le osservazioni hanno aiutato gli scienziati a ricostruire il ruolo svolto dal vento solare e dagli eventi più energetici del Sole nell’evoluzione del clima marziano.

MAVEN ha inoltre scoperto diversi tipi di aurore marziane, identificando fenomeni che sulla Terra sono confinati alle regioni polari ma che su Marte possono manifestarsi in aree molto più estese. Grazie alla capacità di monitorare contemporaneamente l’attività del Sole e la risposta dell’atmosfera marziana, la missione ha permesso di chiarire come gli eventi di meteorologia spaziale influenzino l'ambiente del pianeta.

La sonda ha inoltre contribuito alle osservazioni della cometa interstellare 3I/ATLAS, acquisendo dati a diverse lunghezze d'onda e immagini ultraviolette ad alta risoluzione che hanno permesso di identificare idrogeno e altre molecole, aiutando gli scienziati a ricostruire la composizione e la storia dell’oggetto spaziale.

Oltre all’attività scientifica, MAVEN ha svolto un ruolo essenziale anche nella comunicazione tra i rover marziani, come Curiosity e Perseverance, e la Terra, fungendo da stazione di ripetizione dei dati. Nel complesso, le osservazioni della sonda hanno contribuito alla pubblicazione di oltre 800 studi scientifici, ampliando in modo significativo le conoscenze sull’atmosfera e sull’evoluzione climatica di Marte.

I dati scientifici di MAVEN sono fondamentali per capire quali misure di protezione dalle radiazioni e di sicurezza dobbiamo adottare prima di inviare esseri umani su Marte” ha affermato Louise Prockter, direttrice della Divisione di Scienze Planetarie presso la sede centrale della NASA a Washington. “Le sue osservazioni continueranno a fornire preziose informazioni per i decenni a venire”.

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