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Covid 19
4 Ottobre 2022
12:54

La nuova variante BQ.1.1 (Cerberus) preoccupa gli esperti: “Rischio ondata di Covid entro novembre”

BQ.1.1, sottovariante figlia di Omicron BA.5, sta crescendo rapidamente in diversi Paesi. È la più elusiva agli anticorpi. Per esperti c’è il rischio di picchi.
A cura di Andrea Centini
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Particelle virali del coronavirus su cellula umana. Credit: NIAID
Particelle virali del coronavirus su cellula umana. Credit: NIAID
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Entro novembre potrebbe esserci una nuova, significativa ondata di COVID-19, provocata da una nuova sottovariante del coronavirus SARS-CoV-2 identificata come BQ.1.1 e soprannominata Cerberus. Al momento non vi sono certezze e la diffusione è ancora limitata (i numeri sono piccoli), tuttavia la “figlia” di Omicron BA.5 sta crescendo rapidamente in diversi Paesi. Alla luce delle sue caratteristiche non si esclude che in futuro possa diventare una nuova variante di preoccupazione, dopo Alpha, Beta, Gamma, Delta e Omicron.

Da quando il SARS-CoV-2 ha iniziato a diffondersi a Wuhan, in Cina, sono trascorsi quasi tre anni; da allora è andato incontro a innumerevoli mutazioni che hanno dato vita a varianti e ceppi secondari, alcuni dei quali sono diventati i “motori” delle diverse ondate della pandemia. Al momento a dominare vi è BA.5, una sottovariante derivata da Omicron 2 (conosciuta come “invisibile”). Infezione dopo infezione il virus continua a evolvere e mutare negli ospiti, producendo ulteriori ceppi sempre più trasmissibili ed elusivi. Tra quelli che preoccupano maggiormente gli esperti vi è proprio BQ.1.1, i cui casi stanno raddoppiando settimana dopo settimana.

Come specificato su Twitter il 3 ottobre dal dottor Cornelius Roemer, bioinformatico specializzato in evoluzione virale del “Biozentrum” dell'Università di Basilea, “con 11 giorni in più di dati, sta diventando abbastanza chiaro che BQ.1.1 guiderà un'ondata di variante in Europa e Nord America prima della fine di novembre”. Lo scienziato ha allegato un grafico eloquente sulla crescita delle infezioni da metà agosto al 23 settembre. Anche secondo il professor Tom Peacock, virologo presso l'Imperial College di Londra, vi è la possibilità che Cerberus – oltre al ceppo BA.2.75.2 – possa dar vita a nuovi picchi nelle prossime settimane. Lo specialista di Data Integration e Data Visualization dell'Università di Melbourne Mike Honey ha inoltre segnalato che, attualmente, il lignaggio BQ.1.1 viene segnalato soprattutto in Europa. Rappresenta il 3 percento dei casi in Francia, il 2 percento in Belgio e circa il 2 percento nel Regno Unito, su oltre 220mila genomi sequenziati. In Francia si è evidenziata un'impennata impressionante attorno al 18 settembre, dove Cerberus è passata dall'1,5 percento a oltre il 3 percento. In Italia al momento si attesta sotto l'1 percento.

Ma perché BQ.1.1 ha iniziato a imporsi rispetto agli altri ceppi? La ragione, come sempre, risiede nel mix peculiare di mutazioni che si sono manifestate durante la naturale evoluzione nell'ospite infettato, che hanno reso il virus sempre più trasmissibile ed elusivo nei confronti degli anticorpi neutralizzanti, sia quelli indotti da una precedente infezione naturale che quelli innescati dal vaccino, che resta uno strumento fondamentale per proteggersi dalle conseguenze gravi della malattia. Come specificato dal dottor Roemer, un nuovo studio – non ancora sottoposto a revisione paritaria – ha dimostrato che BQ.1.1 è in grado di sfuggire a tutti gli anticorpi monoclonali che risultano efficaci contro BA.5, da cui è derivata. Non a caso suggerisce che adesso "sembra un buon momento per fare una dose di richiamo, se si è idonei”, aggiungendo che lui l'ha fatta da una settimana.

Nello studio “Imprinted SARS-CoV-2 humoral immunity induces converging Omicron RBD evolution” citato dallo scienziato un team di ricerca cinese del Biomedical Pioneering Innovation Center (BIOPIC) dell'Università Peking di Pechino ha dimostrato che i ceppi BA.2.75.2 e BQ.1.1 sono i più evasivi agli anticorpi mai testati, principalmente a causa di una serie di mutazioni convergenti sul dominio di legame del recettore (RBD) della proteina S o Spike. Fra quelle indicate dal professor Yunlong Cao e i colleghi figurano R346, R356, K444, L452, N460K ed F486. Alla luce di queste caratteristiche gli studiosi ritengono che “l'attuale immunità di gregge e i booster del vaccino BA.5 (quello aggiornato NDR) potrebbero non fornire una protezione sufficientemente ampia contro le infezioni”. Sebbene il vaccino resti un'arma preziosissima contro la COVID-19 grave.

Il professor Peacock ha specificato alla CBS che le due sottovarianti citate nello studio cinese potrebbero innescare futuri picchi pandemici poiché sono “strutturalmente abbastanza diverse dai precedenti ceppi che hanno causato le ondate e possono anche sfuggire parzialmente all'immunità precedente da vaccinazione e infezione” . “Queste proprietà combinate suggeriscono che potrebbero avere la capacità di causare la prossima ondata di COVID a livello regionale o globale”, ha chiosato il virologo. Al momento, tuttavia, si tratta ancora di ipotesi; del resto altri lignaggi emergenti finiti nel mirino degli scienziati alla fine non hanno avuto gli exploit previsti. Non resta che attendere i dati aggiornati delle prossime settimane, continuando a seguire le raccomandazioni delle autorità sanitarie per proteggersi dalla COVID-19, in primis sottoponendosi al vaccino e a tutti i richiami previsti per la propria fascia di appartenenza.

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