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La NASA afferma di non avere un modo per fermare gli asteroidi killer di città: rischio da non sottovalutare

Non c’è una strategia per fermare un asteroide in rotta di collisione con la Terra. È quanto affermato dalla responsabile della Difesa Planetaria della NASA Kelly Fast. Perché è un rischio che non va sottovalutato.
A cura di Andrea Centini
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In una recente intervista al Times, la dottoressa Kelly Fast – responsabile della sezione di Difesa Planetaria della NASA – ha affermato candidamente che l'agenzia aerospaziale statunitense in questo momento non ha una strategia per fermare un asteroide in rotta di collisione con la Terra. In sostanza, evidenzia che non siamo per nulla preparati a un evento del genere, un pensiero che la frustra e preoccupa. Non perché ci sia un concreto pericolo imminente, né perché manchino le capacità di fare qualcosa, ma proprio perché non c'è la volontà politica di predisporre un (costoso) piano per rispondere alla potenziale ma realistica minaccia proveniente dallo spazio.

Facciamo un esempio pratico: giovedì 5 febbraio il sistema di monitoraggio SynTrack Robotic Telescope del Jet Propulsion Laboratory (JPL) ha identificato un asteroide appena due giorni prima del suo passaggio ravvicinato alla Terra, avvenuto esattamente alle 21:15 ora italiana di sabato 7. 2026 CC, questo il nome del sasso spaziale con un diametro massimo stimato di 55 metri, è transitato a circa 610.000 chilometri dal nostro pianeta, poco meno della metà della distanza che ci separa dalla Luna. Se l'oggetto fosse stato diretto contro la superficie terrestre, non avremmo potuto fare nulla per salvarci dall'impatto, se non evacuare in fretta e furia le aree nel mirino dell'asteroide. A confermare che non siamo per nulla pronti a un'evenienza di questo tipo anche i risultati della quinta esercitazione biennale di difesa planetaria condotta dalla NASA con l'ESA (Agenzia Spaziale Europea compresa) e altre agenzie.

La frustrazione della dottoressa Fast e della dottoressa Nancy Chabot della Johns Hopkins University, intervistata insieme alla collega dal Times, risiede proprio in questo: non avere a disposizione nulla di concreto per poter rispondere a un simile minaccia. A rendere il tutto inaccettabile vi è anche il fatto che la missione di difesa planetaria DART condotta dalla NASA nel 2022 è stata un successo. Nella notte italiana del 27 settembre, infatti, la sonda si è schiantata a 24.000 chilometri orari contro il piccolo asteroide Dimorphos, in orbita attorno al più grande Didymos. L'impatto cinetico, come evidenziato da studi successivi, ha deviato con successo l'orbita del piccolo corpo celeste come previsto dagli scienziati.

Deviare gli asteroidi minacciosi, piuttosto che distruggerli con un bombardamento nucleare come si vede nei blockbuster hollywoodiani, è considerata la soluzione più saggia dagli esperti di difesa planetaria (senza determinati dati può comunque essere una pessima idea). Chiaramente per poter agire con questa strategia devono esserci alcune condizioni di base. Innanzitutto, l'asteroide deve essere scoperto con un sufficiente anticipo (mesi o addirittura anni prima dell'impatto) per essere colpito e deviato con successo dalla traiettoria pericolosa; ma, come dimostra il caso di 2026 CC identificato all'inizio del mese, talvolta gli asteroidi vengono individuati quando sono già a un passo dalla Terra.

La recente entrata in servizio del potente Osservatorio Vera Rubin permetterà di scoprire moltissimi dei corpi celesti potenzialmente minacciosi (ne ha identificati 2.000 in una sola settimana di funzionamento) nel Sistema solare; tuttavia resta sempre il problema di quelli che arrivano dalla direzione del Sole – un angolo cieco anche per il Vera Rubin – scoperti a un passo dal possibile impatto. Probabilmente sarebbe troppo tardi per ottenere benefici dall'impatto cinetico di una sonda simile a quella impiegata nella missione DART, che era grande come un frigorifero. Al momento, tuttavia, non avremmo opzioni diverse.

È inoltre interessante notare che le due scienziate della Difesa Planetaria fanno riferimento ad asteroidi definiti “killer di città”, ovvero quelli con un diametro dai 50 ai 150 metri circa, in grado di radere al suolo una metropoli in un istante. Fra essi possiamo citare il famigerato 2024 YR4, che per alcuni giorni dello scorso anno è stato il più minaccioso a puntare il nostro pianeta. Fortunatamente le probabilità di impatto per la Terra sono state azzerate dalle osservazioni di follow-up, mentre la Luna potrebbe essere ancora colpita a dicembre del 2032, con potenziali effetti anche sul nostro pianeta.

La NASA calcola che ad oggi abbiamo scoperto circa il 40 percento dei 25.000 asteroidi di oltre 140 metri che orbitano nei pressi della Terra, i Near-Earth Objects. Non si può escludere che uno di questi oggetti non ancora scoperti a un certo punto si trovi su un binario diretto verso la Terra. L'ideale, secondo gli esperti, sarebbe avere una sorta di sonda "DART II" nello spazio, parcheggiata magari in orbita "stazionaria" nel punto di Lagrange 2, pronta a partire e colpire la potenziale minaccia in arrivo. Ma servono molti fondi e accordi internazionali che evidentemente non è facile sottoscrivere senza un pericolo chiaro. Del resto, le probabilità che un asteroide “killer di città” in rotta di collisione con la Terra colpisca una città di un determinato Paese sono molto basse; quindi, perché investire ingenti somme di denaro per un rischio così ridotto?

Per non parlare poi di un possibile impatto con un gigante come l'asteroide che ha determinato l'evento di Chicxulub 66 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo, che ha portato all'estinzione dei dinosauri non aviani e del 75 percento delle specie dell'epoca. Si stima avesse un diametro di almeno 10 chilometri e, secondo un recente studio, non era nemmeno da solo. Contro un colosso del genere, come le comete nei film Don't Look Up e Greenland, non avremmo realmente alcuna chance e il rischio di estinzione di massa sarebbe concreto. È un'ipotesi remota, tenendo presente che oggetti del genere non ci colpiscono da tempi lunghissimi, ma non può essere esclusa a priori. Essere preparati a un evento del genere non è semplice, ma sarebbe auspicabile. E lo sarebbe a maggior ragione contro gli asteroidi “killer di città”, che hanno molte più probabilità di colpirci, anche se per il prossimo secolo non è previsto alcun impatto del genere.

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