La forza del Sole nei magnifici scatti di Fabio Giordano ripresi da Roma: “Sempre una grande emozione”

Osservando le immagini del Sole catturate in questi giorni dal telescopio spaziale Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA, la fotosfera – la superficie visibile della stella – appare praticamente priva di macchie. C'è una sostanziale differenza rispetto a poche settimane fa, quando il disco solare era un tripudio di strutture complesse (come la gigantesca macchia solare AR 4066) in grado di innescare significativi brillamenti di classe M ed X, alcuni dei quali responsabili di tempeste geomagnetiche significative e meravigliose aurore polari. Non a caso, nei cieli d'Italia l'ultima aurora boreale l'abbiamo vista nella notte tra lunedì 19 e martedì 20 gennaio 2026.

Pur essendo la nostra stella decisamente meno irrequieta rispetto ai giorni scorsi, tenendo presente che le macchie solari sono regioni più scure e fredde a causa di turbolenti campi magnetici che intrappolano il calore sottostante, con gli strumenti giusti l'osservazione del Sole può comunque regalare uno spettacolo meraviglioso. Lo dimostrano le immagini mozzafiato dell'astrofotografo Fabio Giordano di Roma, che ha gentilmente condiviso con noi il suo ultimo, bellissimo lavoro.

“Lo scorso 22 febbraio, approfittando finalmente di una giornata di sereno, ho ripreso il nostro Sole da Roma dal mio balcone”, ha spiegato l'astrofotografo quarantottenne a Fanpage.it. “Nonostante l’assenza di macchie solari, ho subito notato in visuale che mostrava numerose protuberanze sul bordo del disco e zone attive”, ha aggiunto Fabio. Come spiegato dalla NASA, le protuberanze (solar prominence) sono grandi strutture luminose che si estendono verso l'esterno dalla superficie del Sole (quando sono “impresse” sul disco solare prendono il nome di filamenti). Sono composte da plasma, ovvero gas caldo – nello specifico idrogeno ed elio – carico elettricamente o ionizzato. Anche il vento solare espulso da buchi coronali, espulsioni di massa coronale (CME) e brillamenti è composto da plasma, in combinazione con campi magnetici. Le protuberanze e i filamenti possono essere immortalati con apposita strumentazione scientifica.

“Per le riprese – ci ha raccontato Fabio – ho utilizzato un telescopio solare da 60 mm, che consente di rendere visibili attraverso un filtro specifico i dettagli della cromosfera solare, altrimenti invisibili nella banda cosiddetta dell’H-alpha, cioè dell’idrogeno ionizzato.” La cromosfera è lo strato dell'atmosfera solare che si trova appena al di sopra della fotosfera. È sensibilmente più caldo perché qui la temperatura aumenta di quasi quattro volte, passando da 5.500 °C circa a 20.000 °C. A causa del calore calore superiore, l'idrogeno emette il caratteristico colore rosso della sopracitata banda H-alpha. Il nome “cromosfera”, ovvero sfera colorata, deriva proprio da questa spettacolare emissione.

“A questa specifica frequenza dello spettro luminoso emergono dettagli incredibili del Sole, come protuberanze e filamenti, che ben rappresentano la forza della nostra stella”, ha evidenziato l'astrofotografo. “Tutto – prosegue Fabio – è legato agli immensi campi magnetici che si generano attraverso il movimento del plasma ionizzato dal nucleo del Sole verso la fotosfera (moti convettivi) sia a causa della differenza di velocità di rotazione del Sole ai poli rispetto all’equatore (rotazione differenziale).”

Le immagini che trovate nell'articolo mostrano alla perfezione la dinamica e la bellezza di questi fenomeni estremamente energetici. Va tenuto presente che l'attività solare non è costante nel tempo, ma si basa su cicli undecennali. A ottobre 2024 un team internazionale composto da scienziati della NASA, dello Weather Prediction Center (SWPC) della NOAA e del Solar Cycle Prediction Panel ha annunciato il raggiungimento del picco massimo dell'attuale ciclo solare, il 25esimo da quando la stella viene studiata, che ormai è agli sgoccioli.

“Nonostante il Sole stia ormai andando verso la fase decrescente di questo ciclo di 11 anni, sta ancora regalando bellissime protuberanze che si innalzano nella cromosfera anche per centinaia di migliaia di chilometri. Per dare una idea delle dimensioni, ho inserito i dati chilometrici e la nostra Terra in scala, che è così piccola rispetto alla nostra stella. Ogni volta è una bellissima emozione”, ha affermato Fabio.

L'astrofotografo ci ha raccontato di essersi appassionato all'astronomia sin da quando era piccolo. Negli ultimi cinque anni si è dedicato in particolar modo all'astrofotografia planetaria, durante i quali ha migliorato progressivamente la sua strumentazione. Poi si è concentrato sulla nostra meravigliosa stella. “Negli ultimi 2 anni mi sono specializzato nella fotografia solare, perché comporta delle grandi sfide sia in termini di strumentazione da utilizzare, sia nelle tecniche di ripresa ed elaborazione. Cerco di migliorarmi continuamente anche grazie al confronto con tanti amici in tutto il mondo che condividono la mia passione e in particolare con l’associazione Astrolabio di cui faccio parte, qui a Roma”, ha concluso Fabio. Noi non possiamo far altro che ringraziarlo per le splendide immagini del Sole che ha gentilmente deciso di condividere sulle nostre pagine.
