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La dieta vegetale di qualità è associata a un rischio ridotto di Alzheimer: anche iniziando dopo i 60 anni

I ricercatori hanno determinato che una dieta di alta qualità plant based, cioè basata su alimenti vegetali, è associata a un rischio ridotto di Alzheimer e altre forme di demenza. I benefici emergono anche se si inizia a seguirla dopo i 60 anni.
A cura di Andrea Centini
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Alimenti plant based. Credit: iStock
Alimenti plant based. Credit: iStock

Seguire una dieta vegetale di alta qualità, basata su cibi semplici – non ultraprocessati – e senza aggiunta di zuccheri, è associato a una significativa riduzione del rischio di Alzheimer, la principale forma di demenza al mondo. È quanto emerso da un nuovo studio che ha coinvolto oltre 90.000 partecipanti. È interessante notare che, a differenza di altre ricerche analoghe, in questa analisi non sono state indagate le diete vegetariane o vegane propriamente dette, bensì l'aderenza a modelli alimentari principalmente basati su cibi vegetali (plant based) di qualità differente. In sostanza, latticini, carne, uova e altri prodotti di origine animale potevano pure essere consumati, ma ad essere tenute in considerazione erano principalmente le percentuali dei prodotti e soprattutto la qualità degli stessi. Non a caso, è stato osservato che una dieta su base vegetale di cattiva qualità, legata a succhi di frutta, cereali raffinati, patate e altri prodotti arricchiti di zuccheri, era associata a un rischio di Alzheimer (e altre forme di demenza) superiore. Tuttavia, se si decideva di sposare una dieta plant based di qualità, i suoi effetti benefici e protettivi si riscontravano anche iniziando dopo i 60 anni. Il messaggio è che non è mai troppo tardi per migliorare il proprio modello alimentare e ottenere potenziali vantaggi per la salute.

A determinare che una dieta vegetale di qualità è associata a un rischio ridotto di Alzheimer e altre forme di demenza è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati del Centro Oncologico dell'Università delle Hawaii di Manoa, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di vari istituti. Fra quelli coinvolti la Scuola di medicina Keck e il Norris Comprehensive Cancer Center dell'Università della California del Sud e l'Istituto di ricerca e formazione sanitaria del Pacifico di Honolulu. I ricercatori, coordinati dal professor Song-Yi Park, docente presso il Programma di Scienze della Popolazione nel Pacifico dell'ateneo di Manoa, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto un'analisi longitudinale prospettica sui dati del Multiethnic Cohort Study, concentrandosi su questionari alimentari compilati tra il 1993 e il 1996 e successivamente tra il 2003 e il 2008, per verificare eventuali cambiamenti. I partecipanti (al basale) avevano un'età compresa tra 45 e 75 anni e sono stati seguiti per un periodo di follow-up medio di 10 anni. Come indicato, i ricercatori hanno correlato le risposte ai questionari alimentari all'aderenza a tre modelli di diete plant based: dieta a base vegetale generica (PDI); dieta a base vegetale di alta qualità (hPDI) e dieta a base vegetale non salutare (uPDI). Per dieta vegetale di alta qualità si intende una dieta ricca di frutta, verdura, cereali non raffinati, legumi e oli vegetali, mentre per una a bassa qualità una ricca di cereali raffinati, succhi di frutta, patate (cucinate in vari modi), cibi ultraprocessati, con zuccheri aggiunti etc etc. Nel corso del periodo di follow-up, circa 21.000 persone fra gli oltre 90.000 partecipanti (età media 59 anni) ha sviluppato l'Alzheimer o un'altra forma di demenza, come emerso dalle cartelle cliniche dell'assicurazione Medicare.

Incrociando i dati dei modelli alimentari con l'incidenza dell'Alzheimer (e altre forme di demenza), il professor Park e colleghi hanno osservato che le persone che seguivano una dieta vegetale generica avevano un rischio di demenza del 12 percento inferiore rispetto a chi aveva una bassa aderenza a questo modello alimentare, mentre per quella ad alta qualità, chi aveva il punteggio più alto presentava un rischio ridotto del 7 percento rispetto a chi aveva il punteggio più basso. D'altro canto, chi consumava alimenti vegetali di scarsa qualità presentava un rischio superiore di demenza del 6 percento. In un sottogruppo di 45.000 partecipanti, i ricercatori hanno osservato che le persone che prima seguivano una dieta salutare e poi si sono spostate verso una meno salutare nel corso del decennio, mostravano un rischio superiore di Alzheimer del 25 percento. D'altra parte, se si passava da una dieta insalubre a una plant based salutare, il rischio si riduceva dell'11 percento. Anche iniziare dopo i 60 anni offriva benefici significativi.

Abbiamo scoperto che adottare una dieta a base vegetale, anche a partire da un'età più avanzata, ed evitare diete a base vegetale di bassa qualità è associato a un minor rischio di Alzheimer e altre forme di demenza. I nostri risultati sottolineano l'importanza non solo di seguire una dieta a base vegetale, ma anche di assicurarsi che sia di alta qualità”, ha affermato il professor Park in un comunicato stampa. È doveroso sottolineare che si è trattato di uno studio di associazione, pertanto non fa emergere rapporti di causa-effetto tra la dieta vegetale e la riduzione del rischio di Alzheimer, inoltre si basa su questionari alimentari auto-riferiti, che presentano delle limitazioni significative. Diversi altri studi hanno comunque rilevato benefici per la salute legati a una dieta plant based, ad esempio nella riduzione del rischio di tumori, malattie cardiovascolari e metaboliche. E aiuta anche a proteggere il pianeta. I dettagli della ricerca “Plant-Based Dietary Patterns and Risk of Alzheimer Disease and Related Dementias in the Multiethnic Cohort Study” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Neurology.

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