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Cambiamenti climatici

La circolazione atlantica rischia un imminente, catastrofico collasso: possibile già nel 2025

Ricercatori danesi hanno stimato che l’AMOC, un fondamentale sistema di correnti oceaniche atlantiche, a causa della crisi climatica ha una probabilità del 95% di collassare tra il 2025 e il 2095. Le conseguenze sarebbero catastrofiche.
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A cura di Andrea Centini
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Cambiamenti climatici

Uno dei più importanti sistemi di correnti oceaniche del pianeta, dal quale dipende il clima di mezzo mondo, sarebbe in procinto di collassare a causa del cambiamento climatico. Si stima infatti che l'evento possa verificarsi con maggiori probabilità attorno alla metà del secolo, ma potrebbe verificarsi già nel 2025. Il crollo dell'Atlantic Meridional Overturning Circolation (AMOC), questo il nome del sistema di correnti che trasferisce l'aria calda oceanica dai tropici all'Oceano Atlantico settentrionale, avrebbe conseguenze devastanti per miliardi di persone. È l'allarme lanciato da un nuovo studio appena pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Nature Communications, l'ennesimo grido disperato degli scienziati che provano (invano) ad avvertirci da anni dell'apocalisse climatica nella quale ci stiamo infilando con le nostre stesse mani.

Se i negazionisti non sono convinti dalle ondate di calore record sempre più intense e frequenti e dai successivi eventi meteorologici estremi, come quelli che stanno duramente colpendo il Nord Italia, forse il collasso repentino di un importantissimo sistema di correnti oceaniche potrebbe farli ricredere, visto che l'impatto sul clima nell'emisfero settentrionale – dove si trova anche l'Italia – sarebbe catastrofico. A ipotizzare il possibile, imminente crollo dell'AMOC sono stati i due scienziati Peter Ditlevsen e Susanne Ditlevsen, rispettivamente dell'Istituto Niels Bohr e dell'Istituto di scienze matematiche dell'Università di Copenaghen (Danimarca). I due studiosi sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto complesse indagini statistiche sui dati relativi ai segnali di preallarme che suggeriscono il forte rallentamento e il possibile collasso del sistema di correnti oceaniche, del quale se ne erano già occupati altri studi.

Nello specifico, i due scienziati si sono concentrati su due di questi segnali: l'aumento della varianza del sistema, cioè la perdita di resilienza che non gli permette di ritornare all'equilibrio (immaginate un funambolo destinato a cadere dopo brusche oscillazioni a destra e a sinistra) e il rallentamento critico dell'AMOC, un fenomeno noto da diverso tempo. Secondo gli studiosi, infatti, questo sistema di correnti oceaniche – del quale fa parte anche la famosa Corrente del Golfo – starebbe rallentando da ben 1.600 anni, tuttavia nell'ultimo secolo avrebbe perduto quasi completamente la sua stabilità, rallentando in modo brusco fino al possibile arresto completo.

I cicli dell'AMOC sono legati al trasporto di immense masse di acqua calda tropicale verso i freddi mari dell'Atlantico settentrionale, mentre al contempo avviene il trasporto di acqua fredda e densa da nord ai tropici. Ma la densità e la salinità dell'acqua vengono costantemente alterate dall'acqua dolce immessa nel sistema dall'inarrestabile scioglimento dei ghiacci innescato dal riscaldamento globale, a sua volta catalizzato dalle emissioni di CO2 (anidride carbonica) e altri gas climalteranti in atmosfera delle attività umane. L'abbondante presenza di acqua dolce ha dunque destabilizzato l'AMOC e lo ha fatto rallentare in modo significativo; ora c'è il rischio è che possa collassare del tutto.

Credit: Nature Communications
Credit: Nature Communications

In base alle valutazioni dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) legate al modello Climate Model Intercomparison Project (CMIP), il collasso completo del sistema è considerato “improbabile entro il 21° secolo”, come scrivono i due autori del nuovo studio, tuttavia la loro indagine statistica ha rilevato una situazione ben diversa. Il collasso dell'AMOC sarebbe infatti considerato molto probabile entro il 2050. Non andrebbe comunque oltre il 2095 e potrebbe verificarsi già nel 2025. Le probabilità che possa verificarsi tra il 2025 e il 2095 sono del 95 percento, secondo gli autori dello studio. I ricercatori sottolineano che le valutazioni dell'IPCC avrebbero sovrastimato la stabilità del sistema e non avrebbero tenuto conto in modo adeguato di fattori come salinità e il rilascio d'acqua dolce dai ghiacciai. In parole semplici, la situazione sarebbe molto peggiore del previsto e il collasso potrebbe essere imminente.

Ma cosa accadrebbe se l'AMOC dovesse collassare? Considerando che queste correnti oceaniche regolano il clima dell'intero emisfero boreale e hanno anche un impatto globale, ci sarebbero stravolgimenti drammatici. Gli studiosi, ad esempio, ipotizzano che potrebbero arrestarsi i monsoni ai tropici; si tratta di venti periodici intimamente legati alla stagione delle piogge, fondamentali per l'agricoltura e l'economia in vastissime regioni dell'Asia. Sfamano miliardi di persone. Il collasso dell'AMOC, inoltre, determinerebbe inverni rigidissimi in Nord America e in Europa, con crollo della produzione agricola e aumento di eventi meteorologici estremi, fenomeni già catalizzati dal riscaldamento globale. E non vanno dimenticati gli effetti devastanti sugli equilibri degli ecosistemi, che verrebbero completamente stravolti; basti pensare ai cicli del plancton legati alle temperature / correnti di mari e oceani, che a loro volta regolano le migrazioni di moltissimi animali (come le balene) e la disponibilità degli stock ittici. Gli effetti sulla pesca e sulla biodiversità potrebbero essere senza precedenti. “I segni di destabilizzazione già visibili sono qualcosa che non mi sarei aspettato e che trovo spaventoso”, aveva dichiarato al Guardian il professor Niklas Boers, autore di un recente studio sulla destabilizzazione dell'AMOC. I dettagli della nuova ricerca “Warning of a forthcoming collapse of the Atlantic meridional overturning circulation” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Communications.

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