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In arrivo nuova pillola per perdere peso: “Più efficace della semaglutide”. Lo studio su TheLancet

La nuova pillola orforglipron di Eli Lilly, appartenente alla classe degli agonisti non peptidici del recettore del GLP-1, si è dimostrata più efficace della semaglutide nel controllo della glicemia e nella perdita di peso. Tuttavia, nel nuovo studio pubblicato su TheLancet, è emersa una percentuale maggiore di partecipanti con effetti collaterali.
A cura di Andrea Centini
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In uno studio di Fase 3 pubblicato su TheLancet, una nuova pillola per combattere il diabete di tipo 2 e l'obesità si è dimostrata più efficace della semaglutide, tra i farmaci di nuova generazione più prescritti per la perdita di peso e il controllo della glicemia. A ottenere questo importante risultato è stato l'orforglipron, sviluppato dalla casa farmaceutica statunitense Eli Lilly. Anche questa pillola appartiene agli agonisti del peptide 1 simile al glucagone (GLP-1), una classe di farmaci che, imitando l'azione di un ormone, stimola il rilascio dell'insulina, riduce l'appetito, rallenta il transito di cibo nell'apparato digerente e aumenta il senso di sazietà, con tutto ciò che ne consegue in termini di assunzione calorica e perdita di peso. Questi farmaci, infatti, sono in grado di far perdere anche decine di chilogrammi.

A determinare che l'orforglipron risulta più efficace della semaglutide contro diabete di tipo 2 e obesità è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Southwestern Medical Center dell'Università del Texas, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di molti istituti. Fra quelli coinvolti il Dipartimento di diabete, endocrinologia e nutrizione dell'Università di Kyoto (Giappone), il Kansai Electric Power Medical Research Institute, l'Istituto di studi avanzati dell'Università di Gifu, la Velocity Clinical Research e altri. Allo studio hanno partecipato anche ricercatori della casa farmaceutica Eli Lilly, che ha finanziato la ricerca. Gli studiosi, coordinati dal dottor Julio Rosenstock della Divisione di Endocrinologia presso l'ateneo di Dallas, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver coinvolto circa 1.700 persone in uno studio di Fase 3 (chiamato ACHIEVE 3) randomizzato, in aperto e multicentrico, nel quale l'obiettivo era proprio valutare l'efficacia della pillola di orforglipron rispetto a quella della semaglutide (la cui somministrazione più comune è quella via iniezione, ma esiste anche la pillola).

I partecipanti, seguiti per 52 settimane da settembre 22 ad agosto 2025, erano tutti adulti (età minima di 18 anni) affetti da diabete di tipo 2 “non adeguatamente controllato con metformina (≥1500 mg al giorno)”, con livelli di emoglobina glicata (HbA1c ) – un indicatore medio della glicemia degli ultimi mesi – compresi tra il 7,0 e il 10,5 percento e un indice di massa corporea (BMI) di almeno 25 kg/m². Sono stati reclutati presso numerosi centri di ricerca e ospedali in Asia (Cina e Giappone) e America (Argentina, Messico e Stati Uniti). I partecipanti sono stati assegnati casualmente a quattro diverse tipologie di trattamenti: orforglipron con dose da 36 o 12 milligrammi e semaglutide con dosi da 14 o 7 milligrammi. L'assunzione delle pillole era quotidiana e quella di Eli Lilly non andava presa necessariamente a stomaco vuoto.

Incrociando tutti i dati è emerso che orforglipron non solo ha ridotto più efficacemente la glicemia (-1,71% e -1,91% contro -1,23% e -1,47% della semaglutide, con le due tipologie di dosaggi), ma ha anche determinato una superiore perdita di peso nei partecipanti, pari al 6-8 percento contro il 4-5 percento. Al netto della migliore efficacia, la pillola di Eli Lilly pur risultando generalmente ben tollerata e con un profilo di effetti collaterali paragonabile a quello dei vari farmaci GLP-1, rispetto alla semaglutide ha avuto circa il doppio di partecipanti che hanno rinunciato al trattamento per reazioni avverse, principalmente disturbi gastrointestinali (9-10 percento di abbandoni contro 4-5 percento). C'è stato anche un superiore aumento della frequenza cardiaca nei pazienti trattati con orforglipron.

I farmaci GLP-1 sono associati anche a rare e gravi reazioni avverse – come cecità improvvisa e pancreatite acuta -, pertanto vanno assunti solo sotto strettissima sorveglianza medica. È verosimile che, a seguito degli incoraggianti risultati, il nuovo farmaco verrà sottoposto alle autorità regolatorie competenti (FDA ed EMA) per la richiesta all'autorizzazione al commercio, che potrebbe avvenire entro la fine dell'anno. I dettagli della ricerca “Efficacy and safety of once-daily oral orforglipron compared with oral semaglutide in adults with type 2 diabetes (ACHIEVE-3): a multinational, multicentre, non-inferiority, open-label, randomised, phase 3 trial” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica TheLancet.

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