Il Viagra entra tra i 3 farmaci studiati per prevenire l’Alzheimer: cosa dice la ricerca

Il Viagra (sildenafil) è tra i tre farmaci che potrebbero essere riutilizzati per prevenire o trattare l’Alzheimer, insieme al vaccino Zostavax contro l’herpes zoster e al neuroprotettivo riluzolo. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su Alzheimer's Research and Therapy che ha valutato il possibile riposizionamento di 80 farmaci già approvati per altri usi.
Lo studio ha coinvolto un panel di 21 esperti internazionali guidati dall’Università di Exeter, che ha raggiunto il consenso su tre “candidati prioritari” per il riutilizzo nella malattia di Alzheimer. Tuttavia, va chiarito che questi risultati sono preliminari e che nessuno dei tre farmaci è attualmente un trattamento approvato contro l’Alzheimer.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), oltre 55 milioni di persone nel mondo convivono con una forma di demenza e l’Alzheimer rappresenta la causa più comune. Negli ultimi anni sono stati compiuti progressi importanti, come l’introduzione degli anticorpi anti-amiloide lecanemab e donanemab, che rappresentano un passo avanti nella gestione della malattia. Tuttavia, non esiste ancora una cura definitiva in grado di arrestarne o invertirne la progressione.
In questo contesto, il riutilizzo di farmaci già approvati per altre patologie è considerato una strategia promettente, perché può ridurre tempi, costi e rischi rispetto allo sviluppo di nuove molecole da zero.
Perché il Viagra è tra i farmaci più promettenti contro l’Alzheimer
Il sildenafil, commercializzato come Viagra, è noto per il trattamento della disfunzione erettile negli uomini adulti. Tuttavia, negli ultimi anni è stato oggetto di crescente interesse scientifico per i suoi possibili effetti sul cervello.
Gli studi suggeriscono diversi possibili meccanismi:
- aumento del flusso sanguigno cerebrale, con potenziale miglioramento della funzione neuronale;
- effetti contro le proteine associate all’Alzheimer, in particolare una riduzione dell’accumulo di proteina tau osservata in modelli di laboratorio;
- associazione a un rischio inferiore di Alzheimer in studi osservazionali basati su dati sanitari di popolazione.
In particolare, un’analisi di cinque studi che hanno coinvolto complessivamente oltre 880.000 pazienti ha rilevato una riduzione del rischio di sviluppare Alzheimer di circa il 50% rispetto a chi non assumeva il farmaco. È importante però ricordare che questi studi osservazionali mostrano solo associazioni, e non provano che il farmaco prevenga o curi direttamente la malattia.
Queste evidenze hanno portato gli esperti a inserire il sildenafil tra i tre candidati più promettenti per ulteriori indagini cliniche nel contesto specifico dell’Alzheimer.
“Il riutilizzo dei farmaci è una parte essenziale della ricerca contro la demenza, perché ci permette di trasformare un trattamento di oggi in una possibile terapia di domani per un’altra malattia” ha spiegato la professoressa Anne Corbett dell’Università di Exeter, prima autrice dello studio. “È importante evidenziare che questi farmaci necessitano di ulteriori studi prima di poter stabilire se possano essere utilizzati per trattare o prevenire l’Alzheimer. Ora abbiamo bisogno di studi clinici approfonditi per comprenderne il vero valore”.
Anche la professoressa Fiona Carragher, dell’Alzheimer's Society che ha finanziato la ricerca, ha evidenziato l’importanza di questo approccio: “Anni fa abbiamo visto l’aspirina trasformarsi da semplice antidolorifico a farmaco capace di ridurre il rischio di infarto o ictus – ricorda l’esperta – . Questo è ciò che vogliamo vedere nel campo della demenza, ed è il motivo per cui crediamo che il riutilizzo dei farmaci sia una delle frontiere più entusiasmanti nella ricerca sulla demenza”.