Il primo gennaio è il giorno peggiore per cambiare vita: cosa dice la scienza

Ogni anno, allo scoccare della mezzanotte, il copione si ripete. Posati i bicchieri e mandati gli ultimi messaggi di auguri, Capodanno è il momento delle promesse solenni per cambiare in meglio le proprie abitudini, chi giura che comincerà a mangiare meglio, chi promette finalmente di iscriversi quel corso di lingua rimandato da secoli, chi è convinto di iniziare a frequentare con costanza la palestra alla quale è iscritto da anni, e non solo nel mese di gennaio. Eppure, qualche settimana più tardi, quei buoni propositi finiscono puntualmente per risolversi in un nulla di fatto. Le promesse in fatto di alimentazione crollano al primo invito per l'all you can eat, il corso di lingua s'incastra male con la fitta agenda d'impegni settimanali e il borsone della palestra rimane a prendere aria fuori dal balcone.
Certo, un po' di colpa è sicuramente della nostra volontà non proprio granitica, eppure, secondo la scienza, ci sono anche altre cause che possono rendere più complicata la realizzazione dei nostri ambiziosi obiettivi di inizio anno. Il primo su tutti? Il primo gennaio è semplicemente il momento sbagliato per pretendere un cambiamento radicale.
L'inverno non è dalla nostra parte
A spiegarlo è la psicologa clinica Kimberly Dienes, docente alla Swansea University, che già lo scorso marzo aveva scritto un articolo sul sito The Conversation per avvertirci delle "insidie" dietro l'abitudine a identificare nel Capodanno l'occasione ideale per fare partire il cambiamento nelle nostre vite. Dopotutto, ha ricordato Dienes, basta guardare a ciò che accade al nostro organismo in inverno per spiegare il fenomeno.
Benché gli esseri umani, a differenza di molti altri mammiferi, non vadano in letargo, la stagione fredda influisce comunque sulle nostre funzioni biologiche. Le giornate più corte riducono la produzione di melatonina, il corpo si fa più lento, il metabolismo rallenta e non è un caso se in questi mesi molti si ritrovano con qualche chilo in più, spesso accompagnati da una comune sensazione di stanchezza e l'umore più basso del solito.
A complicare le cose ci pensano poi i ritmi frenetici della società in cui viviamo. Gli impegni di lavoro, scolastici o familiari non si fermano certo per il periodo invernale, tuttavia il nostro fisico sembra disporre di molta meno energia rispetto ai mesi estivi o primavera. Dienes lo definisce un periodo di "ibernazione lieve" che rende difficile intraprendere nuove abitudini, soprattutto quelle più impegnative come allenamenti intensi o stravolgimenti alimentari.
L'inganno del nostro cervello
Non è però solo l'ambiente a condizionare i rovinosi naufragi delle nostre buone intenzioni. Anche la nostra stessa mente può metterci il bastone tra le ruote, illudendoci di una forza di volontà che in realtà non sempre siamo in grado di mantenere. Uno studio del 2014 condotto da un team di psicologi dell'Università della Pennsylvania ha definito questo meccanismo come "l'effetto del nuovo inizio" (Fresh Start Effect).
Tale circuito mentale ci porta a percepire l'inizio dell'anno come una sorta di punto di rottura durante il quale ci sentiamo distanti dal "vecchio sé" e immaginiamo una versione migliore di noi stessi, improvvisamente possibile e realizzabile. L'effetto è potente, ma decisamente breve. Dopo il picco emotivo del primo gennaio, infatti la quotidianità torna a bussare alla porta, la routine riparte, il tempo scarseggia e la motivazione va via via ad assottigliarsi. Il cervello, programmato per associare i cambiamenti graduali alla costruzione delle abitudini, si ritrova così "incastrato" tra l'entusiasmo iniziale e la dura realtà di una quotidianità dove spesso abbiamo a stento l'energia per portare a casa la giornata. Il risultato è un fallimento annunciato: si ripiega sulle vecchie abitudini, convinti, erroneamente, di non avere abbastanza forza di volontà.
Obiettivi troppo grandi, desideri poco concreti
Questo non significa però che anche noi non ci mettiamo del nostro. La logica dell'anno nuovo vita nuova ci porta a immaginare cambiamenti epici, ma l'essere umano non è progettato per cambiamenti drastici. La psicologia del comportamento spiega che per modificare un'abitudine servono piccoli passi, continui e spesso scomodi. Chi riesce davvero a trasformarsi non lo fa sull'onda emotiva, ma dopo una fase di preparazione concreta, fatta di riflessione, organizzazione e una certa struttura. I fallimenti spesso nascono dagli obiettivi vaghi, troppo ambiziosi e appesi alla mera motivazione, che s'indebolisce con il tempo e le difficoltà.
Il trucco per farcela? Non avere fretta
Alla luce di ciò che ci dice la Scienza, la scelta più intelligente potrebbe quindi essere quella di rimandare. Rimandare le grandi decisioni a un periodo più propizio e non pretendere di stravolgere la propria vita semplicemente voltando la pagina di un calendario.
Dienes, per esempio suggerisce di aspettare la primavera. Con le giornate che si allungano e lo stress che fisiologicamente cala, il corpo torna a cooperare. Una stagione più gentile aumenta le probabilità di costruire abitudini solide e sostenibili. E quando si deciderà di partire, meglio farlo senza proclami: obiettivi piccoli, misurabili, con la possibilità di sbagliare senza rinunciare. Forse la vera rivoluzione non è cambiare vita il primo gennaio, ma accettare che ogni cambiamento duraturo richiede tempo, pazienza e, soprattutto, il momento giusto.