Il caso sospetto di peste polmonare in Russia è molto diverso dal Covid: la spiegazione di Lopalco

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Pier Luigi Lopalco, ordinario di Igiene all’Università del Salento, ci ha spiegato quali sono le differenze tra il caso di peste polmonare registrato in Russia e il Covid. In questa intervista abbiamo affrontato l’origine della malattia e le possibili cause.
Intervista a Pier Luigi Lopalco
Ordinario di Igiene all'Università del Salento

Darya Shipilova, 28 anni. Era una ricercatrice e lavorava in un istituto vicino a Irkutsk, nella parte Sud della Russia asiatica. Non siamo troppo lontani della Mongolia. Darya è morta, secondo diversi sospetti è scomparsa per una forma di peste polmonare. A rendere tutto più problematico è il posto in cui lavorava, un Istituto di ricerca sulla peste di Shelekhov. I dubbi su quello che è successo attorno alla morte di questa giovani ricercatrice sono parecchi: è stato un incidente di laboratorio? L'istituto di Darya si occupa di studiare batteri o di creare armi biologiche? Siamo davanti a un nuovo paziente zero? Tutto questo è reso ancora più torbido dalle poche informazioni che trapelano dalla Russia: nessun dato condiciso, nemmeno con l'OMS. Intanto Donald Trump ha annunciato che intende parlare del caso direttamente Vladimir Putin. Per capire meglio quello che sta succedendo abbiamo parlato con Pier Luigi Lopalco, ordinario di Igiene all'Università del Salento.

Partiamo dai fatti. Cosa sappiamo realmente della malattia che ha colpito questa ricercatrice in Russia?
Al momento dobbiamo ragionare con un grosso "se". Le autorità russe si sono limitate a parlare di "polmonite da causa ignota". Tuttavia, sappiamo che questa persona lavorava in un laboratorio in cui il grosso della ricerca si concentra proprio sugli agenti responsabili della peste. Facendo due più due, l'ipotesi più accreditata è che si tratti di un caso di peste polmonare causato dal batterio Yersinia pestis.

Come si spiega una forma di polmonite così fulminante, capace di uccidere rapidamente anche una persona giovane?
Se confermiamo l'ipotesi della peste polmonare, un quadro clinico così grave è giustificato da un'esposizione massiccia. In natura, il batterio viene trasmesso dal morso delle pulci dei roditori e causa la peste bubbonica, una forma meno grave. Una polmonite fulminante, invece, fa pensare all'inalazione di una notevole dose di batterio puro. È un'evenienza tipica di un grave incidente di laboratorio o del contatto ravvicinato e prolungato con un paziente che tossisce.

È anomalo trovare questo batterio in quella regione della Siberia?
Non del tutto. Sappiamo che la ricercatrice era stata nelle steppe della Mongolia,  una regione prossima alla Siberia,  per prelevare dei campioni. In quelle zone la peste è una malattia endemica e il suo serbatoio naturale sono proprio i roditori.

C'è molta incertezza sul tipo di batterio isolato. Sappiamo se si tratta di un ceppo naturale o alterato?
Questo è il grande dubbio. Purtroppo non abbiamo risposte, perché le autorità sanitarie russe non sono trasparenti. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha fatto appelli molto forti per ottenere informazioni sul ceppo in questione, ma per ora la Russia non ha messo a disposizione i dati, nonostante l'obbligo per i Paesi aderenti all'OMS di farlo in caso di focolai epidemici.

Si è parlato anche di possibili esperimenti militari o di mutazioni create in laboratorio. È un'ipotesi plausibile?
In questo momento possiamo fare solo speculazioni, perché mancano le informazioni ufficiali. Tuttavia, se vengono condotti studi per creare alterazioni batteriologiche o armi biologiche, si tratta di ricerche coperte da segreto militare. Probabilmente non lo verremmo mai a sapere.

Qual è il rischio reale che questa infezione si diffonda oltre i confini locali?
Se si tratta di un normale ceppo di Yersinia pestis, il rischio di una diffusione incontrollata nella popolazione generale è molto basso. Attualmente il problema è fortemente locale. Si tratta di zone remote con scarsi scambi turistici, e le autorità locali hanno già attivato quarantene e isolamenti. Stanno cercando di circoscrivere i contagi secondari, ed è l'azione corretta da fare dopo un incidente del genere.

Molti temono una nuova pandemia. Questa malattia ha una capacità di diffusione paragonabile a quella del Covid-19?
Assolutamente no. La trasmissione della peste polmonare avviene soltanto tramite un contatto ravvicinato con un paziente sintomatico, attraverso i "droplet", ovvero le goccioline emesse con la tosse. A differenza del virus del Covid, non è un patogeno che si trasmette per aerosol diffondendosi nell'aria.

Trattandosi di un batterio e non di un virus, le terapie attuali sono sufficienti?
Sì, la grande differenza è che per i batteri abbiamo gli antibiotici. Sempre a patto che non si tratti di un ceppo resistente creato in laboratorio. Se la diagnosi e la terapia antibiotica sono tempestive e non si è ancora sviluppato un grave danno ai polmoni, si guarisce. Resta una polmonite batterica impegnativa, ma curabile nel giro di un paio di settimane.

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