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I superbatteri uccidono 1,3 milioni di persone all’anno: in Italia oltre il 30% dei morti europei

L’OMS lancia l’allarme sui microbi resistenti agli antibiotici, che rischiano di uccidere oltre 10 milioni di persone l’anno entro il 2050, più del cancro.
A cura di Andrea Centini
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In occasione della Settimana mondiale della sensibilizzazione antimicrobica (World Antimicrobial Awareness Week – WAAW) che si terrà dal 18 al 24 novembre l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rilasciato diversi dati significativi sull'impatto della farmacoresistenza, ovvero la capacità dei patogeni di resistere ai medicinali (come gli antibiotici). Solo nel 2019, ad esempio, quasi 5 milioni di persone in tutto il mondo sono decedute direttamente o indirettamente a causa dei cosiddetti “super batteri”, i batteri resistenti agli antibiotici. Quasi 1,3 milioni di decessi sono direttamente attribuibili a questi batteri che non rispondono più alle cure, parzialmente o totalmente.

I dati snocciolati dall'OMS sono legati allo studio “Global burden of bacterial antimicrobial resistance in 2019: a systematic analysis” pubblicato quest'anno su The Lancet dall'Antimicrobial Resistance Collaborators, un gruppo di ricerca internazionale nato per sensibilizzare l'opinione pubblica su quella che è considerata una vera e propria emergenza sanitaria globale. Basti sapere che soltanto in Italia i superbatteri uccidono circa 11mila persone ogni anno, un terzo di tutte quelle che perdono la vita in Europa a causa di questi microorganismi. Secondo un rapporto dell'ONU entro il 2050 i superbatteri provocheranno circa un morto ogni 3 secondi, pari a 10 milioni di vittime, più di quelle causate dal cancro.

Oltre al drammatico impatto sanitario, l'OMS spiega che la diffusione dei microbi resistenti ai farmaci – che abbracciano batteri, funghi, virus e parassiti di vario genere – determinerà una riduzione del PIL annuo globale di circa il 4 percento entro il 2050. Se non verranno prese misure efficaci per contrastare la farmacoresistenza potrebbe innescarsi una perdita di 3,4 trilioni di dollari all'anno, con la formazione di ulteriori 24 milioni di poveri in più sul pianeta. Una catastrofe umanitaria che andrà ad aggiungersi alle sofferenze provocate dai cambiamenti climatici e dalle guerre.

Durante 68esima Assemblea mondiale della sanità tenutasi a maggio 2015 – curiosamente nello stesso anno degli Accordi di Parigi sul Clima – è stato messo a punto un piano d'azione su scala globale per contrastare la resistenza agli antibiotici e agli antimicrobici, ma c'è ancora tantissimo da fare. A causa dell'uso sconsiderato di questi medicinali – che come specificato dall'OMS vengono “usati per prevenire, controllare e curare le infezioni nell'uomo, negli animali e nelle piante” –  col passare del tempo stanno diventando sempre meno efficaci, mentre i microorganismi si rafforzano. Creare nuovi antibiotici per combattere i microorganismi resistenti è tutto fuorché rapido o economico: l'OMS spiega che per sviluppare un nuovo farmaco di questo tipo ci vogliono dai 10 e ai 15 anni e la spesa può superare la stratosferica cifra di 1 miliardo di dollari.

Poiché la Settimana mondiale della sensibilizzazione antimicrobica è volta a promuovere anche la consapevolezza, l'OMS ha rilasciato una guida con vari consigli utili per contrastare la diffusione dei microbi resistenti. Tra le varie raccomandazioni vi sono mantenere gli animali in salute per evitare la necessità di doverli curare (più si usano i farmaci, maggiore è lo sviluppo di resistenze); lavarsi le mani con cura prima di preparare i cibi e mantenere la cucina pulita; gestire e smaltire in maniera corretta i rifiuti urbani, agricoli e industriali; fornire a tutti l'accesso ad acqua potabile e servizi igienici (ridurrebbe l'uso di antibiotici contro la diarrea del 60 percento); non riversare / abbandonare nei bagni, nelle discariche e nei cassonetti i farmaci non utilizzati; e non abusare degli antibiotici, usandoli solo quando lo raccomanda il medico. L'OCSE, paradossalmente, ha bacchettato l'Italia per la prescrizione troppo elevata di antibiotici da parte dei sanitari; nel rapporto “Health at a glance” del 2017 è stato dimostrato che per ogni mille abitanti in Italia vengono prescritte ben 28 dosi giornaliere. La media degli altri Paesi OCSE è di 18.

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