I mari si alzano sempre più velocemente, di quanto è salito il livello negli ultimi anni e la mappa delle zone a rischio

L'innalzamento del livello del mare è un indicatore fondamentale dello stato del clima della Terra, dato che le sue variazioni sono intimamente connesse al riscaldamento globale. Come spiegato dalla NASA in un portale dedicato al fenomeno, a partire dal 1993 il livello medio globale del mare (GMSL) si è innalzato di 10 centimetri (100,4 millimetri, per la precisione), con un tasso di crescita più che raddoppiato negli ultimi anni. Se infatti nel 1993 il tasso era pari a 2,1 millimetri l'anno, 30 anni dopo (2023) ha raggiunto 4,5 millimetri l'anno. Una tendenza che, se mantenuta, rischia di far innalzare il mare di altri 17 centimetri nel prossimo trentennio. Secondo i dati di Copernicus, il livello del mare è aumentato di circa 15-25 centimetri tra il 1901 al 2018.
L'agenzia aerospaziale statunitense sottolinea che in questo preoccupante fenomeno sono coinvolti tre fattori principali: lo scioglimento delle calotte glaciali e dei ghiacciai innescato dall'atmosfera più calda, che accelera il tasso di fusione con conseguente aumento della massa oceanica a causa dell'accumulo di acqua; l'espansione termica, dovuta al fatto che l'acqua più calda si espande (gli oceani assorbono la maggior parte del calore in eccesso); interventi antropici – come ad esempio il pompaggio delle falde e la costruzione di dighe – che possono influenzare la quantità di acqua che fluisce in mare. L'innalzamento del livello del mare rappresenta una delle principali minacce della crisi climatica in atto, esacerbando le conseguenze dei fenomeni meteorologici estremi (dalle semplici mareggiate agli uragani) ma soprattutto determinando la riduzione delle terre emerse. Tra quelle più a rischio ci sono atolli e isole dell'Oceano Pacifico, che rischiano letteralmente di sparire sott'acqua, ma anche ampie regioni e città affacciate sulla costa. Il problema riguarda anche l'Italia e coinvolge città come Venezia e la Pianura Pontina nel Lazio.
Perché il livello dei mari si è innalzato così velocemente: i dati
Come indicato, il livello medio globale del mare si è innalzato di circa 10 centimetri dal 1993 ad oggi e rischia di innalzarsi di altri 17 centimetri nel prossimo trentennio. Si rischia di arrivare a oltre 1 metro entro la fine del secolo. Sulla base dei dati raccolti dai satelliti Sentinel-6/Michael Freilich, GRACE, GRACE-FO e altri è stato calcolato che l'incremento della massa oceanica è stato di 2,1 millimetri all'anno tra il 2002 e il 2019, mentre l'espansione termica tra il 2005 e il 2019 è stata di 1,3 millimetri per anno. Complessivamente, il mare si è innalzato di 3,4 millimetri l'anno dal 1993 ad aggi, ma come indicato c'è stata una significativa accelerazione negli ultimi anni. Il principale catalizzatore di questo fenomeno è stato l'aumento delle temperature catalizzato dalle emissioni di CO2 (anidride carbonica) e altri gas climalteranti, legati ad attività umane come l'industria e i trasporti.

Secondo l'ultimo rapporto Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) dell'ONU, dall'epoca preindustriale ad oggi la temperatura media globale è aumentata di 1,1/1,2 °C, avvicinandoci sempre più alla soglia critica di +1,5 °C, oltre la quale ci aspettano conseguenze irreversibili e “indicibili sofferenze”. Un'analisi condotta dagli scienziati del Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA ha evidenziato che la maggior parte del riscaldamento si è verificato a partire dal 1975, in concomitanza col boom economico: da mezzo secolo si registra un incremento di circa 0,15-0,20 °C ogni decennio. E ogni decennio è risultato più caldo del precedente, con gli ultimi anni più caldi di sempre.
È in questo contesto di riscaldamento globale che i ghiacciai e le calotte glaciali vanno in sofferenza. Tra i principali motori dell'innalzamento del livello del mare vi è proprio lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia e dell'Antartide. Per quanto concerne la prima, ambita dagli Stati Uniti per molteplici ragioni, la NASA ha calcolato la perdita di 263 gigatonnellate (miliardi di tonnellate) di massa di ghiaccio ogni anno (con un margine di errore di circa +/- 21 Gt); per il Polo Sud. Dal 2002, quando sono iniziate le misurazioni, sono state perdute circa 5.800 Gt di ghiaccio. Si stima che per ogni 360 Gt perdute, il mare si innalza di 1 millimetro. Per quanto concerne l'Antartide, si calcola una perdita di 133 miliardi di tonnellate di ghiaccio ogni ogni anno dal 2002, per un totale di circa 2.600 Gt. Al Polo Sud si trova anche il famigerato ghiacciaio dell'Apocalisse, il cui completo scioglimento innescherebbe una reazione a cascata in grado di innalzare il mare di catastrofici 3,3 metri nei prossimi secoli. Copernicus prevede che entro il 2050 il livello del mare aumenterà di altri 10-25 centimetri indipendentemente dalla riduzione dei gas serra e di 30-60 centimetri entro il 2100. Nello scenario peggiore potrebbe arrivare a 100 centimetri.

La mappa delle zone più colpite negli ultimi 20 anni
L'innalzamento del livello del mare non è uniforme su tutta la Terra e ci sono regioni molto più influenzate: tra i parametri coinvolti lo sprofondamento del suolo (subsidenza), il sollevamento del suolo, le correnti oceaniche, l'erosione e altri fattori. Copernicus spiega che la regione europea più colpita dove il processo è più veloce è il Mar Baltico, dove il livello del mare tra il 1993 e il 2022 è aumentato di 4,8 millimetri l'anno. Le regioni più colpite sono tuttavia quelle insulari del Pacifico meridionale, dove a causa di fenomeni come l'Oscillazione El Niño-Sud (ENSO) possono verificarsi variazioni anche di 30 centimetri. Ciò ha effetti catastrofici soprattutto sugli atolli a livello del mare, compresi quelli dell'Oceano Indiano. Basti pensare che le Maldive stanno progettando di costruire nuove isole e di innalzare quelle esistenti per proteggersi dal fenomeno, un progetto ingegneristico complesso e costosissimo.

L'area più colpita in assoluto dall'innalzamento del livello del mare è quella del Pacifico occidentale, dove i tassi oscillano da + 6mm a + 10 mm annui rispetto alla media globale di 3,4 mm. Filippine, Indonesia, Papua Nuova Guinea, Isole Marshall, Kiribati, Tuvalu e altri stati insulari, secondo i dati NASA, NOAA, IPCC e WMO, hanno subito un aumento tra i 10 e i 20 centimetri. Aumenti significativi di 8-12 centimetri sono stati registrati in Bangladesh, India orientale, Sri Lanka e Maldive. Anche negli Stati Uniti sud-orientali e lungo la costa atlantica si sono verificati innalzamenti significativi, legati anche all'abbassamento del suolo e a cambiamenti nella Corrente del Golfo. In Florida, Carolina del Sud, New Jersey negli ultimi 20 anni sono stati compresi tra gli 8 e i 16 centimetri.

Fenomeni significativi sono stati registrati anche nel Mediterraneo orientale, con aumenti compresi tra i 6 e gli 8 centimetri, mentre nel Delta del Nilo il fenomeno è stato catalizzato dalla subsidenza che ha comportato un aumento medio di circa 20 centimetri. Curiosamente, nonostante lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia sia tra i principali motori dello scioglimento, qui in alcune aree il mare si abbasserà fino a 4 metri nei prossimi anni. La ragione, come dimostrato da un recente studio, è legata al fatto che lo scioglimento del ghiaccio riduce la massa e quindi il peso sulla crosta terrestre, che tende così a sollevarsi. Se il mare dovesse innalzarsi di oltre 3 metri, come evidenziato dagli scenari climatici peggiori, in Italia finiranno sott'acqua soprattutto aree dell'Alto Adriatico tra Veneto ed Emilia Romagna, ma saranno coinvolte anche le coste di Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.
Cosa stiamo facendo per combattere l’innalzamento dei mari
La principale misura per contrastare l'innalzamento del livello del mare è il taglio alle emissioni di anidride carbonica e altri gas climalteranti: in sostanza, sposare la transizione energetica, con la decarbonizzazione dei settori più impattanti come l'industria, l'energia e i trasporti. Sebbene si sappia come intervenire, non c'è volontà politica di perseguire le iniziative virtuose, perlomeno non ovunque. Un esempio calzante è quello degli Stati Uniti, tra i principali emettitori al mondo che ora ha annunciato un vero e proprio dietrofront rispetto alle politiche ambientali. Anche in Europa si stanno rivalutando alcune misure (come lo stop alle vendite alle auto a combustione interna dal 2035). Nonostante i tagli, come spiegato dalla NASA, l'innalzamento del livello del mare sarà comunque inevitabile nei prossimi decenni; possiamo solo evitare che la situazione sfugga completamente di mano. Non a caso in alcuni Paesi si sta intervenendo con misure di mitigazione attive, come la costruzione del sistema Delta Works nei Paesi Bassi, il MOSE nella laguna di Venezia e le barriere mobili negli USA. Fondamentali anche gli interventi legati alla protezione degli ecosistemi, come dune, mangrovieti e barriere coralline che possono fungere da scudo naturale.