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I capodogli si prendono a testate: il comportamento che ha ispirato Moby Dick ripreso in video per la prima volta

Grazie all’uso di droni, per la prima volta gli scienziati hanno ripreso dei capodogli che si prendono a testate. Si discuteva di questo comportamento da secoli, anche in relazione all’affondamento di alcune imbarcazioni durante l’epoca della baleneria. Quello della baleniera Essex, ad esempio, ispirò il celebre romanzo Moby Dick. Ora sappiamo con certezza che questi cetacei possono usare la testa come un ariete.
A cura di Andrea Centini
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La testata di un capodoglio maschio a una femmina. Credit: Associazione Tursiops
La testata di un capodoglio maschio a una femmina. Credit: Associazione Tursiops

Per la prima volta i ricercatori hanno documentato in modo scientifico dei capodogli che si prendono a testate. Potrebbe sembrare una curiosità di poco conto su questi meravigliosi mammiferi marini, i più grandi predatori del pianeta, ma in realtà stiamo parlando di un comportamento “sfuggente” di cui si racconta da secoli e del quale mancavano prove scientifiche. Il dubbio principale riguardava soprattutto l’opportunità di simili gesta: nella testa dei capodogli, infatti, sono presenti organi delicatissimi deputati alla produzione e alla ricezione del suono, che potrebbero danneggiarsi con colpi significativi. Sebbene modelli biomeccanici suggerissero che questi animali potessero sopportare impatti piuttosto forti, la presenza di queste strutture nella testa e l’assenza di documentazione scientifica rendevano il fenomeno un enigma. Eppure i resoconti dell’epoca baleniera parlavano abbastanza chiaro. Sono noti diversi affondamenti di imbarcazioni in legno da parte di capodogli inferociti durante la caccia; il più celebre è quello dell’Essex nel 1820, una baleniera a vela di 27 metri che, secondo la documentazione dell’epoca, fu colpita e affondata da due testate di un grande capodoglio maschio al largo delle Galápagos.

Il rapporto scritto dal primo ufficiale dell’Essex, Owen Chase, è piuttosto dettagliato sul doppio impatto: “Mi voltai e lo vidi a circa cento pertiche [circa 500 metri] proprio davanti a noi, che si avvicinava a una velocità doppia rispetto a quella abituale, circa 24 nodi, e sul suo volto apparve una furia e una sete di vendetta decuplicate. Le onde si infrangevano in tutte le direzioni intorno a lui, con il continuo e violento agitarsi della coda. La sua testa era per metà fuori dall’acqua, e in quel modo ci venne addosso, e colpì di nuovo la nave”. I venti uomini dell’equipaggio riuscirono a salire sulle scialuppe di salvataggio, ma da quel momento vissero una vera e propria odissea nel cuore dell’Oceano Pacifico, senza acqua né cibo. Sopravvissero soltanto in otto, e solo grazie al ricorso al cannibalismo, con l’estrazione a sorte delle vittime. Di una delle scialuppe, con cinque marinai a bordo, si persero le tracce dopo una tempesta notturna. Fu proprio questo tragico racconto a ispirare lo scrittore americano Herman Melville, autore del best seller Moby Dick, uscito nel 1851. Sono noti altri affondamenti ad opera di capodogli nel corso del XIX secolo, come quelli delle imbarcazioni Ann Alexander e Kathleen, oltre a osservazioni aneddotiche di testate fra maschi in competizione, ma fino a oggi mancava un documento scientifico che ne attestasse l’esistenza.

A condurre il nuovo studio è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell’Università di St Andrews (Scozia, Regno Unito), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell’Associazione Tursiops di Palma di Maiorca (Isole Baleari, Spagna) e dell’Università delle Azzorre (Portogallo). Gli scienziati, coordinati dal dottor Alec Burslem – oggi all’Università delle Hawaii – hanno documentato le testate fra capodogli in tre occasioni diverse tra il 2020 e il 2022. Ciò che ha fatto la differenza è stata la possibilità di utilizzare droni muniti di videocamera in mare aperto, strumenti preziosissimi per lo studio del comportamento animale senza arrecare disturbo.

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Il primo episodio è stato documentato nel 2020 nelle acque delle Azzorre, dove il capodoglio un tempo veniva cacciato e oggi rappresenta un vero e proprio simbolo dell’arcipelago, meta di turisti e studiosi da tutto il mondo per osservare le numerose specie di cetacei presenti. In questo caso sono stati coinvolti tre giovani esemplari: due si sono scontrati testa a testa a una velocità stimata di 2,2 metri al secondo. Durante l’interazione sono state registrate le vocalizzazioni sociali tipiche dei capodogli, le sequenze ripetute di click (codas). Nel secondo caso, documentato alle Baleari nel 2022, un giovane maschio – alla presenza di un secondo – ha colpito una femmina a una velocità di 3,6 metri al secondo (circa 13 km/h), deviandone la postura. In questo caso i maschi erano in uno stato di eccitazione e probabilmente l’atto aveva a che fare con il comportamento riproduttivo o competitivo. Nel terzo caso, documentato ancora alle Azzorre nel 2022, due esemplari (probabilmente maschi) si sono colpiti più volte con la testa e anche con il peduncolo caudale. I ricercatori hanno calcolato che i giovani maschi hanno sprigionato una forza pari a 200 kN, mentre un individuo adulto di 17 metri potrebbe arrivare a 1000 kN, l’equivalente dell’impatto di un vagone di locomotiva. Una vera e propria carica, in grado di distruggere agevolmente imbarcazioni in legno, come nel caso dell’Essex e di altre.

Poiché il comportamento è stato osservato solo tra maschi giovani, gli autori dello studio suggeriscono che possa trattarsi di competizione o forse di un gioco che prepara agli scontri da adulti, ma anche di un comportamento legato alla riproduzione, come evidenziato dal caso documentato alle Baleari che ha coinvolto una femmina. I ricercatori sperano che grazie ai droni si possa far luce su questo e altri misteri degli animali. “Questa prospettiva aerea unica per osservare e documentare il comportamento vicino alla superficie è solo uno dei modi in cui la tecnologia dei droni sta trasformando lo studio della biologia della fauna selvatica. È entusiasmante pensare a quali comportamenti finora inediti potremmo presto scoprire, e a come ulteriori osservazioni di scontri testa a testa potrebbero aiutarci a far luce sulle funzioni che tali comportamenti possono svolgere. Se ci sono persone in possesso di filmati simili, saremmo molto interessati a riceverli”, ha dichiarato il professor Burslem in un comunicato stampa. I dettagli della ricerca “Headbutting behaviour between sperm whales documented using unoccupied aerial vehicles” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Marine Mammal Science.

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