Gli alberi emettono strani bagliori blu durante i temporali: visti per la prima volta

Durante i temporali, dalle cime degli alberi si sprigionano deboli bagliori luminosi di colore blu nell’ultravioletto. Sono invisibili all’occhio umano, ma diventano evidenti se osservati con la giusta strumentazione. Gli scienziati ipotizzano da molto tempo l’esistenza di queste peculiari emissioni luminose, chiamate corone e legate ai cambiamenti dei campi elettrici nel cuore di una tempesta, ma solo grazie a un recente esperimento – condotto con un van trasformato in laboratorio di ricerca mobile – sono state realmente osservate in alcune foreste degli Stati Uniti. Sebbene possa sembrare una semplice curiosità, la formazione delle corone gioca un ruolo significativo sulla salute delle piante, poiché il transito delle cariche elettriche può provocare danni alla chioma (non si esclude che le piante si siano adattate a questo fenomeno potenzialmente dannoso).
La notizia dei bagliori blu rilasciati dagli alberi giunge poco dopo la pubblicazione di una ricerca pubblicata su Ecology and Evolution da scienziati della Scuola di Scienze Forestali e Naturali “Daniel B. Warnell” dell’Università della Georgia, nella quale è stato dimostrato che i cervi rilasciano nei boschi misteriose scie luminose nell’ultravioletto. A scoprire e descrivere le corone sugli alberi è stato un team di ricerca statunitense composto da scienziati del Dipartimento di Meteorologia e Scienze Atmosferiche dell’Università Statale della Pennsylvania. I ricercatori, coordinati dal dottor Patrick McFarland, hanno inizialmente rilevato i bagliori in laboratorio. Hanno posto parti di piccoli abeti rossi sotto piastre metalliche cariche, in grado di simulare le variazioni dei campi elettrici indotte da un temporale. Sulle punte degli aghi posti in cima hanno così osservato la comparsa delle deboli e spettacolari corone. “In laboratorio, se si spengono tutte le luci, si chiude la porta e si bloccano le finestre, si riescono a malapena a vedere le corone. Sembrano un bagliore blu”, ha spiegato McFarland in un comunicato stampa.
Il principio di formazione è relativamente semplice. Come spiegato dagli esperti, la carica di un temporale (o di una piastra metallica) induce una carica opposta nel terreno sottostante; la carica a terra viene attratta da quella posta in alto e, per “congiungersi”, percorre gli alberi – protetti da uno strato isolante di aria e umidità – fino a raggiungere il punto più elevato possibile. Quando l’elettricità arriva sulle punte, si scarica e dà vita ai bagliori chiamati corone. Il processo non è così dissimile da quello che innesca i fulmini, legato a una significativa differenza di potenziale, ma in questo caso la scarica è molto più debole e non totalmente distruttiva, essendo legata a piccole perturbazioni dei campi elettrici.

Dopo aver dimostrato il fenomeno in laboratorio, McFarland e colleghi hanno deciso di confermarne l’esistenza anche in natura. Hanno quindi modificato un van aggiungendo una specifica strumentazione scientifica, tra cui una telecamera UV, un periscopio sul tetto, una stazione meteo e vari sensori per rilevare le variazioni dei campi elettrici. L’aspetto più curioso è che i ricercatori hanno dovuto bucare il tetto e sostituire un sedile con un sistema ammortizzato, per evitare oscillazioni degli strumenti durante la marcia. Una volta pronto il veicolo, si sono lanciati a caccia di foreste e temporali in Carolina del Nord, concentrandosi su specie di alberi come il liquidambar e il pino loblolly. Sebbene in tempo reale non siano riusciti a vedere nulla, analizzando le immagini in laboratorio hanno individuato ben 41 corone – nell’arco di un’ora e mezza – su un singolo albero. Successivamente ne hanno rilevate altre su alberi in Florida e Pennsylvania. I fenomeni luminosi duravano fino a 3 secondi e si spostavano da una foglia all’altra. Secondo i ricercatori, se avessimo una vista sovrumana riusciremmo a vedere un tripudio di spettacolari bagliori blu sulle foreste, durante un temporale.
“Queste cose accadono davvero; le abbiamo viste; ora sappiamo che esistono. Avere finalmente prove concrete di ciò… è ciò che ritengo più divertente”, ha affermato McFarland. Come indicato, non si tratta solo di un fenomeno curioso e suggestivo: è stato dimostrato che le cariche elettriche sono in grado di bruciare gli apici delle foglie in pochi secondi, distruggendo i cloroplasti – gli organelli alla base della fotosintesi – e rompendo le membrane delle cellule vegetali. Si pensa anche che possano deteriorare la cuticola, lo strato ceroso che protegge le piante dalla disidratazione e dai raggi ultravioletti. In sostanza, questi fenomeni non sono benevoli per le piante e potrebbero, a lungo andare, determinare danni significativi alle chiome. Per questo gli autori dello studio vogliono approfondire la questione, per capire non solo la potenziale portata di questi danni, ma anche se e come gli alberi si siano evoluti per proteggersi dalle scariche elettriche. Sarà inoltre valutato l’impatto sulla rimozione degli idrocarburi emessi dagli alberi. Nel prosieguo dello studio saranno coinvolti anche botanici ed ecologi. I dettagli della ricerca “Corona Discharges Glow on Trees Under Thunderstorms” sono stati pubblicati su Geophysical Research Letters.