Ghepardi mummificati in Arabia Saudita: la scoperta che può portare alla reintroduzione della specie

Ghepardi mummificati naturalmente, ritrovati in alcune grotte del nord dell’Arabia Saudita, stanno riscrivendo la storia di uno dei grandi felini più minacciati al mondo. La scoperta, documentata in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Communications Earth & Environment, dimostra che almeno due sottospecie di ghepardo hanno abitato la Penisola Arabica prima della loro estinzione locale, aprendo nuove prospettive per una futura reintroduzione della specie.
I resti sono stati rinvenuti in cinque grotte nei pressi della città di Arar, dove i ricercatori hanno identificato sette esemplari mummificati naturalmente (Acinonyx jubatus) insieme ai resti scheletrici di altri 54 ghepardi. Le analisi cronologiche indicano una presenza che si estende per millenni: i resti più antichi risalgono a circa 4.000 anni fa, mentre le mummie naturali presentano datazioni comprese tra circa 1.870 e 130 anni fa.
“La scoperta fortuita di sette ghepardi mummificati naturalmente in diverse grotte, insieme ai resti scheletrici di 54 ghepardi, ha fornito una preziosa opportunità per chiarire la storia evolutiva dei ghepardi nel loro precedente areale” scrivono gli autori dello studio, guidati da Ahmed Al Boug del National Center for Wildlife (NCW) di Riad.
Utilizzando datazioni radiocarboniche, analisi radiografiche e sequenziamento genomico completo, il team ha potuto ricostruire non solo l’età degli animali, ma anche la loro appartenenza a livello di sottospecie.

Un risultato chiave riguarda proprio il DNA: per la prima volta sono state ottenute sequenze genomiche complete da grandi felini mummificati naturalmente.
L’analisi mostra che l’esemplare più recente è geneticamente più vicino al ghepardo asiatico (Acinonyx jubatus venaticus) – la sottospecie storicamente ritenuta presente in Arabia Saudita – , mentre i più antichi risultano più simili al ghepardo dell’Africa nordoccidentale (Acinonyx jubatus hecki). Un dato che modifica le basi scientifiche su cui poggiano i progetti di reintroduzione.
Nel contesto di un drammatico declino globale dei ghepardi (Acinonyx jubatus), con la specie confinata a una piccola parte del suo areale storico e circolante in natura in poche migliaia di esemplari, questi risultati assumono infatti un valore strategico per la conservazione “Concludiamo che la reintroduzione dei ghepardi in Arabia può basarsi sulle sottospecie più vicine ai ghepardi scoperti” scrivono ancora i ricercatori, sottolineando anche “l’importante ruolo che le grotte possono svolgere come depositi di antica biodiversità”.
Scoperta dei ghepardi mummificati: cosa è stato trovato nelle grotte saudite
La scoperta è avvenuta tra il 2022 e il 2023, quando Ahmed Boug e colleghi hanno individuato cinque grotte dell’Arabia Saudita contenenti resti eccezionalmente ben conservati di ghepardi e delle loro presunte prede. Le condizioni ambientali delle grotte hanno favorito una mummificazione naturale, un fenomeno raro per grandi carnivori, che ha permesso la conservazione di tessuti e materiale genetico.
Per le analisi, i ricercatori hanno applicato un approccio multidisciplinare, combinando:
- datazione paleocronologica per stabilire il contesto temporale
- analisi radiografiche per determinare le classi di età
- sequenziamento genomico per identificare le sottospecie presenti in epoche diverse
“Abbiamo applicato il sequenziamento genomico per dedurre le sottospecie presenti in diversi periodi” precisano gli autori, evidenziando come le età calibrate al radiocarbonio (14C) dei ghepardi mummificati coprano un arco temporale che va da circa 4.223 anni fa fino a poco più di un secolo fa.
Questi dati dimostrano che la presenza dei ghepardi nella Penisola Arabica non era né marginale né recente, ma strutturata e duratura, rendendo l’estinzione locale un fenomeno relativamente moderno.
Perché il DNA dei ghepardi mummificati è cruciale per la reintroduzione
Il valore scientifico più rilevante della scoperta riguarda il DNA antico. Fino ad oggi, i piani di reintroduzione dei ghepardi in Arabia Saudita si basavano quasi esclusivamente sull’ipotesi che l’unica sottospecie storicamente presente fosse il ghepardo asiatico (Acinonyx jubatus venaticus). Secondo la letteratura scientifica, il ghepardo asiatico è oggi ridotto a una sola piccola popolazione in Iran, stimata in circa 50–70 esemplari, ed è classificato come in grave pericolo di estinzione (Lista rossa IUCN).
Lo studio pubblicato su Communications Earth & Environment cambia questo scenario: dimostra che in Arabia Saudita erano presenti anche ghepardi geneticamente affini alla sottospecie dell’Africa nordoccidentale, ampliando il potenziale bacino genetico per eventuali programmi di ripristino della specie.
Secondo gli autori, un pool genetico più ampio rende più fattibili e scientificamente solidi gli sforzi di reintroduzione, non solo per i ghepardi ma potenzialmente anche per altre specie estinte localmente. Le tracce di DNA antico, spiegano, possono diventare uno strumento guida per future strategie di conservazione e rewilding, soprattutto in regioni dove mancano dati storici affidabili.