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Fibrillazione atriale associata a bevande zuccherate e dolcificate: i rischi secondo un nuovo studio

Gli scienziati hanno trovato un’associazione tra il consumo di bevande zuccherate e dolcificate artificialmente e un rischio superiore di fibrillazione atriale, una malattia del cuore che determina aritmia. Ecco cosa è stato scoperto.
A cura di Andrea Centini
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Bere almeno 2 litri a settimana di bevande zuccherate o dolcificate artificialmente è associato a un rischio superiore di fibrillazione atriale, una malattia del cuore che provoca aritmia, come specificato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS). D'altro canto, bere 1 litro – o meno – di succo di frutta puro (al 100 percento) nello stesso arco temporale è legato a una riduzione del rischio di sviluppare la stessa condizione cardiaca, che a sua volta può sfociare in gravi complicazioni come l'ictus tromboembolico. È quanto emerso da un nuovo studio volto a valutare i rischi delle suddette bibite, già finite sul banco degli imputati a più riprese.

Diverse ricerche condotte in passato, infatti, avevano trovato associazioni tra il consumo di bevande zuccherate e condizioni cardiometaboliche, ma anche con cancro, infertilitàrendimento scolastico peggiore e morte prematura. Tuttavia non era chiaro il legame con la fibrillazione atriale, per questo motivo il nuovo studio si è concentrato specificatamente sull'aritmia. Nell'indagine sono state coinvolte anche le cosiddette bibite dietetiche, arricchite di dolcificanti artificiali per eliminare gli zuccheri e dunque renderle ipocaloriche. Ma ciò non significa necessariamente più salutari. Paradossalmente, infatti, il rischio maggiore di fibrillazione atriale è emerso proprio col consumo di queste ultime. È doveroso ricordare che si è trattato di un “semplice” studio di osservazione, pertanto non sono emersi rapporti di causa-effetto, tuttavia l'associazione statistica tra fibrillazione atriale e consumo resta significativa e i risultati non vanno sottovalutati, come evidenziato dagli autori.

A determinare che bere almeno 2 litri di bevande zuccherate o dolcificate può aumentare il rischio di fibrillazione atriale è stato un team di ricerca cinese guidato da scienziati dell'ospedale universitario Shanghai Ninth People's Hospital e della Scuola di Medicina dell'Università Shanghai JiaoTong, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Cardiologia, Ospedale Shidong – Università di Shanghai per la Scienza e la Tecnologia e della Scuola di Salute Pubblica dell'Università di Zhejiang. I ricercatori, coordinati dal professor Ningjian Wang, docente presso il Dipartimento di Endocrinologia e Metabolismo dell'ateneo cinese, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato statisticamente i dati di circa 200.000 britannici adulti caricati nel database UK Biobank. L'età era compresa tra i 37 e i 43 anni ed in maggioranza si trattava di donne (55 percento).

I ricercatori, che hanno seguito i partecipanti per un periodo di follow-up di 10 anni, hanno incrociato i dati sulla fibrillazione atriale emersi dalle cartelle cliniche con quelli di questionari dietetici compilati in cinque occasioni diverse, tra il 2009 e il 2012. Dall'analisi statistica è emerso che chi beveva più di 2 litri di bevande zuccherate in modo artificiale a settimana aveva il 20 percento del rischio in più di sviluppare fibrillazione atriale, mentre chi beveva 2 litri o più di bevande zuccherate aveva un incremento del rischio del 10 percento. Per i fumatori che bevevano queste bevande il rischio saliva al 31 percento. Chi consumava meno di 1 litro di succo di frutta puro (ad esempio 100 percento arancia o ananas) a settimana aveva invece un rischio ridotto dell'8 percento. Il professor Wang e colleghi hanno anche determinato che i consumatori più assidui di bevande dolcificate erano principalmente donne, giovani, con un BMI più elevato e maggiore prevalenza di diabete di tipo 2, mentre le bevande zuccherate erano preferite da maschi, giovani con BMI elevato e prevalenze di patologie cardiache.

Come indicato, uno studio di associazione non evidenzia rapporti di causa-effetto, tuttavia i ricercatori hanno osservato che tale associazione tra bevande zuccherate / dolcificate e fibrillazione atriale è rimasta anche tenendo in considerazione la suscettibilità genetica alla malattia dei partecipanti. “Sulla base di questi risultati, raccomandiamo alle persone di ridurre o addirittura evitare le bevande zuccherate e zuccherate artificialmente quando possibile. Non dare per scontato che bere bevande zuccherate artificialmente a basso contenuto di zuccheri e a basso contenuto calorico sia salutare, potrebbe comportare potenziali rischi per la salute”, ha dichiarato il professor Wang in un comunicato stampa.

I meccanismi che innescano il potenziale rischio non sono chiari, ma ci sono possibili spiegazioni. Fra esse “la resistenza all'insulina e la risposta del corpo a diversi dolcificanti”, ha spiegato lo scienziato, sottolineando che quelli artificiali presenti negli alimenti e nelle bevande “includono principalmente sucralosio, aspartame, saccarina e acesulfame”. “Questo studio non dimostra che il consumo di SSB (bevande zuccherate NDR) e ASB (bevande zuccherate artificialmente NDR) altera il rischio di fibrillazione atriale ma piuttosto che il consumo di SSB e ASB può predire il rischio di fibrillazione atriale oltre i tradizionali fattori di rischio”, hanno chiosato gli scienziati nell'abstract dello studio. I dettagli della ricerca “Sweetened Beverages, Genetic Susceptibility, and Incident Atrial Fibrillation: A Prospective Cohort Study” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Circulation: Arrhythmia and Electrofisiology dell'American Heart Association (AHA).

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