Enorme macchia solare esplode decine di volte in 24 ore e ora punta la Terra: è metà della Carrington

In pochi giorni sul Sole si è manifestata dal nulla una macchia solare gigantesca ed estremamente attiva e instabile. Come indicato dall'astrofisico Tony Phillips sul portale specializzato in meteo spaziale spaceweatherlive.com, infatti, in appena 24 ore il complesso AR 4366 ha scatenato decine di brillamenti. Fra essi si è verificato anche un violentissimo Classe X 8.1 rilevato dal telescopio spaziale Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA, esattamente alle 23:57 del Tempo Coordinato Universale (UTC) del 1 febbraio, le ore 01:57 ora italiana di oggi, lunedì 2 febbraio. È stato registrato anche un Classe X 1.6 alle 09:13 di stamattina. I fisici solari stanno ancora cercando di capire se sono state scagliate delle espulsioni di massa coronale (CME) verso la Terra, che possono innescare tempeste geomagnetiche e aurore polari. Nel frattempo, nel corso della mattinata odierna, l'attività solare ha determinato una forte tempesta di radiazioni con estesi blackout radio su Africa, Medio Oriente, Asia meridionale e parte dei Paesi dell'Oceania.
Gli scienziati stanno monitorando attentamente la macchia solare AR 4366 a causa della significativa instabilità, la crescita rapidissima e le sue grandi dimensioni, circa metà del colosso dell'Evento di Carrington, la più potente tempesta solare registrata in tempi moderni. Era il 1 settembre 1859, quando un mostruoso brillamento di Classe X 45 scagliò verso la Terra una raffica di CME in grado di innescare una duratura ed estrema tempesta geomagnetica (Classe G5), che fece letteralmente prendere fuoco i telegrafi e provocare brutte scosse agli operatori. Alcuni dispositivi iniziarono persino a funzionare senza pile collegate, a causa delle correnti parassite introdotte dal fenomeno. Al giorno d'oggi, un simile evento potrebbe avere esiti catastrofici distruggendo satelliti e infrastrutture elettriche, facendo saltare una moltitudine di servizi di primaria importanza come comunicazioni, navigazione GPS e connessione internet. Il caos potrebbe durare settimane o addirittura mesi, secondo le previsioni più fosche. Ecco perché monitorare il meteo spaziale e il comportamento delle grandi macchie solari come AR 4366 è così importante.
Al momento la nuova struttura si trova in alto sulla sinistra del disco solare, più o meno a metà strada tra l'equatore e il polo nord. Nelle prossime ore ruoterà nella zona centrale della stella e quello sarà il momento potenzialmente più critico, perché la macchia solare punterà direttamente il nostro pianeta. Nel caso in cui dovesse sprigionare altri brillamenti di Classe X, magari più potenti di quelli appena rilevati, sarebbero possibili tempeste geomagnetiche acute (G4) o estreme (G5). Ricordiamo che anche eruzioni solari di Classe M, meno potenti delle Classe X, possono scatenare eventi significativi come accaduto recentemente. E la notevole instabilità della macchia, con così tante esplosioni concentrate in poche ore, aumenta il rischio che qualcosa di “grosso” possa verificarsi proprio nella posizione più delicata.
In questi giorni si sta anche preparando il lancio della missione Artemis 2 attorno alla Luna e gli ingegneri dovranno valutare attentamente anche l'impatto del meteo spaziale, che è in grado di aumentare sensibilmente la resistenza dell'aria e rendere necessarie manovre di correzione per satelliti e veicoli spaziali (diversi satelliti Starlink sono stati condannati a deorbitare e alla distruzione proprio a causa di forti tempeste solari).
Ma questi fenomeni solari non significano solo rischi. Le tempeste geomagnetiche, infatti, sono responsabili anche delle bellissime aurore polari (aurora boreale nell'emisfero settentrionale e aurora australe in quello meridionale), come quelle recentemente verificatesi sull'Italia. Le espulsioni di massa coronale sono infatti flussi di materiale strappato dall'atmosfera esterna del Sole, la corona, che danno vita al vento solare composto da plasma (particelle cariche elettricamente) e campi magnetici; quando si scontrano con la magnetosfera terrestre avviene l'interazione con gli atomi dell'alta atmosfera (ionosfera) e le particelle si eccitano, dando vita agli spettacolari archi aurorali colorati che si dispongono lungo le linee del campo. In genere per l'Italia serve un indice di attività magnetica (Kp) di almeno 7 (su una scala che arriva a 9) legata a tempeste geomagnetiche G4/G5. Non resta che attendere le prossime ore per capire se la macchia solare AR 4366 darà vita anche ai fenomeni aurorali, che lo ricordiamo, sono visibili solo al buio e chiaramente col cielo sereno.