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10 Giugno 2022
14:15

Energia verde e illimitata dall’oceano: il Giappone testa una gigantesca turbina sommergibile

Gli ingegneri giapponesi stanno testando Kairyu, una enorme turbina sommergibile progettata per ottenere energia dalle correnti oceaniche. Ecco come funziona.
A cura di Andrea Centini
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La centrale sperimentale Kairyu. Credit: IHI
La centrale sperimentale Kairyu. Credit: IHI

Il Giappone si prepara a sfruttare fonti di energia rinnovabile alternative e potenzialmente illimitate: le potentissime correnti oceaniche che vorticano lungo le coste del Paese asiatico. Per ottenere l'elettricità gli ingegneri nipponici hanno realizzato un primo, gigantesco prototipo di turbina progettato per fluttuare a 50 metri di profondità sotto la superficie del mare. Questo colosso da oltre 300 tonnellate si chiama Kairyu (termine giapponese che si può tradurre in “corrente oceanica”) e ha da poco superato alcuni fondamentali test, dopo essere stato immerso per oltre tre anni in correnti non troppo potenti. L'obiettivo finale è riuscire a inserire una batteria di questi “mostri” – anche più grandi del prototipo – nel cuore della violentissima corrente Kuroshio, un vortice generato nel cuore del Pacifico settentrionale che colpisce le coste nipponiche a Est. Qualora si riuscisse a domare questa corrente, il Giappone potrebbe disporre di una fonte preziosissima di energia verde inestinguibile, in grado di abbattere la forte dipendenza del Paese dai combustibili fossili.

La centrale sommergibile Kairyu è stata realizzata dalle società Ishikawajima-Harima Heavy Industries (IHI Corporation) e New Energy and Industrial Technology Development Organization (NEDO), che hanno lavorato alla progettazione del prototipo per lunghi anni. La centrale di colore giallo e blu si compone di tre strutture cilindriche principali lunghe una ventina di metri: il trasformatore / trasmettitore della corrente al centro (collegato a una pinna per resistere alla pressione oceanica) e i due generatori ai lati, sormontati da due enormi turbine alte 11 metri. È un vero e proprio colosso che va ancorato al fondale marino, dal quale parte il cavo collegato alla rete. Una volta “liberata” in mare, la centrale Kairyu è in grado di orientarsi per raccogliere quanta più energia possibile dalla corrente e può mantenersi stabile facendo ruotare le turbine anche in direzione opposta.

Al momento la sofisticata opera d'ingegno è stata testata in correnti relativamente lente (fino a 4 nodi, un flusso da due metri al secondo), dalle quali è stata in grado di estrapolare 100 kilowatt di potenza. È una quantità di energia piuttosto limitata se confrontata alla produttività di una turbina eolica offshore di medie dimensioni, che è in grado di generare 3,6 megawatt. Tuttavia, qualora Kairyu si dimostrasse in grado di affrontare la corrente Kuroshio, gli ingegneri costruiranno un modello molto più grande, in grado di arrivare a 2 megawatt di potenza. I ricercatori di IHI stimano che da questa corrente oceanica possano essere “strappati” oltre 200 gigawatt di corrente elettrica, una quantità sufficiente a soddisfare un'ampia fetta del fabbisogno nazionale nipponico. Ma prima di potersi affrancare dai combustibili fossili e dall'importazione di energia da altri Paesi bisogna domare l'oceano.

In Giappone a causa della peculiare geografia risulta complicata la costruzione di grandi impianti con turbine eoliche, mentre le centrali elettriche sperimentali che sfruttano la forza del mare e gli impianti fotovoltaici galleggianti sono minacciati dai tifoni. Le turbine sommerse sarebbero al riparo dagli eventi atmosferici estremi e potrebbero rappresentare una validissima alternativa, qualora si riuscissero a risolvere tutti i problemi tecnici. Ma non va sicuramente dimenticato il potenziale impatto sull'ambiente; solo il rumore, ad esempio, potrebbe avere un impatto significativo sui cetacei.

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