Elena, sopravvissuta alle fiamme: “Non si dimentica mai, oggi però non mi riconosco senza cicatrici”

L'ustione non è soltanto un danno della pelle, è a tutti gli effetti una malattia che può avere conseguenze su tutto il corpo. Purtroppo è apparso a tutti molto chiaramente dopo il terribile incendio di Crans-Montana della notte di Capodanno. Anche dopo quasi due settimane dall'incidente, diversi dei 12 ragazzi ustionati ricoverati all'Ospedale Niguarda di Milano sono infatti ancora in condizioni serie, soprattutto chi ha riportato ustioni molto estese, come Leonardo Bove, l'ultimo ragazzo arrivato all'ospedale milanese solo domenica scorsa.
Negli ustionati gravi, il percorso verso la guarigione può richiedere anche anni. Lo ha spiegato a Fanpage.it professore Franco Bassetto, presidente della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (SICPRE) e direttore dell'UOC Grandi Ustionati dell'Azienda Ospedaliera di Padova.
Ne sono passati più di tre da quando Elena Benatti è rimasta coinvolta in un grave incendio sul terrazzo di casa, in provincia di Torino, dove viveva con il compagno e il cane. Entrambi hanno perso la vita. Lei è sopravvissuta ma le fiamme le hanno causato ustioni per il 35% della superficie del corpo. Quando è successo aveva 26 anni, oggi ne ha 30, le sue ferite sono guarite, ma dimenticare è impossibile. Per questo oggi cerca di aiutare gli altri che hanno subito esperienze simili con la sua associazione "Insieme per le ustioni e le cicatrici". A Fanpage.it ha raccontato il suo percorso fino a oggi.
Elena, puoi raccontarci come è iniziato tutto?
Tutto è iniziato ormai quasi tre anni e mezzo fa. Ero sul terrazzo di casa con il mio compagno e il nostro cane e improvvisamente c'è stato un terribile incidente. La dinamica nei dettagli nessuno è stato davvero in grado di dirmela, ma a grandi linee un corto circuito ha innescato una miscela di vapori infiammabili che hanno improvvisamente preso fuoco. La prima fiammata mi ha preso in viso, le lenti dei miei occhiali sono esplose.
Cosa è successo subito dopo l’esplosione?
Le fiamme sono diventate improvvisamente altissime. Il mio compagno era diventato praticamente una torcia umana. Quando mi si è avvicinato, istintivamente ho sentito che dovevo fare qualcosa per aiutarlo: l’ho abbracciato e l’ho portato in bagno sotto la doccia. In quel momento mi sono ustionata ulteriormente braccia, collo e gambe. Il nostro cane purtroppo non ce l'ha fatta, è morto quella sera stessa.
E poi?
Io avevo ustioni importanti in diverse parti del corpo. Sul viso, sul décolleté, sulle braccia, sulle mani e parte delle gambe. Il mio compagno purtroppo era ancora più grave, nonostante il mio tentativo di aiutarlo. Io avevo ustioni per circa il 35% del corpo, lui per il 90%.
Siete stati trasferiti subito in ospedale?
Sì, siamo stati portati entrambi al centro ustioni di Torino. Lui è stato subito sedato, intubato, e messo in coma farmacologico perché con le ustioni che aveva il dolore sarebbe stato insostenibile ed è stato operato quella notte stessa. Poi siamo stati trasferiti nel reparto grandi ustionati di Torino, entrambi in terapia intensiva.
Per quanto tempo siete stati ricoverati?
Io sono rimasta in terapia intensiva per un mese, poi altri due in terapia subintensiva. Il mio compagno è rimasto in coma, è sopravvissuto per altri sei mesi, ma purtroppo a causa delle continue infezioni non ce l'ha fatta. Avremmo dovuto sposarci due mesi dopo, è una perdita che non riesci ad accettare. Puoi solo imparare a conviverci.
È stato un percorso molto lungo…
Lungo e difficile, soprattutto in certi momenti. La terapia intensiva è stata molto faticosa, perché ero isolata, sola nella mia stanza e in quelle condizioni. Se non la vivi pensi che l'ustione riguardi solo la tua pelle, ma non è così. Sia io che il mio compagno abbiamo sviluppato polmoniti da fumo. Più volte mi hanno dovuto drenare i polmoni, avevo sviluppato un litro di liquido per polmone.
Sei rimasta cosciente durante il ricovero?
Sì, i medici sono stati bravissimi e sono riusciti a evitare l’intubazione, anche se avevo bisogno della maschera per respirare. Solo una volta sono stata intubata per 15 giorni. Certo, a causa del dolore mi davano dosi molto alte di antidolorifici e altri farmaci, quindi i ricordi di quel periodo sono confusi, ma non ho mai perso completamente conoscenza, tranne durante le medicazioni. Per tutto il periodo in cui sono stata ricoverata i medici mi hanno medicata una volta ogni due o tre giorni. Sono medicazioni molto dolorose per questo si fanno sotto anestesia.
Quante volte sei stata operata?
Durante i primi tre mesi sono stata operata quattro volte per curare le ustioni e i danni che avevano causato. Dopo circa otto mesi dall'incidente, le ferite si erano chiuse ma non era ancora finita. Le cicatrici da ustione sono particolari, tendono a crescere in altezza e a irrigidirsi. Per questo ho dovuto indossare per circa 20 ore al giorno una guaina elastocompressiva su quasi tutto il corpo per 18 mesi. Tuttora sto facendo un trattamento particolare con il laser all'ospedale Niguarda di Milano.
Ma oltre alla cura delle cicatrici, per me è stata fondamentale la fisioterapia, che fortunatamente ho fatto dall'inizio. Se non fosse stato così oggi probabilmente non userei più le mani.
Dopo le dimissioni eri autonoma?
No, assolutamente. Quando sono uscita dall’ospedale pesavo 40 chili e non riuscivo nemmeno a tenere in mano un bicchiere. Avevo i gomiti bloccati a 90 gradi e facevo fisioterapia quattro volte a settimana.
Oggi hai recuperato l'uso delle mani?
Sì, ma non completamente. Dal mio punto di vista le mie mani oggi sono bellissime, ma ancora adesso faccio fisioterapia una volta a settimana perché non riesco a chiudere completamente la mano o a piegare bene il polso e ho perso la funzionalità di un dito, che è stato danneggiato in modo irreversibile dal fuoco.
Dal punto di vista psicologico, come hai affrontato tutto questo?
Dal mio ricovero sono sempre stata affiancata da uno psicologo. Per me è stato fondamentale. I primi tempi ero arrabbiata con il mondo. I miei genitori facevano di tutto per me, ma io continuavo a trattarli male. Mi chiedevo continuamente “perché è successo a noi?”.
Poi cos'è cambiato?
Poi, piano piano con tanta pazienza sono riuscita a elaborare quello che è successo. Purtroppo è un trauma che non si supera, ma puoi imparare a conviverci. Oggi sento che è un po' come se lo prendessi per mano e ci camminassi insieme tutti i giorni. Lo accetti, ma non puoi dimenticarlo, anche perché il tuo riflesso allo specchio te lo ricorda ogni giorno.
È stato difficile accettare il cambiamento fisico?
Molto. All’inizio uscivo completamente coperta, non volevo far vedere le guaine o le cicatrici e se notavo che qualcuno si soffermava a guardarmi mi arrabbiavo. Poi, grazie alla psicologa e ai miei amici, ho iniziato piano piano ad accettarmi e a comportarmi, non dico come prima, ma comunque a sentirmi più libera.
Qual è stata la parte più difficile del tuo percorso?
Almeno per me la cosa più difficile è stata convivere a lungo con il fatto che non potessi usare le mani. Non riuscire a prendere un bicchiere in mano è avvilente.
Anche dopo non è stato facile. Una delle cose più dolorose per me è stato accettare che non potevo fare più sport come prima. Sia io che il mio compagno amavamo fare sport, la mia passione era il ciclismo. Oggi ho dovuto accettare che non posso più andare in bici come prima, non ho più la stessa abilità nelle mani. Ma ho trovato altri sport, come il trekking, che mi rendono felice.
Raccontami meglio
Ho accettato il fatto che sono una nuova Elena e che adesso, anche se non vado più in bici, vado a camminare e a farmi i trekking in montagna anche a 3000 metri di quota. Oggi, se guardo una foto di com’ero prima, non mi riconosco più, è come se queste cicatrici le avessi sempre avute, mi fa strano pensarmi senza.
Se potessi lasciare un messaggio a chi sta vivendo ora un’esperienza simile, come i sopravvissuti di Crans-Montana, cosa diresti?
Direi di crederci sempre. Io non avrei mai pensato di tornare come sono oggi, ma ci ho sempre creduto, anche quando mi dicevano che ero in una situazione molto delicata. Si può andare oltre. Nonostante tutto, io sono ancora convinta che la vita sia bella e quando ti viene data una seconda possibilità la devi vivere al 100%.