Due asteroidi in avvicinamento alla Terra tra oggi e venerdì: uno passerà entro l’orbita lunare

Tra oggi, mercoledì 11 marzo, e venerdì 13, due asteroidi compiranno un passaggio ravvicinato alla Terra (in termini astronomici). Il primo dei due, 2026EJ1, sfreccerà sulle nostre teste questa sera alle 19:43 del Tempo Coordinato Universale – UTC (le 20:43 ora italiana) a una distanza di 790.000 chilometri, circa il doppio di quella che separa mediamente la Terra dalla Luna, ovvero 384.000 chilometri. Il secondo sasso spaziale, 2026EG1, farà un passaggio ancora più ravvicinato alle 04:26 ora italiana di dopodomani, “salutando” il nostro pianeta ad appena 318.000 chilometri. Ciò significa che passerà all'interno dell'orbita lunare. Non sono molti gli asteroidi che ogni anno transitano a una distanza del genere dalla Terra.
Sottolineiamo che entrambi i sorvoli saranno del tutto sicuri: non c'è alcun rischio di impatto con la superficie terrestre. Come ci ricorda il recente incidente avvenuto in Germania, in cui i frammenti di un meteoroide hanno colpito una casa sfondando il tetto e finendo in una camera da letto, è comunque fondamentale mantenere una strettissima sorveglianza del traffico spaziale. Per gli scienziati non è questione di “se saremo colpiti” da un oggetto di dimensioni significative, ma di quando. Recentemente la responsabile della Difesa Planetaria della NASA, Kelly Fast, ha affermato che non siamo pronti a contrastare l'arrivo di un asteroide “killer di città” che punti la Terra, nonostante il successo della missione DART del 2022, in cui è stato deviato con successo un asteroide con un impatto cinetico. Siamo dunque scoperti e a rischio, a maggior ragione se si considera che molti di questi sassi spaziali vengono identificati poco prima del potenziale impatto (riducendo drasticamente le possibilità di intervento).
2026EJ1, che ha un diametro compreso tra i 7 e i 17 metri secondo il Near Earth Objects Coordination Centre dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), è stato infatti scoperto il 7 marzo dall'osservatorio GINOP-KHK di Piszkesteto, sito sui Monti Mátra in Ungheria (a circa 80 chilometri da Budapest). Il secondo, 2026EG1 con un diametro di 10-22 metri, è stato invece identificato per la prima volta domenica 8 marzo dall'Osservatorio Mt. Lemmon Survey in Arizona (Stati Uniti), facente parte del sofisticato programma di monitoraggio Catalina Sky Survey finanziato dalla NASA. Nel caso in cui i due asteroidi avessero puntato la Terra, molto probabilmente avrebbero avuto conseguenze analoghe a quelle della famosa “meteora di Chelyabinsk”, esplosa nei cieli della Russia nel febbraio 2013. L'oggetto, con un diametro stimato di 15 metri e una massa di 10.000 tonnellate, sprigionò una violentissima onda d'urto che causò circa 1.500 feriti in una vasta area scarsamente popolata. In molti furono feriti dall'esplosione dei vetri. Se l'oggetto fosse esploso su un'area densamente popolata, l'evento avrebbe avuto conseguenze ben peggiori. Basti sapere che, in un lago remoto, i ricercatori hanno recuperato un frammento dell'asteroide di ben 570 chilogrammi.
Molto peggiore sarebbe l'impatto di un cosiddetto “killer di città”, un asteroide con un diametro compreso tra i 50 e i 100 metri, in grado di radere al suolo una città in pochi istanti. L'evento di Tunguska del 1908 fu causato proprio da un oggetto del genere, che devastò ben 2.000 ettari di foresta. Sono proprio questi gli oggetti più attenzionati perché ce ne sono moltissimi nei pressi della Terra (i cosiddetti NEO, Near Earth Objects) e una larga parte di essi non è ancora stata scoperta. In questo ci aiuterà sicuramente il potente Osservatorio Vera Rubin recentemente messo in funzione.
Un discorso diverso può essere fatto per i cosiddetti “killer di pianeti” come l'asteroide dell'evento di Chicxulub che 66 milioni di anni fa ha determinato l'estinzione dei dinosauri non aviani. Impatti con oggetti di questo tipo hanno una frequenza di molti milioni di anni, ma sono anch'essi nel novero delle possibilità e non è detto che un domani, se non si dovesse estinguere per qualche altra ragione, l'umanità possa avere a che fare con una situazione apocalittica come quelle raccontate in film come Armageddon, Deep Impact e il più recente Greenland.