Doppio terremoto in Emilia Romagna, INGV a Fanpage.it: “No segnali di avviso, ma nessuna anomalia”

Poco prima delle 09:30 di oggi, martedì 13 gennaio 2026, in Emilia Romagna si sono verificate due scosse di terremoto in rapida successione. Come indicato in un comunicato stampa dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), la Rete Sismica Nazionale ha rilevato un primo sisma di magnitudo 4.3 alle ore 09:27 a 7 km da Russi (Ravenna) a una profondità di 23 chilometri e un secondo di magnitudo 4.1 alle ore 09:29 a 8 km da Faenza con ipocentro a 22 chilometri. Sono state di breve durata, ma avvertite distintamente dalla popolazione su vasta parte del territorio.
Nel momento in cui stiamo scrivendo non sono stati segnalati danni, ma solo tanta paura tra la gente; in molti si sono riversati nelle strade dopo aver sentito la prima scossa. Le scuole sono state chiuse e la circolazione ferroviaria temporaneamente sospesa per le consuete verifiche sulle infrastrutture. Per comprendere meglio dinamiche, rischi del territorio e legami con altri eventi verificatisi nella Regione, Fanpage.it ha intervistato il Dottor Salvatore Stramondo, Direttore della Sezione di Centro Nazionale Terremoti presso l'INGV. Ecco cosa ci ha raccontato.
Dottor Stramondo, perché la zona del ravennate dove si sono verificati i due terremoti di oggi è considerata a elevata pericolosità sismica?
Gran parte del territorio italiano è caratterizzato da pericolosità sismica media – medio alta o alta. Il concetto di pericolosità, che non va confuso con il rischio, è statistico e non deterministico. Questo è molto importante. Come sa un terremoto determina uno spostamento e un'accelerazione anche del suolo: un'area ad alta pericolosità significa che l'accelerazione ha una probabilità del 10% – in questo caso in 50 anni – di superare una determinata soglia. In termini molto semplici, il terremoto determina una uno scorrimento dei due margini di placca, quindi un movimento nella crosta che avviene con una certa accelerazione: pochi secondi, decine di secondi o nei casi chiaramente più importanti si supera il minuto di movimento. La pericolosità, naturalmente, come dicevo non va confusa con il rischio, perché il concetto di rischio implica la nostra presenza. Un'area ad alto rischio significa che quell'area ha certamente una elevata pericolosità, ma ad esempio è anche un'area densamente edificata e abitata. Quindi uniamo alla pericolosità il concetto di vulnerabilità degli edifici, delle infrastrutture e poi di valore esposto. Un'area ad alto rischio è quella in cui ho una grande città, oppure una grande infrastruttura critica, come aeroporti, centrali elettriche, centrali nucleari. Queste sono aree chiaramente ad alto rischio perché abbiamo, ripeto, vulnerabilità e valore esposto che si combinano con la pericolosità.

Cosa può dirci dell'area interessata dagli eventi di oggi?
Questa è un'area in cui storicamente – mi riferisco ovviamente ai cataloghi del nostro istituto – è stata registrata una sismicità diffusa, in cui i terremoti sono frequenti. L'ultimo di rilievo si era verificato il 10 maggio del 2000, con magnitudo 4.5. I colleghi che si occupano di sismicità storica, ovvero che utilizzano le informazioni presenti in letteratura, scritti e documentazione storica, cioè prima della fase strumentale, indicano che nel 1781 in quest'area si verificò un sisma di un'ampiezza stimata, quindi ricostruita sulla base di queste informazioni, pari a 6.1. E nel 1688, sempre in questa zona del Faentino, un terremoto con magnitudo 5.8 di magnitudo. Questi sono stati gli eventi principali.
Possono esserci dei collegamenti tra i due eventi di oggi con i terremoti in Emilia Romagna del 2012? Magari per il coinvolgimento dello stesso sistema di faglie?
Quello del 2012 non si verificò esattamente in quest'area, ma più a nord-ovest, in una zona differente. Purtroppo lo ricordiamo molto bene. Parlare di una faglia in questo momento è prematuro. Le posso dire che un sisma di magnitudo 4.3 è generato da una faglia molto, molto piccola. Siamo in una regione chiaramente prospiciente l'Appennino e quindi sicuramente di strutture attive ne abbiamo tante. Un sisma come quello di stamattina, con le scosse verificatesi a circa 20-22 20-23 chilometri di profondità, difficilmente può aver prodotto effetti sull'edificato.

È possibile aspettarsi delle repliche? Gli eventi rientrano nella normale sismicità dell'area o comunque ci sono elementi anomali?
Guardando alla sismicità del passato io non lo definirei assolutamente un evento anomalo. Parliamo comunque di magnitudo medio-bassa, quindi comunque di eventi che si verificano abbastanza frequentemente nel nostro Paese. Abbiamo appena rilasciato la mappa della sismicità del 2025 e anche quest'anno siamo leggermente al di sotto, ma comunque attorno ai 16.000 eventi per anno, un dato che ritroviamo nel tempo, se escludiamo le grandi sequenze come nel 2016. Quell'anno abbiamo avuto molti più terremoti perché la sola sequenza del 2016 è stata caratterizzata da migliaia e migliaia di eventi. Negli ultimi anni l'attività è stata quasi costante; la media di circa 16.000 eventi è quella che abbiamo normalmente in Italia per anno, quindi una sismicità molto frequente. Poi, naturalmente, parliamo di sismicità complessiva, quindi strumentale: dei 16.000 eventi noi ne percepiamo alcune centinaia, forse qualche migliaio, ma dipende dalle sequenze e dalle aree, naturalmente.
Ci sono zone particolarmente vulnerabili nel ravennate e nel faentino? Caratteristiche del territorio, che pongono a maggior rischio la popolazione?
Il concetto di vulnerabilità si lega fortemente con le tipologie di edificato. Uno dei principali strumenti di cui disponiamo è proprio il costruire bene, perché naturalmente il rischio si riduce se noi siamo siamo in grado – e in Italia lo siamo assolutamente – di costruire edifici che siano antisismici. Siamo in grado perché abbiamo una delle principali scuole di ingegneria strutturale al mondo. Le ricordo che la sequenza del 2016 ha prodotto vittime con il terremoto di Amatrice del 24 agosto, ma l'evento principale di magnitudo 6.5 del 30 ottobre a Norcia non ha causato vittime. Questo per quale motivo? Perché Norcia fu colpita da una sequenza sismica nel 1979 e nel 1997, la cosiddetta sequenza di Assisi, quindi furono ricostruite le abitazioni con criteri antisismici molto stringenti.
In Italia per fortuna abbiamo un patrimonio architettonico storico, millenario. Proteggerlo è un impegno importante perché non possiamo ricostruire – per dirlo con un battuta – il Colosseo, ma qualcosa si può fare sicuramente. Ci sono delle opere di riduzione del rischio di sismicità anche per gli edifici storici, questo sicuramente. Per le zone interessate dai due eventi sismici di oggi bisognerebbe entrare in dettagli specifici che richiedono delle informazioni ulteriori, come ad esempio le tipologie costruttive nella zona di Faenza e nei comuni intorno all'epicentro, però i terremoti di questa mattina secondo me non hanno prodotto alcun tipo di effetto sismico, sia per la magnitudo, sia per la profondità.

L'INGV ha osservato dei segnali precursori, delle variazioni in questi ultimi giorni prima che si verificassero queste due scosse?
No, non abbiamo registrato eventi precedenti. Però le ricordo anche che ogni anno in Italia abbiamo svariate sequenze sismiche, che chiaramente possono essere caratterizzate anche da decine o centinaia di eventi che iniziano e si concludono senza eventi significativi. Per significativi intendo che possano provocare danni, quindi da magnitudo 5.0 in su. In questo caso non abbiamo comunque registrato nulla, sono stati due eventi a distanza di circa 2 minuti l'uno dall'altro, ma non abbiamo registrato eventi successivi e nemmeno precedenti. Glielo posso confermare.