Covid, la variante “Cicada” BA.3.2 già in 23 Paesi: sintomi comuni, ma è più immunoevasiva

Identificata per la prima volta il 22 novembre 2024 in Sudafrica nel tampone nasofaringeo di un bambino di 5 anni, la variante del coronavirus SARS-CoV-2 “BA.3.2”, soprannominata Cicada, da settembre 2025 ha iniziato a diffondersi in modo significativo in diversi Paesi, causando una frazione rilevante dei casi di Covid. I sintomi più comuni rilevati nei pazienti infettati da Cicada, specifica l’Health Hub dell’Università Stony Brook, sono i ben noti tosse, febbre, dolori muscolari (mialgia) e stanchezza, ma sono possibili anche mal di gola, rinorrea (naso che cola), mal di testa, fiato corto, nebbia mentale e nausea. Meno probabile, ma non impossibile, la perdita dell’olfatto e del gusto, oggi un segno poco diagnosticato. L’ateneo statunitense specifica che, secondo gli operatori sanitari, la variante BA.3.2 Cicada “non sembra causare sintomi nuovi o insoliti rispetto ad altre varianti” legate a Omicron, la grande famiglia cui appartiene.
Attualmente sono almeno 23 i Paesi coinvolti dalla diffusione di Cicada, tra Africa, America, Asia, Europa e Oceania, dove in alcuni – come Paesi Bassi e Germania – tra dicembre 2025 e gennaio 2026, sulla base dei dati indicati dall’European Medical Journal (EMJ), è arrivata a rappresentare il 30 percento delle sequenze virali isolate dai campioni biologici. BA.3.2 Cicada potrebbe dunque diventare la variante dominante nel prossimo futuro. Al momento non sarebbe stata ancora rilevata in Italia, ma molto probabilmente è solo questione di tempo, alla luce della rapida diffusione evidenziata negli ultimi mesi. Tra i Paesi maggiormente coinvolti dalla rapida ascesa figurano gli Stati Uniti d’America. A febbraio, spiegano i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), la nuova variante – oltre che in alcuni pazienti – è stata rilevata in 132 campioni di acque reflue di 25 Stati degli USA, dunque in circa metà del territorio. Sono stati coinvolti anche alcuni passeggeri di aerei, un mezzo di trasporto che permette la rapida ed efficace diffusione dei contagi da una parte all’altra del mondo.
A favorire la crescita della variante Cicada c’è l’elevato numero di mutazioni riscontrate dai virologi nella proteina Spike o S, il “grimaldello biologico” che permette al coronavirus SARS-CoV-2 di scardinare la parete cellulare, inserire il materiale genetico nelle cellule e avviare il processo di replicazione che è alla base dell’infezione, la malattia conosciuta come COVID-19. Come spiegato su The Conversation dal professor di Medicina Kyle B. Enfield dell’Università della Virginia, Cicada presenta dalle 70 alle 75 mutazioni su questa proteina. Ciò la rende piuttosto differente dalla variante JN.1 (sempre della famiglia Omicron) per la quale sono progettati gli attuali vaccini; pertanto l’elevato numero di mutazioni la rende probabilmente più immunoevasiva e capace di infettare le persone, anche quelle protette (sia da precedenti infezioni naturali che dalla vaccinazione). “Gli attuali vaccini contro la COVID-19 sono progettati per proteggere dai ceppi del lignaggio JN.1 del virus, che sono stati i più diffusi negli Stati Uniti da gennaio 2024. Tuttavia, BA.3.2 è il nuovo arrivato: è quasi completamente sconosciuto ai residenti degli Stati Uniti. È sufficientemente diverso dai ceppi JN.1 da far sì che il vaccino possa non essere altrettanto efficace nell’innescare la risposta immunitaria contro di esso, permettendogli di eludere il rilevamento”, ha spiegato il professor Enfield. Ma i vaccini restano comunque estremamente efficaci nell’abbattere il rischio di malattia grave, anche se ci si infetta.
I CDC stanno valutando la variante Cicada sotto il profilo della trasmissibilità (ovvero quanto velocemente si diffonde), dell’elusione immunitaria (quanto è capace di “bucare” l’immunità preesistente da vaccino o infezione naturale) e della virulenza, ovvero quanto è grave l’infezione che provoca. Al momento non ci sono segnali né di incrementi significativi nei contagi né di sintomatologia peggiore e quindi di un aumento di ricoveri in ospedale o decessi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) specifica in un documento che non c’è nemmeno evidenza di una resistenza agli antivirali per combattere la Covid, come Remdesivir o Nirmatrelvir. “Allo stato attuale – spiega l’Università Stony Brook – il ceppo BA.3.2 è sotto monitoraggio e non è stato classificato come variante ad alto rischio, il che significa che non vi sono prove che causi una malattia più grave rispetto ai ceppi recenti”. L’OMS, ad oggi, classifica Cicada come “Variante attualmente in circolazione sotto monitoraggio (VUM)” e appunto non come variante ad alto rischio, proprio alla luce delle caratteristiche sopraindicate. Nonostante il rischio basso per la popolazione generale, gli esperti sottolineano che alcune fasce di pazienti – come quelli affetti da patologie croniche – possono ancora sviluppare la forma grave della COVID-19. Ecco perché è importante fare i richiami del vaccino, per proteggere se stessi ma anche gli altri, in particolar modo se si vive con soggetti fragili e a rischio.
I dati attualmente a disposizione indicano che “Cicada” potrebbe avere un vantaggio significativo nel diffondersi e infettare persone con immunità preesistente, alla luce della maggiore evasione anticorpale; tuttavia i vaccini continuano a fornire una protezione elevata dalle forme gravi. “Nel complesso, sebbene la variante Cicada possa contribuire all’aumento stagionale dei casi, al momento non sembra modificare in modo significativo il quadro del rischio”, ha chiosato l’Università Stony Brook.