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Covid 19

Covid, chi soffre di gravi malattie mentali ha un rischio molto più alto di morire dopo l’infezione

I pazienti con gravi patologie psichiatriche che hanno contratto la COVID-19 hanno un rischio sensibilmente superiore di morire (per tutte le cause) rispetto a chi non ha problemi di salute mentale.
A cura di Andrea Centini
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Le persone che soffrono di gravi malattie mentali – come la schizofrenia e i disturbi psicotici – hanno un rischio sensibilmente superiore di morire dopo aver contratto la COVID-19, la malattia provocata dal coronavirus SARS-CoV-2. Secondo un nuovo studio, infatti, le probabilità di perdere la vita dei pazienti psichiatrici (con condizioni severe) rispetto a chi non ha problemi di salute mentale sono superiori del 50 percento. Il rischio di mortalità non riguarda l'infezione in sé, ma coinvolge tutte le cause di morte. In altri termini, i pazienti con gravi patologie mentali che hanno avuto la Covid hanno un rischio di mortalità maggiore per tutte le cause. Dallo studio è emerso anche che le persone nere originarie dei Caraibi e dell'Africa hanno un rischio maggiore rispetto ai bianchi, un dato già emerso da precedenti indagini.

A dimostrare che i pazienti psichiatrici gravi hanno un rischio superiore di morire dopo aver contratto la Covid è stato un team di ricerca britannico guidato da scienziati del Dipartimento di Medicina Psicologica – Istituto di Psichiatria, Psicologia e Neuroscienze del King's College di Londra, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento dei servizi sanitari e della ricerca sulla popolazione, del Dipartimento di Salute Globale e Medicina Sociale e dell'NHS Inghilterra. I ricercatori, coordinati dal professor Alex Dregan, esperto di epidemiologia psichiatrica presso l'ateneo britannico, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto uno studio di coorte retrospettivo sui dati del Clinical Practice Research Database raccolti tra febbraio 2020 e aprile 2021, durante la fase più drammatica e mortale della pandemia di COVID-19. Complessivamente sono state coinvolte oltre 7.100 persone con gravi malattie psichiatriche (in maggioranza donne, il 56 percento del totale) e oltre 650.000 del gruppo di controllo senza patologie mentali.

Incrociando i dati e tenendo in considerazione i fattori confondenti, nei pazienti con gravi malattie psichiatriche che erano risultate positive al coronavirus SAR-CoV-2 il rischio di morte per tutte le cause è risultato essere superiore del 50 percento rispetto a chi non aveva tali patologie. I ricercatori hanno anche osservato che le comorbilità (malattie sottostanti come diabete di tipo 2, ipertensione e altre condizioni) incrementavano tale rischio, ma con una differenza: esso risultava aumentato del 6 percento in più per ogni comorbilità sottostante nei pazienti psichiatrici e del 16 percento in più nel gruppo di controllo. Poiché lo studio è stato condotto nel Regno Unito, il professor Dregan e i colleghi hanno potuto condurre anche un'indagine epidemiologica geografica. È emerso ad esempio il rischio di morte dopo aver contratto la COVID-19 era più alto nelle regioni settentrionali rispetto a quelle meridionali. Nell'Irlanda del Nord, nelle East Midlands e nel Nord-Est il rischio risultava superiore fino al 28 percento in più rispetto a quello misurato a Londra (che si trova a nell'Inghilterra meridionale). È emerso anche che i neri di origine caraibica e africana avevano un rischio superiore di morire del 22 percento, anche se i dati sull'etnia avevano significative lacune.

I risultati della ricerca evidenziano significative diseguaglianze sanitarie nei confronti delle minoranze e dei pazienti psichiatrici, come evidenziato dagli autori dello studio. “Siamo il primo gruppo a utilizzare il Clinical Practice Research Datalink per comprendere l'impatto della COVID-19 sulla morbilità prematura tra le persone con gravi malattie mentali, rendendo questo uno dei più grandi studi nel suo genere”, ha dichiarato in un comunicato stampa il professor Dregan. “Ricerche precedenti hanno dimostrato che queste disuguaglianze sanitarie esistono, ma il nostro studio dimostra davvero come la pandemia le abbia esacerbate. Ora dobbiamo cercare di capire perché ciò sta accadendo e vedere se esiste uno schema nel modo in cui queste persone cercano o non accedono ai servizi”, ha aggiunto l'esperto. "Questi sono risultati evidenziano le disuguaglianze sanitarie che esistono per le persone che vivono con gravi malattie mentali, per le persone appartenenti a gruppi razzializzati e per le persone provenienti da diverse regioni del Paese", gli ha fatto eco il dottor Jayati Das-Munshi, autore principale dello studio. I dettagli della ricerca “Severe mental illness, race/ethnicity, multimorbidity and mortality following COVID-19 infection: nationally representative cohort study” sono stati pubblicati sul British Medical Journal.

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