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Cos’è il problema di otoliti che ha costretto Giorgia Meloni “a letto e al buio” per giorni

Il problema, noto con il nome scientifico di “vertigine posizionale benigna”, è legato allo spostamento degli otoliti, dei piccolissimi sassolini di ossalato di calcio presenti sulle cellule che rivestono l’orecchio interno: se si staccano dalla superficie cellulare, inviano al cervello un’informazione alterata di movimento, causando sintomi come vertigini molto intense.
A cura di Valeria Aiello
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Giorgia Meloni “costretta a stare a letto e al buio” per un problema di otoliti: è questa la causa del disturbo che ha colpito la Premier italiana, che avrebbe dovuto tenere oggi la conferenza stampa di fine anno con i giornalisti, già rimandata due volte per un’influenza. Il problema, noto come sindrome otolitica, le è stato diagnosticato ieri, mercoledì 28 dicembre, dopo una visita a casa di un otorino che ha eseguito “la manovra” di riposizionamento degli otoliti per risolvere la situazione.

Le condizioni di salute di Meloni sono “già in via di miglioramento” spiegano i suoi collaboratori: “con il collare, è riuscita ad alzarsi e a parlare al telefono”. Il problema causa sintomi come vertigini molto brevi ma intense – in gergo medico note con il nome di “vertigine posizionale parossistica benigna” – che possono essere associate a nausea e vomito e tendono a irrigidire il collo e muoversi con molta cautela.

Cos’è il “problema di otoliti” di Giorgia Meloni

Gli otoliti (dal greco oto, orecchio e lithos, pietra) sono dei piccolissimi sassolini di ossalato di calcio normalmente presenti sulle cellule che rivestono l’orecchio interno. Un loro distacco anomalo dalla superficie cellulare porta gli otoliti fuori dalla loro sede naturale, il che provoca l’invio al cervello un’informazione alterata di movimento.

Questa condizione, nota come sindrome degli otoliti, determina quella che in gergo è chiamata vertigine posizionale benigna (VPB) o vertigine posizionale parossistica benigna (VPPB), definita “posizionale” perché si manifesta esclusivamente quando si assume una determinata posizione (la vertigine, ad esempio, compare quando si passa da una posizione distesa a una eretta, o viceversa) e “parossistica” perché determina vertigini particolarmente violente, che durano circa un minuto. Con il termine “benigna” si intende invece che la condizione non è legata a particolari patologie.

I sintomi della vertigine posizionale parossistica benigna

Il problema di otoliti, il disturbo il cui nome scientifico è “vertigine posizionale parossistica benigna”, è una condizione che si manifesta con sintomi che si presentano durante i cambiamenti di posizione della testa. “Soprattutto quando ci si sdraia o ci si gira sul fianco, specialmente durante la notte – spiegano gli specialisti – . In posizione eretta, durante il giorno, persiste solo un vago senso di instabilità, senza capogiro”.

Quando si verifica un episodio, la vertigine è molto intensa, dando la sensazione che ci si stia muovendo o che l’ambiente circostante stia ruotando. Gli episodi durano al massimo qualche minuto, caratterizzati da intensità prima crescente e poi decrescente, che possono essere accompagnati da movimenti involontari e anomali degli occhi (nistagmo).

I principali sintomi del problema di otoliti sono:

  • vertigini brevi ma intense, che si manifestano durante i movimenti del capo
  • nausea,
  • vomito,
  • tachicardia,
  • sudorazione
  • irrigidimento del collo

Cause del disturbo e manovre che risolvono il problema

Il problema degli otoliti può essere dovuto a traumi, interventi chirurgici all’orecchio, infezioni (otiti), oppure per altre cause che possono comportare il distacco di queste piccole formazioni di ossalato di calcio dalla superficie dell’orecchio interno e il loro movimento anomalo nei canali semicircolari dell’orecchio. Quando questo accade, le cellule ciliate vengono erroneamente stimolate, inviando al cervello un’informazione alterata di movimento.

Trattandosi quindi di un problema causato dallo spostamento degli otoliti dalla loro sede, il disturbo può essere risolto attraverso alcune manovre volte a riposizionare tali formazioni in una zona dell’orecchio in cui non provocano vertigini. Queste procedure, definite “liberatorie” consistono in una sequenza ben precisa di movimenti della testa e del corpo che vengono eseguite dall’otorino.

La manovre più utilizzate sono: la manovra di Epley e la manovra di Semont, entrambe efficaci, la cui scelta dipende dalla zona dell’orecchio interno interessata dal problema. Nella maggior parte dei casi, risolvono immediatamente il problema, per cui la persona è “liberata” in modo definitivo dal problema. Talvolta, tuttavia, è necessario ripeterle più volte la procedura.

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