Cosa voleva dire davvero Obama con la frase sull’esistenza degli alieni: “Sono reali ma non li ho visti”

Le parole di Barack Obama sugli alieni sono bastate a scatenare titoli sensazionalistici in tutto il mondo. Durante un'intervista nel videopodcast "No Lie", l'ex presidente ha risposto alla raffica di domande del conduttore Brian Tyler Cohen e di fronte al quesito sull'esistenza degli extraterrestri, ha replicato: "Sono reali, ma non li ho visti". Nel dialogo, Obama ha raccontato scherzosamente che una delle prime curiosità dopo l'elezione fu chiedere dove fossero gli alieni.
In poche ore la frase è stata rilanciata come una clamorosa ammissione di qualcosa che finora è sempre stata nascosto all'opinione pubblica, costringendo lo stesso Obama a tornare sulla questione.
Il chiarimento dell'ex presidente
In una comunicazione pubblicata su Instagram, Obama ha spiegato di aver risposto nello spirito leggero del botta e risposta veloce. Ha precisato che, se dal punto di vista statistico è plausibile che nell'universo esistano altre forme di vita, non esistono prove di visite aliene sulla Terra e che durante la sua presidenza non ha mai visto evidenze di contatti extraterrestri.
"Stavo cercando di restare con lo spirito dello speed round, ma siccome ha destato scalpore fatemi chiarire", ha scritto. "Statisticamente, l'universo è così vasto che le probabilità che ci sia vita là fuori sono buone. Le distanze tra i sistemi solari sono talmente grandi che però le probabilità che gli alieni ci hanno visitati sono basse, e durante la mia presidenza non ho visto alcuna prova che gli extraterrestri abbiano avuto contatti con noi".
Il mito dell'Area 51
Nella stessa conversazione l’ex presidente ha ironizzato sulle teorie del complotto legate alla base militare Area 51, spesso descritta come un deposito segreto di alieni. Ha assicurato che non esiste alcuna struttura sotterranea con creature nascoste, "a meno che non ci sia un enorme complotto tenuto nascosto allo stesso presidente".
L'alone di mistero intorno all'Area 51 iniziò a diffondersi nel 1989, quando il fisico Robert Lazar dichiarò in tv di avervi lavorato per studiare delle astronavi aliene. Sostenne perfino di essersi formato al Massachusetts Institute of Technology (MIT) e al California Institute of Technology (Caltech), titoli poi smentiti dai due istituti accademici. Documenti declassificati hanno in realtà mostrato che il sito, nel deserto del Nevada, serviva a testare velivoli sperimentali come gli aerei spia U-2, i cui voli ad alta quota causarono un picco di segnalazioni di oggetti volanti non identificati. A consolidare la leggenda contribuì anche il collegamento con l'incidente di Roswell, località del New Mexico dove nel 1947 si parlò di un presunto disco volante i cui rottami, secondo i teorici del complotto, sarebbero stati trasferiti proprio lì per studi segreti.
Il senso delle parole dell'ex presidente appare quindi meno misterioso di quanto suggerito dai titoli di blog e giornali. Nessuna rivelazione segreta, ma una riflessione razionale. L'universo è immenso e statisticamente la vita altrove è possibile, ma ciò non significa che esistano (al momento) prove di capatine aliene sul nostro pianeta.
Cosa dice la scienza sull'esistenza degli alieni
Quella riguardo l'esistenza di forme di vita extraterrestri è una domanda che affascina l'umanità da decenni. Uno dei primi a porsi il problema fu il fisico italiano Enrico Fermi, che durante un intervento al Los Alamos National Laboratory formulò quasi inavvertitamente quello che sarebbe diventato il "Paradosso di Fermi": se in un universo vi sono miliardi di pianeti potenzialmente popolati da alieni, perché ancora nessuno si è fatto vivo?
Nei decenni molti studiosi hanno cercato di rispondere al paradosso. Negli anni '60, l'astronomo Frank Drake formulò un'equazione, diventata celebre appunto come "l'equazione di Drake". Questa non forniva risposte immediate, ma indicava un metodo che, quando l'umanità disporrà di dati sufficienti, potrà permettere di stimare quante civiltà intelligenti potrebbero esistere nell'immensità del cosmo.
Con l'evolversi della tecnologia, gli scienziati hanno cominciato a scandagliare le galassie con potenti telescopi, come il James Webb Telescope, a caccia di possibili tracce di forme di vita su pianeti lontani anni luce da noi. Al netto di tante scoperte interessanti però, di forme di vita intelligenti per ora neanche l'ombra e secondo l'astrofisico della NASA Robin H.D. Cobert, il motivo sarebbe decisamente banale: semplicemente non sarebbero in possesso di una tecnologia sufficientemente sofisticata per mettersi in contatto con noi.