Come funziona la chemioterapia: il meccanismo con cui attacca i tumori

La chemioterapia è un trattamento farmacologico utilizzato per bloccare e distruggere i tumori. Oggi esistono diversi farmaci chemioterapici, che si differenziano in base a diversi fattori, tra cui il tipo di tumore contro cui sono stati formulati, ma a prescindere dal tipo specifico, il meccanismo con cui agiscono ha sempre lo stesso obiettivo.
Tutti i farmaci chemioterapici infatti attaccano il tumore attraverso un'azione citotossica, ovvero "impediscono – spiega la Fondazione Airc – la moltiplicazione cellulare interferendo con i meccanismi legati a questo processo, e così facendo eliminano le cellule cancerose inducendone la morte".
Come agiscono i farmaci chemioterapici
La caratteristica delle cellule tumorali è quella di moltiplicarsi in modo incontrollato, molto più velocemente di quelle normali. Il farmaco chemioterapico attacca proprio questo meccanismo delle cellule tumorali, bloccandone la moltiplicazione continua e causandone infine la morte.
I farmaci chemioterapici, che vengono prescritti sulla base di protocolli definiti a livello internazionale, possono essere somministrati in tempi e modalità diversi. Inoltre, possono essere combinati non solo tra loro "allo scopo – spiega il Policlinico Gemelli – di aggredire le cellule tumorali colpendo diversi meccanismi essenziali per la loro replicazione", ma anche con altri farmaci, come nel caso degli anticorpi monoclonali.
Gli obiettivi della chemioterapia possono essere diversi. I farmaci chemioterapici possono essere infatti utilizzati per ridurre una massa tumorale prima di un intervento chirurgico, oppure dopo per prevenire un'eventuale ricaduta. Ma possono essere utilizzati anche per rallentare la crescita di un tumore, ridurne i sintomi, quando la malattia è insperabile, o eliminarlo definitivamente. Oppure per rallentarne la crescita.
Perché possono dare effetti collaterali
Tuttavia, l'effetto dei farmaci chemioterapici non colpisce solo le cellule tumorali, ma anche altre cellule sane presenti nel nostro corpo come quelle tumorali che allo stesso modo di quelle tumorali sono soggette a rapida replicazione, ovvero si moltiplicano più velocemente. Tra queste ci sono – prosegue la Fondazione Airc – le cellule dei bulbi piliferi, del sangue e quelle che rivestono le mucose dell’apparato digerente. Per questo motivo la chemioterapia rientra nei trattamenti sistemici del cancro.
Come spiega il Manuale Msd, un'importante fonte di informazione medica, questi sono quei trattamenti "che hanno effetti su tutto l'organismo piuttosto che essere applicati direttamente sul tumore". I farmaci chemioterapici sono infatti "progettati in modo da infliggere un danno maggiore alle cellule cancerose rispetto alle cellule sane, solitamente utilizzando agenti che danneggiano la capacità della cellula di crescere", tuttavia proprio perché anche altre cellule sane possono avere in comune questa caratteristica, molti farmaci chemioterapici non riescono a essere così selettivi.
È proprio per questo loro effetto citotossico che i farmaci chemioterapici possono causare effetti collaterali, come stanchezza, perdita di capelli, disturbi digestivi o gastrointestinali o perdita di appetito. Anche se ogni paziente è a sé e gli effetti collaterali possono variare molto da persona a persona. È bene ribadire che grazie ai progressi nella ricerca la chemioterapia di oggi non è la stessa di qualche decennio fa. Come spiega la Fondazione Airc, i farmaci chemioterapici utilizzati oggi sono più efficaci e meno tossici rispetto al passato e questo significa in genere anche effetti collaterali meno invasivi. Inoltre, come nel caso della nausea e degli altri sintomi gastrointestinali, esistono delle terapie di supporto che i pazienti possono assumere per contrastare gli effetti collaterali.