Chi usa la Semaglutide per perdere peso deve assumere anche integratori alimentari? Le risposte dell’esperto

I nuovi farmaci “miracolosi” per perdere peso come la semaglutide e la tirzepatide, appartenenti alla classe degli agonisti del recettore GLP 1 (peptide 1 simile al glucagone), stanno avendo un grande successo grazie alla popolarità sul web e all’efficacia dimostrata in molteplici studi. In parole semplici, fanno perdere molti chili e sono generalmente sicuri e ben tollerati, sebbene vadano assunti sotto stretta sorveglianza medica alla luce dei potenziali – e rari – effetti collaterali gravi cui sono associati, come pancreatite acuta e cecità improvvisa. Questo florido mercato, che sta facendo guadagnare miliardi di euro alle case produttrici, ne ha attivato uno parallelo piuttosto furbo: gli integratori alimentari di supporto per chi segue terapie farmacologiche dimagranti. Si tratta generalmente di prodotti più costosi dei comuni integratori, pur contenendo gli stessi principi attivi disponibili da tempo in farmacie e parafarmacie. Ma sono davvero utili a supportare i trattamenti a base di farmaci GLP 1?
A questa domanda ha risposto, in un articolo pubblicato su The Conversation, il professor Jordan Beaumont, docente di alimentazione e nutrizione presso la Sheffield Hallam University di Sheffield (Inghilterra). Lo scienziato ha spiegato che farmaci come semaglutide, tirzepatide e liraglutide, originariamente progettati per combattere il diabete di tipo 2 e diventati formidabili alleati contro i chili di troppo, agiscono imitando un ormone che riduce l’appetito e rallenta il transito del cibo nell’apparato digerente; questi effetti spingono i pazienti a consumare meno cibo e quindi a perdere peso. Si parla anche di decine di chilogrammi, in base a quanto emerso dai trial clinici. Poiché si mangia meno, si potrebbero assumere livelli inferiori di vitamine e altri nutrienti fondamentali per la nostra salute. “Tra questi, le vitamine A, C, D, E e K, le fibre alimentari e i minerali come ferro, calcio, magnesio, zinco e rame”, ha spiegato Beaumont.
Gli studi a sostegno di tale rischio hanno prodotto risultati contrastanti. La ricerca Nutritional deficiencies and muscle loss in adults with type 2 diabetes using GLP 1 receptor agonists: A retrospective observational study, pubblicata su Obesity Pillars da scienziati della Cleveland Clinic, ha determinato che l’uso dei farmaci GLP 1 potrebbe mettere a rischio di carenze nutrizionali fino al 20 percento dei pazienti nel primo anno di terapia. Lo studio Micronutrient and Nutritional Deficiencies Associated With GLP 1 Receptor Agonist Therapy: A Narrative Review, pubblicato su Clinical Obesity, sottolinea invece che il rischio potrebbe riguardare meno dell’1 percento delle persone che seguono questa terapia. Alla luce di queste preoccupazioni, “le aziende produttrici di integratori stanno lanciando prodotti ‘a supporto del GLP 1’ che promettono di compensare effetti collaterali come la perdita di massa muscolare e le carenze vitaminiche, fornendo i nutrienti ‘giusti’ alle persone che assumono questi farmaci”, ha spiegato l’esperto dell'università di Sheffield.
Ma sono necessari? La risposta del professor Beaumont è: “dipende”. In caso di carenze nutrizionali rilevate clinicamente dal medico – le uniche che vanno prese in considerazione – si possono tranquillamente utilizzare gli integratori alimentari disponibili da sempre, senza spendere denaro in più per questi nuovi prodotti da associare alle terapie dimagranti. Lo studioso sottolinea che le prove a supporto dei benefici degli integratori nelle persone che seguono una dieta sana ed equilibrata sono limitate; tuttavia, nei casi di carenze accertate, come quella di vitamina D nei britannici durante l’inverno, gli integratori possono essere utili. Per quanto riguarda le terapie GLP 1, Beaumont spiega che non ci sono prove che esse inneschino realmente carenze nutrizionali, dato che gli studi sono fondamentalmente osservazionali. Ma queste potenziali carenze, qualora fossero reali, potrebbero essere contrastate semplicemente modulando la propria dieta e consumando cibi sani e nutrienti. “Mangiare una varietà di alimenti integrali ricchi di nutrienti, tra cui frutta e verdura, cereali integrali, frutta secca e semi, latticini o alternative fortificate e proteine magre o vegetali, può aiutare a mantenere un apporto nutrizionale adeguato”, ha spiegato l’esperto.
Qualora le carenze nutrizionali dovessero essere riscontrate dal medico, allora si possono usare integratori standard, senza spendere per prodotti definiti ‘specializzati’, che spesso contengono anche principi attivi privi di solide evidenze scientifiche. Fra essi lo scienziato cita la biotina, che secondo le case produttrici migliorerebbe la salute della pelle e dei capelli. Beaumont conclude sottolineando che è improbabile che questi prodotti pubblicizzati possano avere benefici superiori agli integratori standard, che andrebbero comunque assunti solo dopo consultazione medica.