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Cani colpiti da malattia misteriosa, centinaia di casi negli USA: forse provocata da batterio mutato

Negli Stati Uniti è in corso l’epidemia di una misteriosa infezione respiratoria nei cani, che in alcuni casi può evolvere in polmonite acuta e provocare la morte degli animali. Al momento non è stato individuato il patogeno scatenante, ma si sospetta possa essere un batterio che ha subito una mutazione in grado di renderlo virulento.
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A cura di Andrea Centini
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Negli Stati Uniti è stata identificata una nuova e misteriosa malattia nei cani, un'infezione respiratoria con eziologia sconosciuta – cioè della quale non se ne conosce l'agente patogeno scatenante – che in taluni casi può evolvere fino a diventare mortale. In un documento pubblicato nei giorni scorsi il Dipartimento dell'Agricoltura dell'Oregon (ODA) ha indicato che, da agosto a novembre di quest'anno, ha ricevuto oltre duecento segnalazioni di casi della criptica patologia da parte dei veterinari. Diversi altri sono stati diagnosticati in altri Stati degli USA, il Colorado, l'Illinois e il New Hampshire, come indicato dalla CNN. È da circa un anno che gli scienziati stanno cercando di capire cosa provochi l'infezione, ma al momento non è stato individuato il virus o il batterio responsabile (e non è nemmeno detto che sia un microbo).

I cani che ne sono colpiti sviluppano secrezioni nasali, febbre, perdita di appetito, tosse e altri sintomi che ricordano la tracheobronchite acuta infettiva, conosciuta anche come tosse dei canili. Questa patologia è provocata da vari generi di virus (come Adenovirus e virus del cimurro) oppure dal batterio Bordetella bronchiseptica, inoltre dura molto meno della misteriosa malattia emergente. Come spiegato dal dottor Andrea Cantu-Schomus, direttore delle comunicazioni dell'ODA, “sulla base dell'epidemiologia dei casi segnalati a questo punto, i casi sembrano condividere un'eziologia virale, ma i test diagnostici respiratori comuni sono stati in gran parte negativi”. In altri termini, non sono coinvolti agenti virali normalmente coinvolti nelle infezioni respiratorie canine. Alcuni dei duecento casi rilevati nell'Oregon sono risultati positivi al batterio Mycoplasma cynos, tuttavia gli esperti non ritengono sia esso il responsabile di questa ondata di infezioni.

Fortunatamente nella maggior parte dei casi la patologia si risolve da sola e il cane guarisce, ma in alcuni casi può evolvere in una grave polmonite e sfociare nel decesso dell'animale. Il problema risiede nel fatto che la nuova infezione non sembra rispondere efficacemente ai trattamenti già disponibili per le altre condizioni respiratorie. Come indicato dall'ODA, infatti, nei cani infettati si riscontra infiammazione cronica “da lieve a moderata” della trachea che può durare anche più di otto settimane e che “risponde minimamente o non risponde agli antimicrobici”. Anche le polmoniti hanno risposte scarse o nulle e quelle acute diventano rapidamente gravi, con conseguenze fatali entro le 36 ore. Poiché si tratta di una malattia contagiosa, per ridurre i rischi i veterinari raccomandano di evitare raduni con altri cani e di non far bere il proprio amico a quattro zampe dalle ciotole in comune nei luoghi pubblici. Quelli completamente vaccinati, comunque, come evidenziato dagli esperti spesso manifestano sintomi lievi e guariscono rapidamente.

Ma quale agente patogeno potrebbe celarsi dietro questa misteriosa epidemia? Secondo il dottor David Needle, un patologo veterinario dell'Università del New Hampshire, la causa potrebbe essere un batterio adattato all'ospite “con una lunga storia di colonizzazione dei cani”, ha spiegato alla CNN. Questo batterio X potrebbe essere andato incontro a una mutazione che lo ha reso improvvisamente patogenico accrescendone la virulenza. Gli studiosi stanno analizzando campioni biologici provenienti da cani di tutti gli USA e sperano di giungere presto a individuare il responsabile. Al momento non è nemmeno certo che si tratti davvero di un virus o un batterio a causare la condizione. Non sappiamo se la malattia sia già sbarcata in Europa e se in qualche modo possa determinare un contagio anche nell'essere umano.

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