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Cancro, scoperto interruttore che facilita l’uccisione delle metastasi dei tumori: “Le rende più rigide e attaccabili”

I ricercatori hanno identificato un bersaglio farmacologico che aiuta a uccidere le metastasi dei tumori. Si tratta di un interruttore che, se attivato, rende le cellule cancerose più rigide e facilmente attaccabili dal sistema immunitario.
Rappresentazione di una cellula tumorale. Credit: iStock
Rappresentazione di una cellula tumorale. Credit: iStock

Il cancro è una malattia multiforme e difficile combattere per diverse ragioni, fra le quali vi è anche la struttura delle cellule tumorali. Sebbene un nodulo canceroso possa apparire duro al tatto, le cellule al suo interno in grado di dar vita alle metastasi sono morbide. La morbidezza, spiegano gli autori di un nuovo studio, rende queste cellule malate difficili da attaccare da parte dei linfociti T e delle cellule natural killer, eserciti del nostro sistema immunitario che agiscono anche contro i tumori. Quando le cellule cancerose sono così morbide, infatti, quelle immunitarie non riescono a farle a pezzi, ma ci "rimbalzano" praticamente sopra. Ora, grazie al nuovo studio pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Developmental Cell, i ricercatori hanno scoperto un interruttore che, quando viene attivato, è in grado di irrigidire le metastasi e renderle più esposte agli attacchi delle cellule immunitarie. Studi preclinici su modelli murini (topi) con un farmaco sperimentale hanno dimostrato che attivando questo bersaglio farmacologico non solo viene ridotta la crescita tumorale, ma viene anche ripristinata la capacita dei linfociti T e delle cellule natural killer di attaccare e uccidere le metastasi. Chiaramente tutto questo dovrà essere dimostrato anche sull'essere umano.

A scoprire l'interruttore in grado di irrigidire le metastasi e renderle più facilmente attaccabili dal sistema immunitario è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati del Dipartimento di Fisiologia e Biofisica dell'Università dell’Illinois di Chicago, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Medicina, del Dipartimento di Biochimica e Genetica Molecolare, della Divisione di Cardiologia e del Dipartimento di Ingegneria Biomedica. I ricercatori, coordinati dal professor Ekrem Emrah Er, docente presso il College of Medicine dell'ateneo americano, sono giunti alle loro conclusioni dopo essersi concentrati su due fattori di trascrizione chiamati MRTFA (Myocardin-Related Transcription Factor A) e SRF (Serum Response Factor), che regolano geni che controllano il citoplasma, il citroscheletro F-actina e il trasporto ionico delle cellule. In parole semplici, sono questi fattori di trascrizione a regolare e controllare la rigidità delle cellule, comprese quelle tumorali.

Rappresentazione di una metastasi attaccata da linfociti T. Credit: Rujul Shah
Rappresentazione di una metastasi attaccata da linfociti T. Credit: Rujul Shah

Come spiegato in un comunicato stampa dall'autrice principale dello studio Alexa Gajda, questi fattori di trascrizione non sono bersagli farmacologici ideali: “Intervenire su qualcosa così in alto in una via metabolica può causare una serie di effetti indesiderati a valle”, ha affermato la scienziata. Pertanto i ricercatori hanno deciso di prendere di mira un regolatore diretto della rigidità delle cellule tumorali chiamato KCNMB1, che i fattori di trascrizione utilizzano per controllare questa rigidità. KCNMB1, a sua volta, per regolare la rigidità sfrutta i canali BK (Big Potassium), riducendo il contenuto intracellulare di potassio e aumentando il calcio. Nel processo sono coinvolte anche le fibre di actina.

L'obiettivo della sperimentazione è dunque diventato trovare un modo per colpire i canali BK delle metastasi al fine di renderle più rigide e dunque vulnerabili agli attacchi delle cellule immunitarie. Dai test preclinici è emerso che quando KCNMB1 viene silenziato, le cellule tumorali diventano più morbide e difficili da colpire, mentre sovraesprimendolo e attivando i canali BK si irrigidiscono. I ricercatori hanno usato un farmaco sperimentale chiamato BMS-204352 – un agonista dei canali del potassio – su modelli murini con cancro al seno metastatico, osservando che il farmaco è stato in grado di ridurre la crescita del tumore secondario nei polmoni e riattivare il sistema immunitario contro le metastasi irrigidite. In sostanza, irrigidire le metastasi sembra funzionare nella preclinica.

Poiché esistono già diversi farmaci progettati per colpire questi canali, i ricercatori sono fiduciosi di arrivare piuttosto velocemente alla sperimentazione clinica, sebbene dovranno prima essere confermate sicurezza ed efficacia del principio attivo. I dettagli della ricerca “Ionic regulation of cancer cell stiffness and metastatic colonization via the MRTFA-KCNMB1 axis” sono stati pubblicati su Developmental Cell.

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