Bianca Balti, il tumore e la mutazione genetica: cosa è successo e perché ne parla a Sanremo

Bianca Balti torna al Festival di Sanremo come co-conduttrice della quarta serata, un anno dopo aver affrontato un tumore e un lungo percorso di chemioterapia. Negli ultimi mesi, la modella italiana ha vissuto uno dei momenti più difficili della sua vita, scegliendo di raccontarlo con trasparenza sui social, dove in molti si sono chiesti cosa le fosse accaduto e come stesse davvero.
Nel settembre 2024 le era stato diagnosticato un tumore ovarico al terzo stadio, scoperto dopo giorni di forti dolori addominali. Era stata sottoposta a un importante intervento di citoriduzione, che ha coinvolto più organi, e aveva iniziato la chemioterapia. Oggi la malattia è in remissione.
Due settimane dopo l’ultima chemio, era salita sul palco del Festival di Sanremo 2025 come co-conduttrice. E centinaia di donne le avevano scritto da tutto il mondo. Un anno dopo descrive il cambiamento interiore vissuto in questi mesi: “Ho dovuto elaborare il lutto di quella donna che ero e che non ci sarà mai più”. Una frase che restituisce il senso di profonda trasformazione vissuta durante la malattia.
La malattia di Bianca Balti
Il percorso che l’ha portata fin qui inizia però qualche anno prima. Nell’estate del 2021, durante un controllo di routine e dopo aver ricostruito la propria storia familiare, aveva scoperto di essere portatrice della mutazione genetica BRCA1, un’alterazione che aumenta in modo significativo il rischio di sviluppare tumori al seno e alle ovaie. “Sapevo che dovevo fare qualcosa per proteggere la mia salute” ha spiegato su Instagram, ricordando come quella scoperta abbia segnato un prima e un dopo nella sua vita. Nella sua famiglia il cancro aveva già lasciato un segno profondo: una zia morta per un tumore al seno metastatico a 39 anni, la madre colpita da mieloma.
Consapevole del rischio, alla fine del 2022, Bianca Balti ha deciso di sottoporsi a una doppia mastectomia preventiva. Aveva programmato di rimuovere anche le ovaie, ma il desiderio di avere altri figli l’aveva portata a congelare gli ovuli e a rimandare quella scelta. “Non era una decisione facile, perché le ovaie sono parte di ciò che ti fa sentire donna” ha raccontato, spiegando quanto quell’intervento tocchi non solo la salute ma anche l’identità e la percezione di sé. Due anni più tardi, la diagnosi: “Quando me l’hanno detto, ho iniziato a piangere, come se non potessi respirare”.
Le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 sono tra i principali fattori genetici di rischio per il tumore al seno e alle ovaie. Secondo i dati del National Cancer Institute (NCI), nelle donne portatrici di una variante patogena di BRCA1 il rischio di tumore ovarico nel corso della vita può superare il 40% e arrivare oltre il 50%, mentre quello di tumore al seno è ancora più elevato rispetto alla popolazione generale.
In questo contesto, scegliere di raccontare la propria esperienza su un palco come quello di Sanremo significa portare all’attenzione pubblica il tema della prevenzione genetica e delle scelte che può comportare.
Dove era localizzato il tumore
Il tumore diagnosticato a Bianca Balti nel settembre 2024 era localizzato alle ovaie. Si trattava di un carcinoma ovarico al terzo stadio, una fase in cui la malattia non è più confinata all’organo d’origine ma può estendersi ai tessuti e agli organi pelvici circostanti.
Nel suo caso, i primi segnali sono stati dolori addominali persistenti, disturbi che spesso vengono sottovalutati perché comuni a molte altre condizioni. È proprio questa caratteristica a rendere il tumore ovarico particolarmente insidioso: nelle fasi iniziali può manifestarsi con sintomi aspecifici come gonfiore addominale, alterazioni intestinali o aumento della frequenza urinaria. Per molte donne la diagnosi arriva quando la malattia è già in stadio avanzato.
L’intervento di citoriduzione a cui si è sottoposta ha avuto l’obiettivo di rimuovere la maggior quantità possibile di tessuto tumorale, seguito dalla chemioterapia iniziata a ottobre. Considerata la presenza della mutazione BRCA1, il percorso terapeutico ha incluso anche l’impiego di inibitori PARP, farmaci mirati particolarmente efficaci nel trattamento dei tumori associati a mutazioni in BRCA1 e BRCA2, che agiscono sui meccanismi di riparazione del DNA delle cellule tumorali.
La mutazione genetica BRCA1: cosa significa
La mutazione di BRCA1 è un’alterazione genetica ereditaria che interessa un gene oncosoppressore, il BRCA1 (Breast CAncer gene 1), normalmente coinvolto nella riparazione del DNA danneggiato. Ogni persona possiede due copie del gene BRCA1, una ereditata dalla madre e una dal padre. Quando una di queste copie presenta una variante mutata (chiamata anche variante patogena), il rischio di sviluppare alcuni tumori aumenta in modo significativo.
Nel donne portatrici di mutazione BRCA1, secondo i dati della National Library of Medicine, il rischio di tumore al seno nel corso della vita può superare il 50% e arrivare oltre il 70%, mentre quello di tumore ovarico è stimato tra il 39% e il 44%, percentuali nettamente superiori rispetto alla popolazione generale. Non si tratta di una diagnosi di malattia, ma di una predisposizione genetica che aumenta la probabilità di sviluppare il cancro anche in età più giovane.
La presenza di questa mutazione può essere accertata attraverso test genetici specifici, che il medico può ritenere opportuni soprattutto in presenza di più casi di tumore nella stessa famiglia, come spiegato dall’Istituto Superiore di Sanità.
Conoscere la propria condizione genetica permette di adottare strategie di prevenzione e sorveglianza mirate. La chirurgia profilattica, come la mastectomia bilaterale preventiva a cui si è sottoposta Bianca Balti, è una delle opzioni possibili per ridurre drasticamente il rischio.
Perché Bianca Balti parla della sua salute a Sanremo
Tornare sul palco del Festival di Sanremo, dopo aver attraversato la malattia, assume un significato che va oltre la semplice partecipazione televisiva. L’Ariston è uno dei luoghi simbolo non solo della musica italiana, ma anche del confronto pubblico: concentra attenzione, ascolto e dibattito, raggiungendo milioni di persone e trasformando un’esperienza personale in una conversazione collettiva.
Portare qui la propria storia significa uscire definitivamente dalla dimensione privata e darle una risonanza più ampia. Non si tratta soltanto di parlare di sé, ma di rendere visibile un tema che riguarda molte famiglie: la predisposizione genetica, la prevenzione, le scelte complesse che possono seguire una diagnosi.
In un contesto popolare come Sanremo, la sua voce può arrivare anche a chi forse non si informerebbe attraverso canali scientifici o specialistici. È questo il passaggio più significativo: dimostrare che la consapevolezza non è un fatto individuale, ma un patrimonio condiviso, e che informazione e prevenzione possono fare la differenza.