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Bambini con malattie gravissime curati grazie a una terapia innovativa: sette in remissione completa

Grazie alla terapia CAR-T, sette bambini e adolescenti affetti da gravi malattie autoimmuni non hanno più segni e sintomi delle patologie, raggiungendo così la remissione completa. Cos’è questo trattamento originariamente progettato per combattere i tumori del sangue e perché è stato così efficace.
A cura di Andrea Centini
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Sette bambini e adolescenti con gravi malattie autoimmuni sono in remissione completa – cioè senza più segni e sintomi della patologia – grazie a un'innovativa terapia chiamata CAR-T. Un altro bimbo non ha raggiunto la remissione completa, tuttavia ha ottenuto sostanziali benefici clinici dal trattamento. Tutti non rispondevano alle terapie standard. Cinque degli otto giovanissimi coinvolti nel virtuoso progetto sono stati curati presso l'Ospedale Bambino Gesù di Roma, mentre gli altri tre all'ospedale dell'Università di Erlagen, in Germania.

Come spiegato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), la CAR-T (acronimo di Chimeric Antigen Receptor T-cell e traducibile in cellule T con recettore chimerico per l'antigene) è una terapia progettata per combattere il cancro, in particolar modo tumori del sangue come la leucemia linfoblastica acuta a cellule B refrattaria e linfomi alla stregua del linfoma non-Hodgkin. In parole semplici, gli scienziati prelevano specifiche cellule del sistema immunitario (chiamate cellule T), le ingegnerizzano in laboratorio per renderle più efficaci nel colpire le cellule tumorali e le reintroducono nei pazienti attraverso infusione endovenosa. È un trattamento complesso e non privo di rischi, ma che può sfociare in risultati eccellenti, come dimostra questo caso in cui i medici hanno deciso di applicarla ai piccoli affetti da patologie autoimmuni resistenti ai trattamenti.

A condurre il nuovo studio è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Dipartimento di Ematologia/Oncologia, Terapia Cellulare e Genica presso l'Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) – Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Divisione di Reumatologia, dell'Unità Operativa Complessa (UOC) Anatomia Patologica e del Dipartimento di Pediatria e Medicina dell'Adolescenza dell'Ospedale Universitario di Erlagen (Germania). I ricercatori, coordinati dal professor Franco Locatelli, hanno coinvolto i giovani pazienti in un programma di esenzione ospedaliera che permette di trattare pazienti gravemente malati e a rischio di vita in assenza di opzioni terapeutiche efficaci. Le terapie in questo caso non si basano sull'uso compassionevole, ma sono legate a un'autorizzazione specifica con medicinali per terapia avanzata o ATMP. Nel caso in oggetto è stata usata una singola infusione di cellule T CAR CD19 autologhe (un trattamento chiamato zorpocabtagene autoleucel). Autologhe vuol dire che le cellule T sono state prelevate dai pazienti stessi, ingegnerizzate e poi reinfuse.

I bambini e adolescenti coinvolti nel progetto (con età comprese tra i 5 e i 17 anni) erano affetti da lupus eritematoso sistemico (4), dermatomiosite (3) e sclerosi sistemica giovanile (1), tutte patologie estremamente debilitanti che possono avere conseguenze molto gravi su organi vitali e tessuti, dunque potenzialmente letali. Il motivo per cui è stata usata una terapia progettata per il cancro risiede nel coinvolgimento dell'antigene CD19, espresso dalle cellule dei tumori del sangue e dei linfomi e obiettivo della terapia CAR-T. Questo stesso antigene, come spiegato dall'Ospedale Bambino Gesù in un comunicato stampa, “è espresso anche dai linfociti B del sistema immunitario, che, nel caso di malattie autoimmuni B-mediate, giocano un ruolo cruciale nel determinare la malattia”. Eliminando queste cellule si abbatte l'infiammazione e si ripristina il sistema immunitario, che attraverso la CAR-T viene in pratica riavviato. Ecco perché si è deciso di trattare questi bambini con l'innovativa terapia. Dopo la singola infusione, in 7 su 8 la malattia è totalmente scomparsa dal punto di vista di segni e sintomi clinici, mentre il paziente con sclerosi sistemica giovanile ha ottenuto benefici significativi.

Nell'arco del periodo di follow-up medio di 16,5 mesi tutti i pazienti hanno ottenuto i sostanziali benefici clinici o la remissione dalle malattie autoimmuni, patologie caratterizzate da un sistema immunitario “impazzito” che aggredisce cellule e tessuti sani scambiandoli per estranei all'organismo. I sette bimbi in remissione completa non hanno manifestazioni da 2 anni, segnale che il trattamento non solo è stato efficace, ma anche duraturo. Per quel che concerne gli effetti collaterali, sono emersi solo effetti transitori e leggeri. Sei pazienti hanno sviluppato una sindrome da rilascio di citochine, un paziente neurotossicità e due ematotossicità tardiva. Le reazioni avverse sono state comunque lievi (grado 1) e gestibili, senza infezioni gravi.

"Con le cellule CAR-T anti-CD19 abbiamo applicato in modo innovativo un approccio di terapia genica già consolidato nelle leucemie e nei linfomi a un ambito completamente diverso, cioè quello delle malattie autoimmuni", ha spiegato il professor Locatelli. "In queste patologie il bersaglio non è una cellula tumorale, ma i linfociti B cosiddetti auto-reattivi che alimentano l’infiammazione e il danno d’organo. I risultati pubblicati oggi su Nature Medicine, ottenuti su otto pazienti seguiti nel tempo, dimostrano che questo approccio può portare a un controllo profondo e duraturo della malattia, con sospensione completa delle terapie immunosoppressive, un traguardo particolarmente importante in età pediatrica." I dettagli della ricerca “Anti-CD19 CAR T cells for pediatric patients with treatment-refractory autoimmune diseases” sono stati pubblicati su Nature Medicine.

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