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Attacchi di panico, nuovo studio svela un metodo efficace per combatterli: “È naturale ed economico”

Ricercatori dell’Università di San Paolo hanno scoperto che c’è un metodo più efficace per ridurre la gravità e la frequenza degli attacchi di panico, rispetto a una terapia standardizzata normalmente usata per combattere gli episodi. Ecco di cosa si tratta.
A cura di Andrea Centini
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I ricercatori hanno determinato che l'esercizio fisico intenso, breve e intermittente è più efficace della terapia di rilassamento per combattere gli attacchi di panico, tra le più temute manifestazioni dell'ansia. Secondo i dati del progetto europeo European Study on the Epidemiology of Mental Disorders (ESEMeD), circa il 2 percento delle persone soffre di disturbo di panico, una condizione in cui questi eventi diventano ricorrenti e spontanei, inoltre si vive con la costante preoccupazione di quando si verificherà il prossimo attacco. Gli attacchi di panico sono infatti caratterizzati da paura intensa e improvvisa, spesso accompagnata dalla sensazione di stare per morire, con sintomi che “rafforzano” questa convinzione. Fra essi, come indicato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), figurano tremori, palpitazioni, tachicardia, sensazione di soffocamento o mancanza d'aria, nausea, sudorazione e altri.

Tra i trattamenti standardizzati per combattere gli attacchi di panico vi è una tecnica di terapia cognitivo-comportamentale (TCC) chiamata “esposizione interocettiva”, nella quale – in parole molto semplici – i pazienti vengono abituati a tollerare le sensazioni fisiche e spiacevoli degli attacchi. Sostanzialmente, si inducono in ambiente controllato i sintomi dell'attacco di panico, in modo graduale e sotto stretta supervisione di un esperto, al fine di desensibilizzare il cervello e fargli “capire” che quelle sensazioni non rappresentano una minaccia alla propria sopravvivenza. Ad esempio, i pazienti vengono fatti ruotare su una sedia per simulare i giramenti di testa; respirare velocemente per il fiato corto; trattenere il respiro per un po’ per l’oppressione al petto; correre velocemente sul posto per la tachicardia e simili. La terapia espositiva è considerata un grande successo nella storia del trattamento delle malattie mentali, come specificato dall'Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva (AIAMC), ed è efficace anche nel contrasto al disturbo di panico. Ora i ricercatori hanno dimostrato che una forma di esposizione interocettiva più naturale, come appunto l'attività fisica intensa e intermittente, risulta più efficace delle tecniche “artificiali” in ambiente controllato.

A determinare l'efficacia dell'attività fisica nel contrasto al disturbo di panico è stato un team di ricerca brasiliano guidato da scienziati dell'Istituto di Psichiatria e dell'Istituto di Matematica e Statistica dell’Università di San Paolo (USP). I ricercatori, coordinati dal dottor Ricardo William Muotri del Programma per i disturbi d'ansia dell'ateneo brasiliano, sono giunti alla loro conclusione dopo aver coinvolto circa 70 pazienti con diagnosi di disturbo di panico in uno studio clinico prospettico, randomizzato e in cieco per il valutatore (uno psichiatra che non sapeva chi aveva fatto cosa). Per valutare quanto è severo il disturbo di panico si usa una scala standardizzata chiamata Panic Agoraphobia Scale (PAS), basata su questionari e relativi punteggi. Hanno messo a confronto i pazienti sottoposti alla terapia a base di esercizi fisici con quelli che hanno seguito una terapia di rilassamento, usata per combattere gli attacchi di panico. I partecipanti erano in leggera maggioranza donne (38) e avevano un'età media di 33,3 anni; nessuno ha assunto farmaci durante il periodo di 12 settimane. I partecipanti del gruppo di intervento (esercizio fisico) hanno fatto stretching, camminate e corsa rapida di 30 secondi alternati a momenti di recupero.

Il punteggio PAS, l'ansia e la depressione sono diminuiti per tutti, ma i risultati migliori sono stati ottenuti proprio nel gruppo che faceva attività fisica. Anche la frequenza e la gravità degli episodi di panico sono diminuite per tutti, ma in modo più netto e marcato nel gruppo di intervento, con effetti positivi fino a 24 settimane di distanza. “Gli operatori sanitari possono adottare l'esercizio fisico intenso, breve e intermittente come strategia di esposizione interocettiva naturale ed economica. Non è necessario che avvenga in un contesto clinico, in modo che l'esposizione ai sintomi di un attacco di panico sia più vicina alla vita quotidiana del paziente. Potrebbe anche essere integrata nei modelli di cura per i disturbi d'ansia e depressione”, ha affermato in un comunicato stampa il dottor Muotri.

I ricercatori ritengono pertanto che l'esposizione interocettiva basata sugli esercizi fisici – apprezzati dai partecipanti, a tutto vantaggio dell'aderenza alla terapia – possa essere un metodo più efficace rispetto alla terapia di rilassamento per combattere gli attacchi di panico. I dettagli della ricerca "Brief intermittent intense exercise as interoceptive exposure for panic disorder: a randomized controlled clinical trial" sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Frontiers in Psychiatry.

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