Artemis II NASA, missione finita: gli astronauti fuori dalla capsula Orion dopo l’ammaraggio nel Pacifico

La capsula Orion della missione Artemis II della NASA è ammarata nell’Oceano Pacifico, al largo della costa di San Diego (California), alle 2:09 italiane (17:09 ora di San Diego). Dopo circa 10 giorni di volo e il viaggio intorno alla Luna, il rientro sulla Terra del primo equipaggio del programma Artemis è terminato con successo. Si è conclusa la fase più delicata della missione: l’ingresso nell’atmosfera, gestito dallo scudo termico e dal sistema di paracadute. A bordo di Orion hanno viaggiato i quattro astronauti protagonisti di questa missione: Reid Wiseman, Victor J. Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen. Le operazioni sono state seguite in diretta dalla NASA che ha trasmesso su YouTube le immagini della capsula in mare e delle squadre di recupero impegnate nelle fasi dopo l’ammaraggio.
Tutto il rientro è avvenuto come da programma, esattamente come il resto della missione Artemis II che ha incontrato giusto qualche intoppo. Uno, capitato più volte, riguardava la gestione del bagno montato all'interno della capsula Orion. Anche la partenza, avvenuta ormai la notte del 2 aprile, era andata secondo i piani. Il rientro è avvenuto a una velocità mai tentata prima: oltre 38.000 km/h. Una volta entrata nell'atmosfera terrestre Orion ha iniziato la caduta verso l'oceano, aprendo i paracadute per ridurre la velocità nell'ultima parte del viaggio.
Dopo lo splashdown c'è stato qualche problema di comunicazione tra l'equipaggio di Orion e le navi di recupero. Attorno alle 2:50, ora italiana, è avvenuto il contatto tra una delle barche coinvolte nell'operazione e la capsula. A questo punto sono cominciate le manovre per far uscire tutti gli astronauti. Le operazioni, almeno da quello che abbiamo visto nella diretta, sono state rallentate dal mare mosso. La prima a uscire è stata la specialista di missione Christina Koch. Tutti gli astronauti, secondo i primi controlli, sono in "condizioni eccellenti". La missione segna il ritorno di un equipaggio oltre l’orbita terrestre a più di 50 anni dall’ultimo volo del programma Apollo. Ha contribuito a questo articolo Valerio Berra.

Il video del rientro di Artemis II sulla Terra
Il rientro di Artemis II: le fasi finali della missione
Il rientro si è svolto in più fasi, concentrate negli ultimi minuti prima dell’ammaraggio. Dopo l’ingresso nell’atmosfera a velocità superiori ai 38.000 km/h, l’attrito con l’aria ha generato un intenso riscaldamento, con la formazione di plasma surriscaldato attorno alla capsula e la temporanea interruzione delle comunicazioni. Superata la fase più critica, Orion ha rallentato progressivamente: prima con la decelerazione atmosferica, poi con l’apertura dei paracadute di frenata e infine con quelli principali, che hanno accompagnato la discesa fino al contatto con l’acqua.

Con l’ammaraggio si conclude la missione progettata per testare la capsula Orion in condizioni reali. Durante il volo, gli astronauti hanno eseguito operazioni manuali e accumulato esperienza operativa, verificando il funzionamento dei principali sistemi della navicella: supporto vitale, propulsione, alimentazione, controllo termico e navigazione. Il rientro ad alta velocità nell’atmosfera consente di convalidare comportamento, protezione termica e procedure operative con equipaggio a bordo: è la verifica finale che chiude il volo e certifica le prestazioni della capsula Orion.

Cosa lascia la missione Artemis II
L’equipaggio ha inoltre svolto attività fondamentali per le future missioni del programma Artemis, tra cui operazioni di prossimità, test delle comunicazioni a distanza lunare e manovre di traiettoria. Una parte centrale della missione ha riguardato anche la valutazione dell’abitabilità della capsula e dell’interazione tra astronauti e sistemi di bordo. I dati raccolti durante il volo e il rientro serviranno a preparare le prossime fasi del programma Artemis, con l’obiettivo di riportare gli astronauti sulla Luna.