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Oggetto interstellare 3I/ATLAS

Anomalie di 3I/ATLAS, l’astrofisico Toni Scarmato che collabora con Avi Loeb risponde a Fanpage.it

Fanpage.it ha intervistato l’astrofisico italiano Toni Scarmato che sta collaborando con Avi Loeb nell’analisi di 3I/ATLAS, il terzo oggetto interstellare mai scoperto nel Sistema solare. Le risposte su anomalie, anti-coda, getti e sulla nascita della collaborazione con lo scienziato dell’Università di Harvard.
A cura di Andrea Centini
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A sinistra il dottor Toni Scarmato, a destra i getti di 3I/ATLAS. Credit: Toni Scarmato / Avi Loeb
A sinistra il dottor Toni Scarmato, a destra i getti di 3I/ATLAS. Credit: Toni Scarmato / Avi Loeb
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Oltre alla lunghissima e misteriosa anti-coda, tra le diverse anomalie dell'oggetto interstellare 3I/ATLAS ce n'è un'altra particolarmente significativa, dovuta alla presenza di tre getti simmetrici (a 120° di distanza l'uno dall'altro) che hanno mantenuto una notevole stabilità per mesi, prima e dopo il passaggio al perielio. Secondo il professor Avi Loeb dell'Università di Harvard, questi getti potrebbero essere le emissioni dei motori di un veicolo spaziale, un'ipotesi tanto affascinante quanto suggestiva che va indagata a fondo e con mentalità aperta.

Le caratteristiche di questi getti simmetrici sono al centro di un articolo scientifico che lo scienziato israeliano naturalizzato statunitense ha scritto assieme al dottor Toni Scarmato, astrofisico, insegnante e ricercatore indipendente calabrese. Da mesi lo studioso sta analizzando 3I/ATLAS, sia con i dati raccolti dal suo osservatorio che attraverso l'elaborazione di immagini di altri osservatori, compreso il Telescopio Spaziale Hubble. È proprio applicando un apposito filtro agli scatti di Hubble – chiamato Larson-Sekanina Rotational Gradient – che è stata notata la peculiare simmetria dei getti, che è stata combinata con i dati fotometrici. Fanpage.it ha contattato il dottor Scarmato per saperne di più sulle anomalie del visitatore interstellare e su come è nata questa proficua collaborazione col professor Loeb. Ecco cosa ci ha raccontato.

I getti di 3I/ATLAS. Credit: elaborazione di Toni Scarmato e Avi Loeb su dati NASA/ESA/STScI
I getti di 3I/ATLAS. Credit: elaborazione di Toni Scarmato e Avi Loeb su dati NASA/ESA/STScI

Innanzitutto le chiedo, cosa ne pensa di 3I/ATLAS? È davvero un oggetto così strano? Molti colleghi sostengono che “è senza dubbio una cometa che si comporta da cometa”

Per prima cosa volevo complimentarmi per il vostro articolo. È una questione molto spinosa sulla quale in tutto il modo si stanno facendo speculazioni ed enfatizzazioni impressionanti. Voi siete stati molto obiettivi e avete messo nero su bianco il punto di vista di Loeb, ma senza pregiudizi, puntualizzando in maniera “scientifica” la questione. Ci sono colleghi che hanno chiuso la questione dicendo che lui è un visionario eccetera, eccetera. Secondo me la posizione è sbagliata.

Grazie

Tornando a 3I/ATLAS, partiamo da un presupposto: sicuramente è un qualcosa che viene dal di fuori del nostro Sistema solare. La traiettoria è chiara, l'orbita è chiara, ha una eccentricità di 6.13, quindi arriva da fuori e su un'orbita iperbolica. Pertanto porterà con sé delle informazioni che probabilmente noi non abbiamo in questo momento, cioè che non abbiamo mai riscontrato nelle comete del nostro Sistema solare. Quindi dobbiamo approcciare la questione in maniera molto aperta, secondo me a 360°. Questo oggetto ha mostrato una anti-coda prima del perielio e continua a mostrarla. È una cosa che abbiamo visto anche in altre comete, ma c'è una differenza.

I getti di 3I/ATLAS. Credit: Toni Scarmato / Avi Loeb
I getti di 3I/ATLAS. Credit: Toni Scarmato / Avi Loeb

Ci spieghi

Nelle comuni comete la presenza dell'anti-coda viene dimostrata geometricamente, perché, in pratica, la cometa sulla sua orbita interseca il piano dell'orbita terrestre e quindi la polvere che ha rilasciato in precedenza viene attratta dal Sole per gravità e si pone in linea. Ciò fa emergere questa anti-coda che sembra puntare verso il Sole o comunque nella direzione opposta della normale coda. In 3I/ATLAS succede qualcosa di diverso. Sto facendo dei calcoli che ho inviato anche al professor Loeb e c'è qualcosa che non torna. Sembra proprio che non sia una coda prospettica, una coda apparente, ma una coda reale. Lo dimostra anche il fatto che è stata vista mesi prima del perielio, come ha evidenziato il professor Loeb.

A luglio hanno scritto un articolo scientifico su questa anti-coda, che oscilla così come abbiamo trovato anche noi. Il fatto che non sia prospettica è un dettaglio importantissimo, perché va capito il meccanismo che la produce e come si allunghi nello spazio addirittura per 500.000 chilometri, come noi abbiamo calcolato. Forse è anche più lunga. Nelle comuni comete sono state osservate anti-code anche più lunghe, però è stato dimostrato che erano anti-code prospettiche, cioè dovute essenzialmente al fatto che il piano dell'orbita della cometa intersecava il piano dell'orbita della Terra, quindi era un effetto geometrico.

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Come si può spiegare questa anti-coda reale?

Attraverso il fatto che venga emessa della polvere a una certa velocità e con certe dimensioni. Il professor Loeb ha fatto il calcolo e anche io avevo scritto un articolo su ArXiv prima di prendere contatti con lui, su quali dovrebbero essere le velocità con cui vengono emesse queste particelle affinché possano resistere alla pressione di radiazione del Sole e allungarsi così tanto nello spazio. C'è qualcosa che non torna e questa è un'anomalia che deve essere spiegata. Lui dice: “Perché non ci poniamo anche la questione che questa anti-coda possa essere prodotta da un sistema di propulsione?”.

Poi c'è il discorso che 3I/ATLAS si muove su un'orbita poco inclinata rispetto alla nostra orbita e al Sole, che proviene da una posizione molto particolare dello spazio dove è stato individuato un segnale particolare. Tutti questi elementi messi assieme, rendono 3I/ATLAS un oggetto quantomeno particolare, quindi da analizzare. La sentenza definitiva quando si potrà dare? Quando, mettendo insieme tutti i dati, alla fine si potrà dire “ok, è un oggetto naturale con particolari caratteristiche”. Oppure che c'è qualcos'altro che dobbiamo capire.

Quindi secondo lei la NASA è stata un po' affrettata ad affermare in una conferenza che è senza dubbio una cometa?

Ammetto di non aver visto quella conferenza, ma posso dire che pur volendo chiudere la questione, non la si chiude così. Secondo me bisogna aspettare tutte le analisi prima di pronunciarsi. Ultimamente SPHEREx ha raccolto dei dati eccezionali sull'anti-coda che devono essere compresi a fondo. Hanno rilevato dei gas e un gas non può andare verso il Sole, perché il vento solare lo spinge nella direzione opposta.

È il fenomeno che dà vita alle code ioniche delle comuni comete?

Esatto. Hanno trovato addirittura del Nichel e mi pare del cianuro, quindi è tutto da verificare. A me è piaciuta la posizione di Loeb perché non si preclude niente. E siccome è sempre stata anche una mia posizione, ci siamo trovati d'accordo su questa linea da seguire. Io ad esempio avevo scritto un altro articolo – pubblicato sempre su ArXiv – sulle dimensioni del nucleo e ho calcolato che è attorno ai 500-600 metri di diametro. Lui invece pensa sia più grande, circa 1 chilometro o più. C'è un mio amico che lavora nel suo team all'Università di Harvard e alla fine ci siamo confrontati su 3I/ATLAS e siamo entrati in contatto. Loeb ha sicuramente sollevato un vespaio e adesso fermare tutte le enfatizzazioni e le speculazioni sulle sue idee non sarà semplice. Ma a me piace questa apertura a 360° perché siamo di fronte a fenomeni che arrivano dallo spazio profondo. Saremmo presuntuosi affermando di conoscere tutto di questi fenomeni dell'Universo.

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È un pensiero condivisibile. A tal proposito, nell'articolo che lei ha scritto col professor Loeb avete discusso anche della questione dei tre getti a 120 gradi di distanza l'uno dall'altro. È una simmetria notevole. Cosa avete pensato quando li avete visti?

Il termine getti è forse improprio, perché naturalmente può essere un insieme di emissioni che provengono dalla superficie dell'oggetto che poi si collimano per qualche motivo. Ma li chiamiamo getti perché assumono questo tipo di forma nell'elaborazione delle immagini. I getti li abbiamo visti anche in altre comete, non c'è dubbio, ma va puntualizzata una cosa. Il filtro che io utilizzo per elaborare le immagini, il Larson-Secanina, è un filtro che può dare anche degli artefatti. Lo so perché lo conosco benissimo, però siccome l'ho applicato in passato anche su altre comete e ho ottenuto dei risultati che poi hanno avuto un riscontro con altri dati, allora uso sempre gli stessi parametri. Bisogna usare dei parametri ad hoc per poter elaborare queste immagini. E cosa succede quando viene fuori una caratteristica come quella dei getti?

Ci spieghi

Io faccio il confronto con altre immagini. Ho fatto il confronto tra quelle del mio osservatorio e quelle di altri osservatori nel mondo; le caratteristiche vengono fuori in tutte le osservazioni. Quindi, quando una struttura viene fuori in diverse immagini di diversi osservatori, con vari strumenti eccetera eccetera, al 99% – teniamoci un un 1% di incertezza – è reale. L'altro punto da tenere in considerazione è che il rapporto che noi chiamiamo segnale / rumore nelle immagini di Hubble è altissimo. Noi abbiamo un segnale molto alto rispetto al rumore di fondo della camera e il filtro Larson-Secanina lavora molto bene su queste immagini, quando il segnale il rapporto segnale / rumore è alto. Per cui la probabilità di creare artefatti di quel tipo è praticamente nulla. Venendo alla sua domanda, in realtà quando sono venuti fuori questi tre getti, all'inizio non ci abbiamo fatto caso perché l'attenzione era tutta concentrata sull'anti-coda, perché come abbiamo visto si estende per parecchio e quindi era una caratteristica da comprendere.

Durante lo scambio di mail con il professor Loeb lui ha notato che i tre getti erano distribuiti a 120° di distanza l'uno dall'altro, con una simmetria particolare. Così mi ha chiesto di misurare l'eventuale spostamento nelle varie immagini di Hubble e mi sono al lavoro. Quando abbiamo messo insieme lo spostamento dei getti e la fotometria, quella fatta dal mio osservatorio, abbiamo osservato che i periodi di variazione fotometrica e di oscillazione risultano compatibili. “Abbiamo trovato qualcosa di particolare”, è stato il pensiero. Ma non solo. Il tempo di rotazione, o meglio di oscillazione, perché oscillano di circa 20°, è compatibile con quello che avevamo trovato prima del perielio. Questa stabilità dei tre getti a 120 gradi l'uno dall'altro, con una simmetria particolare, e l'anti-coda che continua a persistere in maniera abbastanza forte, è un segnale di un fenomeno particolare e quindi naturalmente va indagato ulteriormente.

I getti di 3I/ATLAS. Credit: Toni Scarmato / Avi Loeb
I getti di 3I/ATLAS. Credit: Toni Scarmato / Avi Loeb

A questo punto, quali dati potrebbero aiutarci a discriminare un'origine naturale da una potenziale origine artificiale? Qualcosa per avere una pistola fumante, in pratica.

Secondo me la pistola fumante non la troveremo perché la cometa si sta allontanando, però un indizio abbastanza significativo è quello che ha trovato SPHEREx, quindi lì bisogna indagare e metterlo insieme a tutti gli altri dati.

Cosa è emerso di preciso?

Nella spettrometria ha rilevato elementi particolari, ma soprattutto questo plume di gas – come lo chiamano nell'articolo – che va verso il Sole. Quindi se il gas viene spinto indietro dal vento solare, non può andare verso il Sole e non può raggiungere quelle distanze. Qual è il meccanismo che lo spinge in quel modo (così come l'anti-coda, essenzialmente)? È un meccanismo naturale? Se è naturale bisogna spiegarlo. Se non è naturale, come può essere artificiale? Può essere l'effetto di un sistema di propulsione? Ma anche in questo caso non è che si fa l'ipotesi e poi si dà la risposta definitiva. Va applicato il metodo scientifico. Si osserva, si raccolgono i dati, si analizzano, poi quando arriva la risposta deve essere, come dire, falsificabile, in qualche modo confutabile. La questione è molto complicata per arrivare ad avere la pistola fumante, ma alla fine una sentenza bisognerà pur darla.

Pensa che ci aiuteranno le analisi delle sonde vicino a Giove, dato che 3I/ATLAS si avvicinerà al gigante gassoso a marzo?

Sicuramente sì. Anche con l'allineamento perfetto tra oggetto, Terra e Sole di questi giorni, che determina un incremento di luminosità, potremo verificare se l'anti-coda scompare. O comunque dovremmo vederla molto più corta e concentrata perché siamo sulla stessa linea. Speriamo che anche Hubble continui ad osservare: ci darebbe sicuramente delle informazioni molto importanti. E poi vicino a Giove potrebbe succedere qualcosa che nessuno si aspetta.

Ovvero?

Ho letto tempo fa, ma non ho approfondito, che Giove potrebbe catturare questo oggetto gravitazionalmente.

Molo interessante

Se lo cattura gravitazionalmente, lo metterà su un'orbita che poi andrà studiata. I calcoli non erano completi, ma c'era questa ipotesi. Però teniamo presente che questo oggetto viaggia a una velocità enorme, siamo intorno ai 60 km/s, quindi qualcosa di impressionante. È un'altra anomalia che il professor Loeb ha messo in evidenza. Vicino a Giove potremmo verificare se le anomalie possano avere una risposta scientifica. Gli strumenti hanno diversi modi per osservare, quindi diversi dati e informazioni che possiamo mettere insieme. Si aspettano con ansia perché potrebbero dare delle risposte, se non definitive, comunque utili a mettere a posto alcuni pezzi del puzzle.

Come è nata questa collaborazione col professor Avi Loeb? Aveva già collaborato con lui o è nato tutto con 3I/ATLAS?

È nato con 3I/ATLAS. Come le dicevo, ho un amico che lavora nel suo team. Si occupa di buchi neri. Io avevo scritto un articolo sulle dimensioni del nucleo dell'oggetto e abbiamo parlato delle ipotesi messe in campo da Avi Loeb. Poi io ho elaborato delle immagini e ho chiesto al mio amico di girargliele, per capire se fossero di suo interesse. Così è iniziato uno scambio di e-mail direttamente con Loeb e ci siamo trovati subito in sintonia, come se ci conoscessimo da tantissimo tempo.

Abbiamo cominciato a scambiarci informazioni su dati e articoli. Poi mi ha dato questi input sullo studio dei tre getti che venivano fuori dalle immagini e sulla fotometria che io avevo fatto. Alla fine abbiamo completato questo lavoro, che adesso è in review presso l'Astronomical Journal in attesa della revisione. Stiamo continuando questa collaborazione perché ci siamo trovati molto in sintonia. Probabilmente perché non ci diamo dei limiti. Io non me li sono mai dati. Al tempo ho fatto un lavoro abbastanza importante con ISON e ho collaborato anche con altri enti, ad esempio con la NASA per Deep Impact. A me piace la posizione del professor Loeb proprio per come si pone dal punto di vista scientifico. Rispondiamo solo quando abbiamo tutto chiaro, altrimenti non possiamo dire “si è così” o “no, è così”.

Una posizione condivisibile. Com'è nata questa passione per oggetti come le comete, che segue spesso nei suoi lavori?

La passione è nata nell'86, ai tempi della della cometa di Halley. Io dovevo laurearmi all'Università di Bologna – sono laureato in astrofisica – e arrivò questa cometa periodica famosissima, con cui ebbi la mia prima osservazione visuale. Me lo ricordo come se fosse adesso. Avevo un binocolo e osservai questa cometa con la coda. Cominciai a fare delle valutazioni fotometriche visuali e quindi entrai in questo circuito. In realtà qualcosa scattò in me già nel 1976, quando avevo 13 anni e sentii parlare di una cometa che però non vidi. Qualcosa è rimasta dentro di me e mi ha spinto a fare questo percorso. Poi con altre comete famose come Hale-Bopp e Hyakutake nel '96 – '97 e nel 2005 con le ricerche sulle comete SOHO, che mi hanno dato un riconoscimento a livello internazionale da parte della NASA. È stato molto gratificante.

Io mi definisco un ricercatore indipendente, ma poi quando trovi qualcuno come il professor Loeb che non ha pregiudizi è molto bello collaborare. Il problema nell'ambito scientifico, come in altri ambiti, sono i pregiudizi che si formano nei confronti di altre persone. E queste cose, secondo me, in campo scientifico pongono dei limiti importanti. A qualche ricercatore che aveva delle buone idee è capitato di restare bloccato perché la “scienza ufficiale” – chiamiamola così – diceva che queste idee non avevano basi solide. È capitato e alla fine hanno dovuto penare prima di arrivare a qualche risultato. Io dico che se noi dobbiamo dare risposte scientifiche, le risposte scientifiche si danno con il metodo scientifico. Galileo ce l'ha insegnato: il metodo scientifico lo dobbiamo mettere in atto. Tutto il resto sono parole, speculazioni. Ognuno di noi può dire e fare tutto, ma se non arriva a una dimostrazione scientifica, restano solo parole. Non bisogna porsi limiti: io propongo l'idea, il professor Loeb propone l'idea, e poi dimostriamo se è vera o se è falsa. Alla fine una risposta bisogna darla scientificamente.

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