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Oggetto interstellare 3I/ATLAS

3I/ATLAS, nuovo studio alimenta il mistero dell’anti-coda. Avi Loeb: “C’è un’altra anomalia”

L’oggetto interstellare 3I/ATLAS è stato messo nel mirino del satellite SPHEREx della NASA tra l’8 e il 15 dicembre 2025, dopo il perielio. I dati raccolti mostrano un’altra anomalia della gigantesca anti-coda “a forma di pera” di 300.000 chilometri. Il commento del professor Avi Loeb.
A cura di Andrea Centini
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Immagini e dati spettro–fotometrici di 3I/ATLAS. Credit: CM Lisse et al. 2026
Immagini e dati spettro–fotometrici di 3I/ATLAS. Credit: CM Lisse et al. 2026
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Le analisi dei dati raccolti su 3I/ATLAS continuano a far emergere nuove e significative anomalie, in particolar modo legate alla gigantesca anti-coda di centinaia di migliaia di chilometri rivolta verso il Sole. Struttura e composizione, infatti, presentano caratteristiche piuttosto diverse da quelle delle comuni comete che attraversano il Sistema solare. In un articolo pubblicato su ArXiv e non ancora sottoposto a revisione paritaria, ad esempio, è stato determinato che la grande luminosità dell’anti-coda (un centinaio di volte superiore a quella del nucleo) implica il rilascio di un’enorme quantità di frammenti di grandi dimensioni. Non sono infatti presenti particelle di polvere di piccole dimensioni, che avrebbero dato vita alla classica coda cometaria generata dalla pressione della radiazione solare (assente per 3I/ATLAS); inoltre manca il caratteristico colore blu da scattering di Rayleigh, un fenomeno legato alla diffusione della luce da parte di piccole particelle.

A condurre il nuovo studio è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati dell’Università Johns Hopkins, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di molti istituti. Fra quelli coinvolti figurano l’Università Statale dell’Arizona, il California Institute of Technology (Caltech), il Centro di Astrofisica dell’Università di Harvard e molti altri. I ricercatori, coordinati dal professor Carey Lisse, docente presso il Laboratorio di Fisica Applicata dell’ateneo di Baltimora, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato i getti di 3I/ATLAS nelle immagini catturate dal veicolo spaziale della NASA SPHEREx (Spectro Photometer for the History of the Universe, Epoch of Reionization and Ices Explorer). Il satellite le ha raccolte dopo il perielio – cioè la distanza minima dal Sole raggiunta da 3I/ATLAS – tra l’8 e il 15 dicembre 2025, all’interno delle lunghezze d’onda tra 0,5 e 5,0 micron. Le immagini evidenziano la presenza del gigantesco getto dell’anti coda a forma di pera, lungo circa 300.000 chilometri, più altri sei pennacchi dall’aspetto rotondo.

Il professor Avi Loeb, commentando lo studio nel suo ultimo articolo pubblicato su Medium, sottolinea che dai dati di SPHEREx “è assente la firma delle particelle di polvere sub micrometriche che avrebbero accentuato il colore blu tramite la diffusione di Rayleigh”; inoltre, simili particelle, a causa della pressione della radiazione solare, avrebbero dato vita a una classica coda cometaria, che qui è assente. Questo implica che i getti del visitatore interstellare sono composti da frammenti molto grandi, anche oltre 10 metri di diametro, l’unico modo che può spiegare la luminosità dell’anti-coda, un centinaio di volte superiore a quella del nucleo.

Lo studio si è concentrato in particolar modo su come è cambiata la composizione dei getti di 3I/ATLAS dopo il passaggio al perielio. Dopo questo passaggio, la firma del ghiaccio d’acqua è quasi scomparsa, mentre l’emissione di vapore acqueo è aumentata di venti volte. Hanno fatto capolino anche firme di cianuro e altri composti organici. La perdita di massa di acqua e anidride carbonica è stata stimata in 180 chilogrammi al secondo, mentre il monossido di carbonio è aumentato considerevolmente. Queste osservazioni, di concerto con le caratteristiche della luminosità osservate, come indicato suggeriscono che i grani rilasciati da 3I/ATLAS devono essere molto grandi e che sia assente la polvere fine, in mancanza di una coda sospinta dalla pressione di radiazione solare. Le quantità di polvere rilasciate per ottenere questa condizione dovrebbero essere enormi, pertanto ci si trova innanzi a una sorta di paradosso.

Come ammettono gli autori del nuovo articolo – spiega il professor Avi Loeb – questa inferenza solleva una nuova anomalia riguardante 3I/ATLAS. Implica un’enorme quantità di massa di polvere, perché questi stessi grandi massi devono fornire una superficie sufficiente a rendere il pennacchio di gas cento volte più luminoso del nucleo alla luce solare riflessa. Sappiamo che i frammenti devono essere più grandi di un millimetro, perché non ci sono prove di una coda cometaria di polvere fine dominata dalla pressione di radiazione”, ha chiosato l’astrofisico dell’Università di Harvard.

Solo continuando a studiare approfonditamente questo oggetto, cogliendo anche il raro allineamento che si verificherà il 22 gennaio, sarà possibile determinarne con precisione caratteristiche e natura. I dettagli della ricerca “SPHEREx Re Observation of Interstellar Object 3I/ATLAS in December 2025: Detection of Increased Post Perihelion Activity, Refractory Coma Dust, and New Coma Gas Species” sono stati caricati su ArXiv in attesa della revisione paritaria.

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