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3I/ATLAS, nuova analisi dei getti mostra un possibile “sistema organizzato”: lo studio di Avi Loeb e Toni Scarmato

Il professor Avi Loeb e l’astrofisico italiano Toni Scarmato hanno condotto un nuovo studio sui getti simmetrici di 3I/ATLAS, facendo emergere una ulteriore peculiarità. Ecco cosa è stato scoperto e perché i due studiosi non escludono che possa trattarsi di un “sistema organizzato” legato a propulsori tecnologici per mantenere la stabilità nello spazio.
A cura di Andrea Centini
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I getti di 3I/ATLAS. Credit: Toni Scarmato / Avi Loeb
I getti di 3I/ATLAS. Credit: Toni Scarmato / Avi Loeb

L'oggetto interstellare 3I/ATLAS è al centro di un nuovo e affascinante studio condotto dal professor Avi Loeb dell'Università di Harvard e dall'astrofisico italiano Toni Scarmato, che Fanpage.it ha avuto il piacere di intervistare nelle scorse settimane sull'importante collaborazione. I due ricercatori si sono concentrati nuovamente sui getti del visitatore interstellare, una delle caratteristiche più esotiche e peculiari emerse dalle analisi. Essi, infatti, risultano simmetrici e disposti a 120 gradi di distanza l'uno dall'altro, un'organizzazione quantomeno curiosa per la sublimazione di sacche naturali di ghiaccio sulla superficie dell'oggetto, il fenomeno naturale che li spiegherebbe. A rendere il tutto ancor più interessante è la presenza di un’anticoda reale (non prospettica), molto estesa e rivolta nella direzione del Sole. Proprio per questo, osservando le peculiarità di 3I/ATLAS senza pregiudizi e preclusioni di sorta, i due studiosi non escludono che questi getti, alla luce dell'organizzazione osservata, possano essere un potenziale sistema di propulsione tecnologico.

Ora il nuovo studio condotto dai due esperti ha fatto emergere un'altra particolarità: il getto più evidente dei tre, rivolto nella direzione opposta rispetto al Sole, sembra infatti oscillare con un periodo di 7,20 ore, con un margine di errore di ± 0,05, come spiegato dal professor Loeb in uno dei suoi ultimi articoli pubblicati sul blog Medium. Curiosamente, il secondo getto mostra un periodo di 2,9 ore, mentre il terzo un periodo di 4,3 ore: la somma dei due periodi minori (2,9 + 4,3) è proprio 7,2 ore, ovvero quanto quello più grande. In sostanza, i getti multipli, simmetrici e rivolti in direzioni diverse di 3I/ATLAS “tendono a bilanciarsi a vicenda e a stabilizzare la rotazione” dell'oggetto interstellare, evidenzia il professor Loeb. È stato inoltre osservato che “la luminosità totale mostra una variabilità contemporanea con un periodo di 7,136 (± 0,001) ore e un'ampiezza di circa il 30%”. In base alle stime più recenti è stato determinato che il diametro del nucleo di 3I/ATLAS è all'incirca di 2,6 chilometri; Avi Loeb spiega che riflette soltanto l'1 percento della luminosità totale dell'oggetto, le cui variazioni sono pertanto legate principalmente ai getti. L'analisi è stata condotta applicando il filtro a gradiente rotazionale Larson-Sekanina alle immagini raccolte dal Telescopio Spaziale Hubble tra la fine di novembre e il 27 dicembre 2025, dopo il passaggio al perielio (ovvero la distanza minima dal Sole), raggiunto il 29 ottobre.

La disposizione dei getti di 3I/ATLAS. Credit: Toni Scarmato/Avi Loeb
La disposizione dei getti di 3I/ATLAS. Credit: Toni Scarmato/Avi Loeb

Interpretiamo la periodicità di circa 7,1 ore come il risultato del disallineamento della rotazione di 3I/ATLAS con i principali assi di simmetria del suo nucleo. La struttura del getto subisce un'oscillazione quasi periodica poiché il nucleo mostra precessione e nutazione attorno all'asse di rotazione”, spiega lo scienziato israeliano naturalizzato statunitense su Medium. La precessione è un movimento lento in cui l'asse di rotazione disegna una sorta di cono, un po' come una trottola instabile che sta per perdere l'equilibrio, mentre la nutazione è un insieme di ulteriori oscillazioni più rapide e irregolari che si aggiungono alla precessione. “Questa interpretazione spiega le oscillazioni di orientamento dei getti con ampiezze e fasi dipendenti dalla morfologia, la variabilità non sinusoidale e la sensibilità della curva di luce all'evoluzione della collimazione (apertura a ventaglio) dei getti”, ha aggiunto il professor Loeb, evidenziando la tendenza dei getti 1, 2 e 3 a bilanciarsi.

Il dottor Toni Scarmato ha commentato il nuovo studio in un post su Facebook, puntando i riflettori sulla particolarità del periodo del getto principale, uguale alla somma dei periodi dei due più piccoli. “Coincidenza? Peculiarità? Anomalia? Vedremo. Forse l'ipotesi più plausibile è che 3I/ATLAS non ruoti ma oscilli rispetto alla direzione del Sole. Ma lo fa mantenendo l'anticoda sempre rivolta verso il Sole. Questo cosa vuol dire? È solo una peculiarità o è un ‘sistema organizzato'? Ci vorrebbe una sonda che andasse a fotografare 3I/ATLAS da vicino per rispondere definitivamente alle domande”, chiosa il ricercatore calabrese. Anche il professor Loeb ha concluso il suo articolo su Medium chiedendosi se il sistema simmetrico con i tre getti “sia una caratteristica di propulsori tecnologici o la sublimazione di sacche naturali di ghiaccio sulla superficie di un iceberg roccioso naturale”.

L'analisi e la raccolta dei dati continueranno a lungo, mentre 3I/ATLAS si avvicina sempre di più a Giove, in attesa del passaggio ravvicinato previsto per il 16 marzo. Un'occasione preziosa per studiare il terzo oggetto interstellare mai scoperto (dopo 1I/'Oumuamua e 2I/Borisov) con le sonde in orbita attorno al gigante gassoso. I dettagli del nuovo studio “Periodic Wobble of the Post-Perihelion Jet Structure Around 3I/ATLAS”, condotto da Avi Loeb e Toni Scarmato, sono stati pubblicati sul portale dell'Università di Harvard

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