“Non dimenticherò mai quando una mattina mi strinse la mano e mi disse: ‘Kekko, non preoccuparti, di qui ne usciremo mano nella mano’. Ma sapevo che questo non sarebbe accaduto, e mi faceva male perché lei lo sperava davvero.”

È il 29 gennaio 2016 quando Francesco Cantalice si reca al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo di Bari per accompagnare la mamma Cristina Milano che, da quattro giorni, soffriva di forti dolori alla testa con vertigini e problemi alla vista, oltre ad accusare momenti di “assenza” alternati. È stata una TAC a comunicare l’esito peggiore: tumore al cervello. È così che Cristina viene trasferita d’urgenza all’ospedale Di Venere di Bari per un ricovero che durerà quattordici giorni:

“All’arrivo in quell’ospedale – racconta il figlio Francesco – una risonanza ha mostrato un tumore ad uno stadio così avanzato che l’indomani i medici l’hanno operata d’urgenza.”

Cinque ore in sala operatoria: al ritorno in stanza Cristina apre gli occhi e riconosce tutti. Le cose paiono migliorare nei giorni successivi finché non si scopre che quello al cervello era solo una metastasi di un tumore “madre” presente nei polmoni, con altre metastasi al surrene e in gola. In tutto questo, alla donna viene detto di avere “solo” un piccolo tumore ai polmoni, però curabile.

“Dimessi dall’ospedale torniamo a casa con tanta amarezza, ma mia madre decide di riprendere festeggiare il mio diciottesimo compleanno piena di felicità. È stata una giornata fatta di gioia e lacrime, con lei sempre forte e accanto a me fino alla fine della giornata.”

Con il percorso oncologico inizia il periodo peggiore. L’oncologo comunica alla famiglia, sempre nascondendo tutto alla signora Cristina Milano, che il tumore è così aggressivo che ogni giorno, in pratica, era per loro un regalo. Partono in fretta le chemio: una ogni ventuno giorni, per circa due anni:

“Ricordo ogni volta che si recava in oncologia: con quel sorriso che sorprendeva tutti, con la voglia di vincere, la sicurezza che ogni seduta stesse eliminando un pezzo del mostro. Sempre ben vestita, profumata, pettinata. Purtroppo però la chemio le portava disturbi comportamentali: sbalzi di umore e stanchezza. Eppure anche in quei giorni lei non si arrendeva e, finito il cocktail di medicinali, andava sempre al mare, il suo svago preferito.”

Cristina in riva al mare, il suo svago preferito.
in foto: Cristina in riva al mare, il suo svago preferito.

Nonostante l’ottimismo e la speranza, si presenta una nuova massa al cervello: altra metastasi da trattare con due sedute di radio-terapia. Nel frattempo la signora continua a vivere tutto con positività, continuando ad uscire e quando possibile a viaggiare.

“Passati i mesi prescritti, un’ulteriore risonanza comunica che la massa sta aumentando e che le restano solo sei mesi di vita. Anche di fronte a questo nascondiamo tutto a mia madre, così continuiamo la nostra vita con le uscite, i caffè, i viaggi alternati alla chemio, finché nel gennaio 2018 iniziano per lei delle forti crisi epilettiche che la portano ad allettarsi.”

La battaglia affrontata con coraggio fino a quel momento inizia a far cedere Francesco. Si apre per loro un’unica possibilità: il ricovero in un centro per malati terminali. È proprio qui, all’Hospice Aurelio Marena di Bitonto, che il ragazzo festeggia il suo ventesimo compleanno, con la consapevolezza che sarebbe potuto essere l’ultimo insieme a sua mamma.

Il compleanno di "Kekko" nell’Hospice
in foto: Il compleanno di "Kekko" nell’Hospice

“Mia madre nei momenti di lucidità alternata, anche non sapendo che si trovasse in un ospedale per malati terminali, non ha perso la forza e il coraggio di vivere, reagire e combattere come una leonessa.”

I giorni passano e il pensiero di potercela fare non abbandona quella famiglia, tanto che il 2 Maggio vengono dimessi (cosa molto rara) perché la situazione clinica diventa stabile, giusto il tempo per Cristina di festeggiare il suo 53esimo compleanno a casa, ma subito dopo tutto tentenna fino ad una nuova crisi epilettica che la riporta dentro l’Hospice:

“Da quel momento in poi ogni giorno è stato un giorno peggiore. La malattia ha iniziato a togliergli l’appetito, la deglutizione, la parola, la vista e infine la ragione. Eppure nei suoi pochi momenti di lucidità non ha mai smesso di essere positiva.”

Giorno dopo giorno l’assenza si impadronisce purtroppo della donna fino ad avvolgerla del tutto facendole perdere ogni coscienza.

“Ricordo il giorno prima che ci lasciasse, la sua pelle era di uno strano colore ma i parametri erano positivi. Anche in quel momento ho sempre pensato ce l'avremmo fatta, ci saremmo rialzati… Ma il giorno dopo, il 14 agosto 2018 alle 6:15 circa, ha smesso di respirare lasciando un vuoto immenso che ogni giorno ci logora dentro e che mai nessuno potrà occupare.”

Da questa battaglia, sostiene Francesco, ne sono usciti tutti vincitori in qualche modo, perché la malattia non ha demolito il loro spirito, trovando fino alla fine la speranza a fronteggiarla. Cristina ha reso orgoglioso suo figlio per aver lasciato dolcemente questa terra a testa alta, con un senso di vittoria negli occhi. Per questo Francesco ha scelto di raccontare la sua storia:

“Lei è stata una donna, una moglie, una mamma con una forza da leonessa, una grinta che tutti dovrebbero prendere come esempio. Mia madre è morta, lo so, ma i suoi due anni e sette mesi di battaglia li ha vissuti con positività, con la voglia di combattere per vincere, senza perdere il sorriso e le abitudini di sempre: il mare, i suoi capelli, i vestiti, i profumi e i trucchi. Non si è mai abbattuta ed ha sempre pensato di essere più forte di tutto e tutti.”