Studio per il monumento agli Sforza di Leonardo (1482–1499).
in foto: Studio per il monumento agli Sforza di Leonardo (1482–1499).

Albert Einstein, Charlie Chaplin, Picasso, Beethoven e Jimi Hendrix: c’è un piccolo particolare che accomuna questi grandi personaggi oltre al fatto di essere state delle eccellenze, ognuno nel proprio campo. Erano tutti mancini: una caratteristica che oggi fortunatamente non desta stupore né paura ma che in passato era considerata una condanna ad una vita imperfetta, malata. Oggi sappiamo che, lungi dall'essere una “malattia” o un “marchio diabolico”, in molti casi il mancinismo è sintomo di una straordinaria capacità creativa: è forse per questo che nella storia dell’arte, ad esempio, moltissimi fra i più grandi artisti di tutti i tempi erano mancini.

La Giornata internazionale dei Mancini

La Giornata internazionale dei Mancini è stata istituita ufficialmente nel 1992 dal Lefthanders Club, ma è già a partire dagli anni Settanta che la ricerca intorno a quello che all'epoca era considerato ancora un difetto da correggere viene incoraggiata e muove i primi passi. Fino alla metà del secolo scorso, infatti, essere mancini costituiva un grave handicap fisico e sociale che andava corretto a tutti i costi, associato addirittura alla demenza e alla dislessia.

Un pregiudizio che ha origini lontane che rasentano la superstizione: il termine stesso deriva da “mancus”, sinonimo di “mutilato” e “storpio”, modo in cui i mancini venivano considerati fin dall’antichità. Si credeva che la mano sinistra fosse quella “del diavolo”, che nelle iconografie medievali veniva appunto dipinto con due arti sinistri identici, e che questa caratteristica fisica predisponesse dunque automaticamente all’eresia e all’apostasia.

Dürer, Michelangelo e Leonardo: il genio dei mancini

A ben guardare il mancinismo sembra essere più vicino alla genialità che al diabolico: ce lo dimostrano gli straordinari dipinti di Albrecht Dürer, il quale era appunto mancino. Lo scopriamo grazie al suo più celebre dipinto, l’Autoritratto con pelliccia del 1500: Dürer era solito eseguire i propri ritratti utilizzando uno specchio, dunque quella che vediamo in primo piano è proprio la sua mano sinistra.

Molti altri artisti, nel corso della storia, hanno convissuto con quello che all’epoca era un taboo: da Raffaello fino ad Escher e Paul Klee. Anche Michelangelo, sembra, era mancino: una caratteristica che lui stesso ha tentato di nascondere a tutti i costi per gran parte della sua vita. L’artista infatti, si sforzava di utilizzare la mano destra quando dipingeva ma non poteva fare a meno di usare la sinistra quando scolpiva: già nell’importante biografia scritta da Raffaello da Montelupo è citato questo particolare, ma oggi ne abbiamo conferma grazie agli studi dell’esperto di medicina dell’arte Davide Lazzeri. Lo studioso ha di recente pubblicato un articolo sul Journal of the Royal Society of Medicine in cui ha confermato, tramite l’osservazione del tratto delle opere di Michelangelo, che l’artista era mancino.

Così come lo era Leonardo da Vinci: anche in questo caso ci troviamo di fronte a delle ipotesi non del tutto confermate secondo le quali anche il maestro sarebbe stato mancino. Tale circostanza spiegherebbe, secondo alcuni, l’abitudine ad utilizzare la famosa scrittura speculare per i suoi appunti: non si tratterebbe di un tentativo di celare i propri studi bensì di un riflesso naturale del suo mancinismo, un’abitudine a scrivere in da destra verso sinistra acquisita durante l’infanzia e mai corretta.