È nato prima lo spumante o lo champagne? Sono stati davvero i francesi ad aver “inventato” il celebre vino con le bollicine grazie agli esperimenti dell’abate Pierre Perignon che, secondo la leggenda, intorno al 1670 scoprì per caso la ri-fermentazione del vino in bottiglia nell’abbazia di Hautvillers? Probabilmente no, dato che già almeno 48 anni prima di Perignon in Italia un medico di Fabriano aveva descritto il metodo per rendere frizzanti e spumosi i vini normali. A parlare di questo medico, Francesco Scacchi, è il quotidiano La Stampa che cita lo storico locale Alvise Manni e l’enologo Francesco Sbaffi che nei primi anni duemila hanno riscoperto il “De salubri potu dissertatio” (Del bere sano), un trattato scritto dal loro concittadino. Manni ha spiegato che Scacchi proveniva da una prestigiosa famiglia di medici e nel 1622 scrisse un trattato sul modo corretto di bere acqua, tè e vino, e l’effetto che queste bevande hanno sul nostro corpo. E in un capitolo chiamato “Se il vino frizzante, comunemente detto piccante, sia utile alla salute”, il medico ha descritto in modo dettagliato il metodo per rendere il vino fermo frizzante, ovvero aggiungendo mosti o uve passite.

L'italiano ha creato "la filosofia dello spumante" – Il libro di Scacchi è così importante per gli addetti ai lavori che la famiglia trentina Lunelli, produttrice dello spumante Ferrari, ne acquistò una copia nel 1997 per 14000mila sterline. C’è comunque da dire, che ancora prima di Scacchi e Perignon, di vino frizzante si parla già nella Bibbia e anche Virgilio nell’Eneide parla di uno “spumantem pàtera”. Ma, secondo quanto chiarito da Sbaffi, è il medico di Fabriano a spiegare la rifermentazione in bottiglia. “Il merito di Scacchi è stato quello di scrivere in modo dettagliato il metodo per spumantizzare il vino in bottiglia, ma soprattutto di aver sdoganato il suo uso, dicendo che faceva bene berlo, purché con moderazione. In altre parole ha creato per primo la filosofia dello spumante: un vino elegante da bere con moderazione in occasioni speciali”, ha spiegato ancora l'enologo. È quindi da considerare il capofila di una generazione di medici italiani che nel Rinascimento avevano descritto il metodo della rifermentazione molto prima della leggenda di Dom Perignon.