Purtroppo non ce l'ha fatta la 15enne colpita da un proiettile in faccia sparato in pieno giorno nel Foggiano dall'ex compagno della madre che voleva vendicarsi della donna. La ragazzina, Nicolina Pacini, è deceduta poche ore fa agli Ospedali Riuniti di Foggia dove era stata trasportata d'urgenza dopo l'agguato. Le sue condizioni erano già considerate gravissime. Il colpo sparato dal 36enne infatti l’ha colpita poco sopra l’occhio sinistro e si è fermato nel cervello. Per i medici del nosocomio si trattava di una situazione clinica disperata ed avevano già stabilito che era impossibile operarla. La ragazza è morta poco prima delle 7 di giovedì mattina dopo l'ennesimo arresto cardiaco.

Appena si è diffusa la notizia della morte della ragazza  a decine sono arrivati i messaggi di cordoglio sulla pagina Facebook di Donatella Rago, la mamma di Nicolina. "Addio Piccolo Angelo", "Riposa in pace"; "Vivrai per sempre in paradiso", sono i messaggi più comuni insieme a quelli di condanna per il suo assassino , ma non mancano i commenti di alcuni utenti che si scagliano contro la madre nonostante il grave lutto. "Alla fine i responsabili sono sempre i genitori", ha scritto qualcuno mentre altri accusano la donna di "aver lasciato Nicolina in balia di un matto, da sola". "Vergognatevi a sputare sentenze in questo momento", hanno però ribattuto in tanti.

"Quattro giorni fa mi chiamò un'amica di giù e mi disse che lo aveva visto alle scuole con un amico. Oddio, ho detto, questo qui sta programmando qualcosa. Detto, fatto. Non l'ha fatto quel pomeriggio, ma lui sapeva che la bimba andava a scuola", Così Donatella Rago, ai microfoni di "Mattino Cinque", in una intervista realizzata ieri, parlava di quanto era accaduto alla figlia. "Io ci ho anche litigato al telefono con mia figlia, gli ho detto ‘Mi fai stare male Nicolina. Tu l'hai conosciuto solamente in quell'istante che ti ha puntato un anno fa il coltello allo stomaco, io mi sto preoccupando, perché so cosa lui vuole fare" ha raccontato la donna, aggiungendo: "Lei mi ha detto: ‘Ma cosa vorresti, mi devo segregare in casa?'. E io: ‘No! Allora sai che c'è? Da domani esci, fatti la tua vita, va bene, ciao!'. Lei: ‘Ciao, ok, ciao'. Le ultime parole dette tra me e la mia figliola".

"Lui aveva detto a tutti che avrebbe fatto qualcosa, già aveva cercato di suicidarsi ma non si poteva pensare che avrebbe fatto questo", ha confermato un cugino della mamma di Nicolina Pacini. "Era una bambina, certo quando lo incontrava aveva qualche timore, ma non si poteva immaginare una cosa simile, non si può entrare nel cervello delle persone", ha aggiunto l'uomo che insieme ai nonni della giovane e ad altri parenti sta vegliando la salma della 15enne in ospedale . "Non c'è molto da dire, solo tanto dolore e rabbia", ha concluso l'uomo.

Nicolina vegliata in reparto, nell'obitorio c'è il presunto assassino.

La salma della ragazzina al momento è vegliata nel reparto di rianimazione degli Ospedali riuniti perché nell'obitorio dello stesso ospedale, a pochi metri di distanza,  si trova il corpo del presunto assassino, Antonio Di Paola, che ieri dopo aver aggredito la ragazzina è scappato e si è suicidato con la stessa pistola. Per trasferire il corpo della ragazza nell'obitorio si attende che il magistrato autorizzi il trasferimento al cimitero della salma di Antonio Di Paola, in modo da evitare che i rispettivi parenti si possano incontrare. Accanto al corpo senza vita di Nicolina ci sono i nonni materni a cui la quindicenne era stata affidata e alcuni zii e cugini. Si attende in mattinata invece l'arrivo della madre, Donatella Rago, che vive e lavora in Toscana.

"Voglio sapere dove è tua madre" , poi lo sparo.

Il 36enne non aveva accettato minimamente la fine della relazione con la sua ex  che lo aveva lasciato dopo ripetute violenze allontanandosi anche fuori regione per non essere importunata. Per questo cercava a tutti i costi una vendetta, poi messa in atto contro la figlia 15enne della donna. L'uomo "con folle lucidità", come scrive la Procura di Foggia, ha deciso di vendicarsi nei confronti della donna uccidendo la figlia di lei. È il quadro, così come ricostruito dagli inquirenti,  che emerge dal terribile agguato avvenuto mercoledì a Ischitella, in provincia di Foggia.

L'uomo, il 36enne Antonio Di Paola, si è presentato intorno alle 7.30 del mattino lungo il percorso verso la fermata dell’autobus che la ragazzina faceva ogni mattina per andare a scuola. "Voglio sapere dove è tua madre" le avrebbe intimato minaccioso, ha iniziato a discutere con lei, poi avrebbe estratto la pistola facendo fuoco da distanza ravvicinata e colpendo l'adolescente in pieno volto. L'uomo poi si è dato alla fuga a piedi ma è stato ritrovato alcune ore dopo cadavere in un boschetto poco fuori il paese. Secondo le prime ricostruzioni si è suicidato con la stessa pistola con cui ha colpito la studentessa, una semiautomatica calibro 22.

Contro il 36enne pregiudicato vi erano alcune denunce per  violenze presentate dalla donna che infine si era allontanata fuori regione portando con sé i figli, la più grande e il fratellino, che ha dieci anni. A causa anche delle sue condizioni economiche precarie, però, la donna non riusciva a prendersene cura dei piccoli e il Tribunale dei minorenni di Bari aveva disposto che i bambini tornassero in Puglia, dai genitori di lei. I ragazzini avevano ripreso ad andare a scuola nonostante la situazione perché nemmeno i nonni temevano potesse accadergli qualcosa in pieno giorno. "Io avevo avvertito che sarebbe successo qualcosa, nessuno mi ha dato retta. Io non c’ero, ma i miei che li avevano in affido dov’erano? Non doveva prendere il pullman visto che c’erano delle denunce in corso, ma dovevano accompagnarla loro a scuola" ha scritto la donna dopo quanto accaduto.