Walter Palmer, il dentista americano 55enne che ha ucciso il leone Cecil, uno degli emblemi dello Zimbabwe, molto probabilmente non si aspettava che gli esiti della sua battuta di caccia avrebbero avuto una eco mondiale. In tutto il pianeta infatti l'uccisione del felino – per di più in una battuta non autorizzata – ha indignato e fatto gridare allo scandalo, tanto che il medico ha provato ad accampare una giustificazione: "Ignoravo totalmente che il leone fosse conosciuto e fosse il preferito del parco”. Il leone era stato attirato con un'esca all'esterno dei confini del parco nazionale Hwange, poi ferito con una freccia avvelenata e infine ucciso dopo una lunghissima agonia. Il dentista non aveva avuto nessuna pietà ed aveva decapitato l'animale per custodirne la testa come un trofeo: ora però rischia fino a 15 anni di carcere, insieme ai complici africani ai quali, a quanto pare, avrebbe offerto 50mila euro per poter organizzare la battuta di caccia.

Nel frattempo monta l'indignazione, soprattutto online, dove è stata creata una petizione che ha raccolto 300 mila firme e chiede al presidente dello Zimbabwe Mugabe di interrompere immediatamente i permessi di caccia che consentono ai turisti di uccidere animali selvatici. La pagina facebook dello studio dentistico palmer è stata sommersa di insulti mentre persino il suo studio è stato inondato di lettere offensive e minacce.

Cecil, il leone ucciso, era considerato uno dei simboli del paese africano e i suoi spostamenti erano attentamente monitorati dal 1999 dagli studiosi della University of Oxford. Palmer, con assoluta nonchalance, ha dichiarato: "Non sapevo nemmeno che avesse sul corpo il segnalatore e fosse oggetto di studi prima della fine della caccia”. Il medico ha quindi inviato un comunicato di scuse: “Sono profondamente rammaricato per la morte di questo leone. Adoro e pratico con responsabilità questa attività, sempre nel rispetto della legalità". Difficilmente le sue parole verranno accettate dai giudici africani.