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Yemen: la rivolta rischia di trasformarsi in guerra. E l’ombra di Al Qaeda è sempre più presente

Proseguono senza sosta gli scontri a Sana’a tra le forze fedeli al presidente Saleh e i seguaci del clan degli Hashed. Il paese è sull’orlo di un crack economico senza precedenti e Al Qaeda potrebbe approfittare del caos.
A cura di Biagio Chiariello
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Non accenna ad arrestarsi la rivolta in Yemen.  Gli scontri infuriano a Sana'a, cuore della protesta tra le truppe fedeli al presidente Ali Abdullah Saleh, da 33 anni al potere, e i seguaci dello sceicco Sadiq al-Ahmar, leader del clan degli Hashed. Ieri un altro migliaio di persone ha cercato di unirsi alle forze dell'opposizione nella battaglia che ormai da settimane sta devastando il regime repubblicano della Penisola araba. Per mesi, i manifestanti hanno provato a scacciare pacificamente Saleh. Ma le loro manifestazioni si sono ben presto trasformate in un scontro armato.

I combattimenti a Sana'a hanno ucciso almeno 135 persone negli ultimi 10 giorni, mettendo in discussione il futuro dello stato arabo, già impoverito e ora, quanto mai vicino al crac economico. Gli scontri sono continuati per tutta la notte, con testimoni che riferisco che le forze di sicurezza hanno esploso proiettili veri contro i manifestanti nella capitale. Come mostra il video, diffuso dalla televisione di stato, il quartier generale delle truppe governative nello Yemen Airways è stato dato alle fiamme. L'incendio è divampato dopo che le forze di Saleh hanno preso mira la vicina casa di Sadiq al-Ahmar, come riporta Al Jazeera.

Anche gli altri stati arabi del Golfo, oltre al Presidente Obama, hanno indicato al presidente Saleh di lasciare il potere, mentre un consulente anti-terrorismo inviato dagli USA, John Brennan, è giunto nel paese per evitare la guerra civile che incombe sul paese. Peraltro i combattimenti a Sana'a – ma anche a Taiz, grande centro abitato del sud ovest, dove lunedì scorso un raduno dei seguaci di Al-Ahmar è stato disperso dalle milizie di Saleh con un bilancio di cinquanta morti – hanno accresciuto i timori in tutto il mondo di un’ulteriore allarmante riduzione delle scorte di petrolio a livello mondiale. Va anche detto che lo Yemen è anche la patria di Al Qaeda. Gli Stati Uniti ora esprimono preoccupazione considerato che l'organizzazione terroristica potrebbe approfittare del caos e guadagnare ulteriormente terreno.

Senza acqua e con la fornitura di elettricità razionata, sono in molti coloro che già da giorni hanno abbandonato la capitale: "Se gli scontri continueranno sarà la fine dello Yemen" ha dichiarato un patriarca settantenne, Mohsen Sinan, in fuga insieme a trenta famigliari.

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